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Lecce (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Lecce, Puglia.

visitata nel gennaio 2015.

E’ la “Signora del Barocco”, si trova nel Salento ed è la nostra meta di questo viaggio avvenuto in una fredda giornata di gennaio e non in una calda giornata d’estate. La città di Lecce è stata teatro di una storia antichissima, è sufficente passeggiare per le sue strade per rendersi conto di che tipo di gioiello stiamo parlando. Antica città messapica fondata nel III millennio a.C. dai coloni provenienti dall’Illiria raggiunge una notevole importanza tra il VII e IV secolo a.C. Secondo la leggenda fù fondata nel 1200 a.C. da Malennio dopo la guerra di Troia. Quando nel III secolo a.C. arrivarono i romani, la città si chiamava ancora Sybar, vennero erette nuove mura sulle preesisenti, fù costruito il foro, l’anfitetaro, il teatro e il “Porto Adriano” l’attuale San Cataldo. Con la caduta dell’Impero Romano la città subì numerose dominazione straniere dagli Ostrogoti all’Impero Romano d’Oriente, dai Saraceni, Greci, Longobardi, Ungari e Slavi solo con il dominio normanno riacquisì il suo prestigio che continuò sotto gli Svevi e gli Angioni. Durante il XV secolo venne dotata di nuove mura difensive, del Castello e di Porta Napoli, opere realizzata da Carlo V per difendere la città dalle incursioni sarecene. Lo stile Barocco che caratterizza Lecce si viene ad affermare dalla seconda metà del XVII secolo, usuffruendo delle moltissime commissione di edifici religiosi da parte del clero, la città diventa così un teatro in cui i virtuosismi della pietra leccese delle strade nel centro storico fanno tenere alta la testa per poter cogliere i minimi particolari. Un museo a cielo aperto, sarà una frase scontata ma per Lecce assume tutto il suo senso, in questo Reportage descriviamo alcuni tra i piu significativi monumenti che abbiamo visitato:

La “Basilica minore di Santa Croce” è certamente l’edificio sacro più noto, un vero gioiello della città. La basilica è stata costruita nel corso dei secoli XVI e XVII da diverse maestraenze locali, la prima parte dei lavori si fermò al balcone dei telamoni, poi si realizzò la cupola e si conclusero con la parte superiore della facciata, con il posizionamento del rosone e dei portali d’ingresso. Tra gli artisti che parteciparono alla realizzazione di questo capolavori ricordiamo Francesco Antonio Zimbalo (1567-1631) per i portali, Cesare Penna (1607-1653) per la parte superiore della facciata e il rosone mentre Giuseppe Zimbalo (1620-1710) realizza la decorazione del timpano. Il Barocco si esprime in un moto virtuoso che scorre negli elementi architettonici e decorativi, a Santa Croce si possono ammirare i rosoni, le colonne corinzie, gli animali fantastici, grotteschi, i telamoni e gli stemmi araldici di Filippo III di Spagna, di Maria d’Wnghien e Gualtieri VI di Brienne. Ai lati del rosone si trovano le statue di San Benedetto e Papa Celestino V, mentre è curiosa la presenza del profilo del Zimabalo che sporge dalle decorazioni che circondano a sinistra il rosone. Gli stendardi scolpiti sulla facciata alludono alla reliquia della croce di Cristo custodita all’interno dell’edificio che si costituisce attualmente da tre navate e da cappelle laterali su di una pianta  a croce latina. Il soffitto in legno decorato in oro tipico delle chiese barocche ricopre quello della navata centrale, mentre le laterali conservano le volti a crociera e alcuni tra gli esempi della pittura del XVII e XVIII secolo. Al lato della Basilica si trova il “Palazzo dei Celestini” costruito tra il 1559 e il 1605 da Giuseppe Zimabalo, l’edificio si differenzia dalle altre costruzioni per il suo stile contenuto ed elegante.

