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Ercolano, (Napoli, Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Ercolano, (Napoli, Campania)

visitata nell’aprile 2016.

E’ per certi aspetti ancora più affascinante dell’area archeologica di Pompei, ci sono indizzi che qui, ad Ercolano sono sopravvisssuti alla furia dell’eruzione del Vesuvio di quel tragico anno, il 79 a.C. Visitiamo l’area archeologica con grande aspettativa ed emozione, la veduta di una piccola parte dell’antica città, situata in una grande buca profonta più di venti metri ci fà capire gli sforzi impegnati per portare alla luce un’area di queste dimensioni. Acquistato il biglietto d’ingresso entriamo negli scavi scendendo in una galleria che ci porta al livello del mare antico, esattamente nel punto dove un tempo si trovava la spiaggia, oggi un acquitrino prosciugato con pompe idrovere e popolato da moltissime ranocchie che allietano l’atmosfera con il loro canto.

La città

La città antica scoperta per puro caso durante gli scavi per un pozzo nel 1709 è stata oggetto di diversi studi che ancora oggi proseguono, gran parte dei suoi reperti sono oggi custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal 1997 è entrata nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ogni anno migliaia di persone visitano questa magnifica testimonianza del mondo classico permettendogli di avvicinarsi quanto più possibile ad un mondo, quello della civiltà romana non molto differente dal nostro.

Sappiamo dallo storico Sisenna (metà del I sec. a.C.) che Ercolano era una piccola città fortificata situata sul mare, su di una piana di cenere vulcanica tra due valli attraversate da due torrenti e con alle spalle il Vesuvio. Il centro urbano si articolava su cinque cardini perpendicolari alla riva, intersecati da tre decumani di cui purtroppo il “superiore” resta ancora sepolto. Secondo i greci fù fondata dal mitico Ercole di ritorno dalla Spagna, ma secondo gli scavi archeologici molto probabilmente furono gli oschi a costruire la prima città, che alla fine del IV sec. a.C. entrò con Pompei nei territori romani. Furono proprio i romani che scelscero come meta il golfo di Napoli dove vi costruirono le loro ville estive e di riposo. Grazie ad alcuni personaggi illustri la città si abbellisce con splendite opere pubbliche, non meno della vicina Pompei che pur risultava più grande per estensione e numero di abitanti, la città divenne un porto sicuro e importante, nota per una particolare varietà di fichi, il buon vino che veniva coltivato lungo le pendici del Vesuvio e le coltivazioni di legumi. Altro elemento che stupisce è la presenza in alcuni edifici di legni provenienti sia da zone appenniche che alpine, ma in alcuni casi è stato ritrovato persino il cedro del Libano. Dalle analisi della tipologia delle case è emerso che la maggior parte era inferiore ai 100 mq e che le grandi domus erano solo una piccola parte, questa ci aiuta a comprendere meglio la distribuzione del benessere nella società di Ercolano nel I sec. d.C.

Purtroppo già nel 64 d.C. la città subì un violento terremoto che causò numerose vittime e danni agli edifici, successivamente i restauri ad opera della dinastia flavia la riportarono nuovamente alla normalità, tant’è che al momento dell’eruzione del 79 d.C. solo alcuni edifici erano ancora da completare. Fondamentali sono le testimonianze scritte da Seneca e da Plinio il giovane sul disastro dell’eruzione da cui si capisce la potenza devastante dell’evento sismico che secondo recenti studi è da collocare alle ore 1 della notte del 25 ottobre dello stesso anno, quando una serie di surge seppellirono le città e uccisero i suoi abitanti con nubi di gas e cenere fine che scendevano lungo il fianco del vulcano alla velocità di 70 km/h alla temperatura di circa 480°.

Le vittime dell’eruzione.

Di fronte a noi si presentano le arcate dei fornici, con all’interno gli scheletri delle vittime dell’eruzione. Si contano più di 40 scheletri per ogni arcata, gran parte donne e bambini mentre i resti degli uomini sono stati ritrovati in gran parte sulla spiaggia. Le riprese che abbiamo effettuato in loco ci raccontano della sofferenza e degli ultimi spasmi prima della morte a cui gli antichi abitanti di Ercolano sono stati vittime. Alcuni recavono con loro i pochi oggetti preziosi che possedevano o che sono riusciti a prendere prima della fuga, molto probabilmente attendevano le barche dei soccorsi o speravano che l’indomani la situazione migliorasse, ma purtroppo durante la notte una colata piroplastica coprì l’intera città seppellendola per secoli.

Terme Suburbane.

Purtroppo non erano visitabili durante il nostro Reportage e così abbiamo perso l’occasione per vedere le terme tra le meglio conservate del mondo antico.

Casa del rilievo di Telefo.

La villa era tra le più sontuose della città vesuviana, probabilmente quella con le decorazioni più belle e con una vista panoramica sulla mare essendo costruita proprio sulla scogliera, si ipotizza appartenesse al senatore di età agustea M. Nonius Balbus. Superata la stanza del portinaio ci addentriamo in quello che una volta era l’atrio, arricchito con bellissime colonne stuccate in colore rosso tutt’ora ben conservato. La vasca dell’impluvio veniva usata come fioriera e tra le colonne pendevano gli “oscilla” ovvero dischi marmorei decorati con Satiri, Menadi danzanti, teste di Pan e altri soggetti mitologici. Sulla parete del portico si trova il calco del “Rilievo di Telefo” ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’opera raffigura Achille che interroga l’oracolo e la guarigione della ferita da parte di Telefo.

Thermopolium.

Erano locali dove avremmo potuto mangiare cibi caldi e bere del vino, il bancone ad L è decorato con vari marmi preziosi, al suo interno si trovano una serie di dolii interracotta dove all’interno si conservavano le pietanze, in alcuni casi era presente anche un retro bottega.

Decumano Massimo.

Il centro cittadino nelle città romane era costituito dal Decumano Massimo, anche Ercolano conserva il suo, un tempo dotato di portici con colonne e pilastri e due “archi d’ingresso” all’interno del Foro, il primo posto a fronte della Basilica e il secondo dinanzi alla “Sede degli Augustali”. Gli archi erano decorati con stucchi e marmi di cui nel nostro video Reportage filmiamo sotto la volta un quadretto in cui figura un giovane satiro in riposo con bastone, furono ritrovate anche statue e resti di una quadriga bronzea. All’interno del Foro avremmo potuto ammirare le due statue nude di Vespasiano e Augusto o Claudio, mentre sulle pareti laterali della piazza si trovavano i bellissimi affreschi staccati nel 1739 e ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I quattro affreschi per la precisione raffigurano: “Teseo e il Minotauro”, “Ercole che rinviene Telefo” e “Chirone che istruisce Achille, Pan e Olimpo”. Purtroppo l’area conserva ancora molti segreti da svelare sepolti dalla lava, le speranze sono molte poichè lo stato di conservazione del Foro di Ercolano sin dai primi scavi del ‘500 ha restituito magnifici elementi decorativi che a Pompei andarono distrutti.

Casa del colonnato tuscanico.

Altro edificio che doveva essere molto importante all’epoca, lo dimostra l’accesso sul Decumano Massimo, era circondato da botteghe e finemente decorato con affreschi del III e IV stile, l’atrio di tipo tuscanico, da qui il nome attribuito all’edificio, presenta due strati di pavimentazione in cocciopesto. Al suo interno furono ritrovati un sigillo in bronzo, un anello, 14 monete d’oro, una lucerna in bronzo con una tabella appartenuta al liberto imperiale che ricopriva incarichi fiscali (Hirpinus).  Sulla parete d’ingresso di una delle botteghe è possibile ammirare un’insegna pubblicitaria in cui sono raffigurate quattro “Cuccuma” ovvero i vasi di terracotta per la vendita del vino. Al momento del distacco dell’affresco venne rinvenuta un’altra scritta più antica, “Nola” che si riferiva ad uno spettacolo gladiatorio che si sarebbe svolto nell’omonima città, nelle ultime lettere si legge la firma dello scrittore, “Aprilis a Capua”.