Giungiamo in “Piazza Sant’Oronzo” che ci accoglie con il suggestivo “Anfiteatro” romano, costriuito tra I e II secolo d.C. dove probabilmente in base ai rilievi rinvenuti si svolgevano combattimenti con animali più che tra gladiatori. Le sue gradinate potevano accogliere fino a 25.000 spettatori, purtroppo gran parte dei suoi resti si trovano ancora sotto la piazza, quelli che vediamo oggi sono gli scavi realizzati dall’archeologo Cosimo De Giorgi terminati negli anni ’40.

Altra perla è la “Colonna di Sant’Oronzo” realizzata dal Zimabalo alla fine del XVII secolo in cui adopera il marmo cipollino africano proveniente da una dei fusti delle colonne romane che segnavano la fine della via Appia a Brindisi e che fù donata dalla vicina città che conserva la gemella. Quello che è oggi l’ufficio dell’informazione turistica dove ci forniamo di mappa, era il “Palazzo del Sedile” costruito nel 1592 per volere del sindaco veneziano Pietro Mocenigo mentre al lato dell’edificio si trova la “Chiesetta di San Marco” costruita nel 1543 da un gruppo di commercianti veneti presenti in città, di magnifica fattura è il portale con il leone alato simblo del evangelista Marco ed emblema di Venezia.

Forse non molti che hanno visitato Lecce sono riusciti a visitare il piccolo “Teatro romano”, di età agustea rinvenuto nel 1929 è largo 19 metri, quasi sicuramente destinato ad un pubblico d’èlite.

E continuiamo la passeggiata perdendoci un po nei vicoli, lasciandoci trasportare dall’istinto, dagli odori, sfioriamo piazza Vittorio Emanuele II dove si trova la “Chiesa di Santa Chiara” altro eccellente esempio del Barocco che non dimentichiamo a Lecce assume caratteristiche uniche al mondo. Un primo edificio venne costruito nel 1429 ma quello che vediamo oggi è frutto dell’intervento di Giuseppe Cino (1645-1722) completato nel 1691. La facciata è un vero capolavoro, il portale d’ingresso con la ghirlanda retta dai putti, le nicchie vuote con le conchiglie, le colonne corinzie e le paraste scanalate, insieme al movimento della facciata che sporge sulla piazza rendono questa chiesa davvero tra le più belle della città.

Proseguiamo nel centro storico fino ad incrociare la “Chiesa di San Sebastiano” edificata nel 1520 e dedicata al santo protettore degli appestati, piaga che non risparmiò nemmeno Lecce. L’edificio attuale sorge sul luogo dove si trovava una chiesa rupestre, scoperta nel 1762  venne erroneamente interpretata come la tomba dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato. Dopo diverse vicissitudini la chiesa è stata sconsacrata nel 1967, non visitiamo di persona l’interno ma ci limitiamo nel dire che essa si presenta articolata con una navata unica in origine coperta con un tetto a capanna, e ancora oggi la facciata realizzata in pietra leccese conserva tutto il suo fascino.

Nessuna piazza può mostrare meglio il concetto scenografico dell’architettura Barocca come la spettacolare “Piazza del Duomo”. Articolata come fosse un grande cortile o meglio una “piazza chiusa”, un tempo era dotata di due grandi porte che venivano chiuse la sera, l’ingresso assumeneva un carattere monumentale per la presenza dei propilei costruiti nel XVIII secolo da Emanuele Manieri. All’interno della piazza si trovano il “Duomo di Maria Santissima Assunta”, l’ “Episcopio” e il “Seminario”.

Costruito tra il 1661 e il 1682 dal Zimbalo il “Campanile” di Lecce venne a sostituire quello normanno crollato nel XVII secolo, si compone di cinque piani su una base quadrata e si completa con la cupola ottagonale decorata con maioliche e dalla statua di San Oronzo. Curiosa è la sua leggera pendenza dovuta all’instabilità delle fondamenta, dalla sua altezza di 72 metri il campanile fungeva non solo da torre campana ma anche come torre d’avvistamento per eventuali attacchi turchi dall’Adriatico.