Collegio degli Augustali.

La Sede degli Augustali che si trova nel Foro si presenta in ottimo stato di conservazione, ci coplisce l’interno di cui si conserva ancora il soffitto e le tracce delle trabeazioni in legno oggi carbonizzate, il tutto poggiato su quattro enormi colonne. Durante gli scavi in quella che doveva essere la stanza del custode venne ritrovato il suo corpo ancora a letto. Ma l’attenzione si rivolge tutta agli affreschi che decorano il sacello degli imperatori in particolare Cesare e Augusto, vi sono pitture allusive alla divinizzazione degli imperatori come “L’introduzione di Ercole nell’Olimpo”  e “Ercole, Acheloo e Deianira”.

Terme del Foro.

Vi si accedeva pagando una piccola cifra di denaro alle “Terme del Foro” dove all’interno si trovavano vari ambienti dotati per bagni caldi (Tepidarium e Calidarium) oppure freddi (Frigidarium) e usufruire di un comodo spogliatoio (Apodyterium). Le volte dei locali erano stuccate con scanalature che evitavano il gocciolare dell’umidità, mensole e panche a mura permettevano alle persone di sedersi e colloquiare tra loro. All’inizio venivano alimentate dalle acque di un pozzo che con un sistema a ruota permetteva di prendere l’acqua dal sottosuolo, successivamente l’intero impiato fù collegato all’acquedotto augusteo del Serino. All’interno dell’edificio durante gli scavi vennero riportati alla luce sei scheletri, quattro adulti, una adolescente e un neonato che cercarono rifugio sotto le solide volte delle Terme. Ricordiamo il mosaico con tritonie delfini nel tepidario destinata agli uomini.

La parte destinata al pubblico femminile si compone di una piccola portineria, dello spogliatoio abbellito con un mosaico pavimentale realizzato con tessere bianche e nere, dove vi è raffigurato Tritone navigante con un timone nella mano destra e un pesce in quella sinistra, gli fanno da sfondo un amorino con frusta, un polipo, una seppia e 4 delfini. Si procedeva con i bagni del tepidarium anch’esso con il pavimento mosaicato con fondo bianco e figure nere, con motivi a labirinto, fallici, a tridente o vaso. All’interno le terme femminili erano dotate di grandi vasche in marmo in parte asportate durante il ‘700.

Casa del Gran Portale.

L’edificio prende il nome dal portale d’ingresso che si differenzia dalle altre abitazioni private per la qualità dell’opera. I capitelli sono in tufo con decorazioni in stucco in cui figurano due geni alati con fiaccole. Dall’ingresso si passa al triclinio dove si sono conservate le decorazioni con la figura del vecchio Sileno seduto con due satiri che guarda Bacco e Arianna. In alcuni ambienti si trovano mosaici pavimentali di colore nero con fascie bianche, in tutto l’edificio gli affreschi stupiscono per le innumerevole fantasie degli artisti antichi, una dimestichezza con la prospettiva e il trompe-l’œil, realizzando con tutta naturalezza le illusioni ottiche, insieme ad uno continuo rimando simbolico.

Palestra.

In parte ancora da scavare, quello che vediamo oggi è l’edificio di età agustea, un complesso monumentale dotato di una terrazza per accogliere gli spettatori delle esibizione sportive, un grande vestibolo rettangolare, un’aula absidata alta 10 metri che doveva accogliere una statua colossale degna scenografia per le premiazioni, un criptoportico e due piscine. L’eleganza del colonnato corinzio del portico occidentale è ancora oggi ammirevole, come i resti della decorazione scultorea che provano l’alta qualità delle maestranze, che molto probabilmente si inspirarono ai ginnasi di Napoli e di Cuma, luoghi frequentati da maestri di scuola con i loro alunni e filosofi.

Casa Sannitica.

E’ molto probabilmente uno dei più antichi edifici di Ercolano, costruita su due piani a cui si accedeva tramite una scala. La casa risale al II sec. a.C. e in principio era molto più grande, infatti successivamente da parti di essa si ricavarono le adiacenti “Casa rustica n. 33” e “La casa dal gran portale”.

Casa di Nettuno e Anfitrite.

La casa non è di grandi dimensioni, essendo priva di peristilio e giardino, ma al suo interno si è conservato un capolavoro dell’arte antica, il mosaico da cui prende il nome l’edificio si trova nel triclinio-ninfeo del Salone. Vi è raffigurato il dio con la sua sposa, realizzato con moltissime tessere policrome con colori che ancora oggi ci meravigliano per la loro vivacità. La decorazione parietale si arricchisce dell’uso di conchiglie marine, statue e maschere in un trionfo di motivi vegetali e scene con le raffigurazioni di cani e cervi in fuga.

Casa del tramezzo di legno.

Prende il nome dal “separè” carbonizzato che divide l’atrio dal tablino, il tramezzo conserva alcune borchie in bronzo a forma di prua di nave, forse un richiamo alle ricchezze derivanti dal commercio marittimo. Di stupefacente eleganza sono i mosaici geometrici realizzati con marmi policromi sul pavimento del triclinio mentre sono perfettamente conservate parti del tetto, con le teste di cani che decorano il compluvio del triclinio e dove si affaciavano le stanze del piano superiore.

Casa dall’atrio a mosaico.

Purtroppo non accessibile durante la nostra visita riusciamo appena a fotografare attraverso le fessure della porta d’ingresso l’atrio, di cui intravediamo il pavimento a scacchiera bianco e nero che si presenta oggi tutto ondulato, questo curioso effetto è dovuto al cedimento del pavimento sottostante durante l’eruzione.

Casa dell’Albergo.

Era tra le ville più grandi della città, lo scavo risale all’epoca borbonica e purtroppo giunge ai nostri giorni in un pessimo stato di conservazione. Costruità già in epoca cesariana con una zona termale e l’atrio, a cui vennero aggiunte in epoca agustea il peristilio con giardino, qui vennero ritrovati i resti carbonizzati di un pero, di un albero di melacotogne, di una quercia e una pianta di vite. I pavimenti erano decorati con splendidi mosaici in parte asportati durante gli scavi rivelando il pavimento precedente in cocciopoesto.

Casa di Argo.

Siamo al margine occidentale dell’area archeologica, è qua che si trova la “Casa d’Argo” altro grande edificio privato di Ercolano che prende il nome da un quadretto recuperato durante gli scavi in cui vi è raffigurato il mito di Io e Argo. Attualmente parte della villa rimane sepolta dalla lava del Vesuvio, tuttavia grazie agli scavi dei cunicoli in età borbonica si riuscì a decifrarne la planimetria composta da un atrio e due peristili di cui del più grande si sono conservate le eleganti colonne corinzie dal fusto stuccato, il salone affrescato a fondo rosso in IV stile e  una serie di spazi domestici.

Chissà quando ritorneremo a Ercolano, un piccolo tesoro, che al contrario di Pompei non ci ha costretto a lunghe camminate, gli scavi sono raccolti, silenziosi, niente folle, l’atmosfera è davvero rilassante e ci ha aiuta meglio a riflettere sull’arte e il dolore degli abitanti dell’antica città.

La Redazione.
Link ufficiali:

Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano, Oplonti, Boscoreale e Stabia

Herculaneum Coservation Project

Video Reportage:

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