La “Cattedrale di Santa Maria Assunta” è stata costruita nel 1144 per poi essere ricostruita nel 1230 secondo i dettami dell’architettura romanica. Fù il vescovo Luigi Pappacoda a commissionare al Zimbalo un rifacimento in stile barocco leccese, i lavori si realizzarono tra il 1659 e il 1670. Stranamente l’edificio presenta due facciate, infatti essendo posizionata parallela all’ingresso essa non veniva vista subito dal visitatore che entrava in piazza, così venne aggiunta un finta faccita laterale proprio per permettere un effetto scenografico sulla piazza. Nella facciata principale le linee sono poco più sobrie, composta su due ordini è decorata con le statue di San Pietro e Paolo, San Gennaro  e San Ludovico da Tolosa, mentre la seconda facciata laterale appare subito molto più “spumeggiante”, virtuosa nelle decorazioni e con le statue di San Giusto, San Fortunato e Sant’Oronzo. L’edificio presenta una pianta a croce latina, con tre navate e il transetto e l’abside, quest’ultimo ospita capolavori di Giuseppe da Brindisi, Poronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola.

Proprio al fianco di “Porta Napoli” sorge la “Chiesa di Santa Maria della Porta” costruita nel 1548 per volere di Carlo V sul luogo dove già sorgeva una piccola chiesa, all’epoca l’edificio si presentava con un profilo a spioventi, un grande rosone sulla facciata e tre portali con architravi e lunette decorate, ma durante il lavori del 1852 al 1858 la chiesa venne totalmente rielaborata in forme neoclassiche su progetto dell’architetto Giuseppe Maiola da Maddaloni,  con l’aggiunta delle lesene ioniche, architrave e frontone traingolare e una caratteristica cupola che copre la pianta ottagonale del tempio.

La “Chiesa di San Giovanni Evangelista” è uno degli edifici religiosi più antichi di Lecce, la sua fondazione risale al conte normanno Accardo II nel 1133 insieme alla costruzione del complesso monasteriale. Purtroppo anche in questo caso degli elementi medievali rimane ben poco, l’intero edificio è stato modificato nel corso dei secolo XVI e XVIII. L’edificio presenta un elegante torre campanara del cinquecento e una sobria facciata del 1607 abbellita con una statua in pietra leccese di San Benedetto.

E’ nota la presenza di comunità greche nel Salento, ed ancora oggi nella città-chiesa (così viene anche chiamata Lecce) si può ammirare la “Chiesa di San Niccolò dei Greci” dove all’interno si prega secondo il culto bizantino professato dagli albanesi che scamparono nel XV secolo dalle minacce dell’impero turco. L’edificio molto probabilmente era già presente nel IX secolo, ma fù totalmente ricostruito nel XVIII secolo secondo il progetto di quattro architetto leccesi: Francesco Palma, Lazzaro Marsione, Lazzaro Lombardo e Vincenzo Carrozzo, l’esigenze architettoniche del culto bizantino si differenziano da quello cristiano sopratutto per la presenza dell’ Iconostasi, ovvero una parete di immagini che separa il presbiterio dalla navata.

E’ oramai sera quando giungiamo al “Castello di Carlo V”, progettato per difendere la città dalle incursioni turche, i lavori di ammodernamento del vecchio impianto difensivo preesistente (XIII – XIV secolo) consistettero nell’ampliamento del castello, definendo una pianta quadrilatera con quattro bastioni e un fossato riempito di terra alla fine del XIX secolo, la fortezza fù dotata di due ingressi che recavano lo stamma dell’imperatore asburgico.

Concludiamo il nostro Reportage ricordando le tre porte antiche della città ancora visibili: la magnifica “Porta Napoli” del 1548 eretta per Carlo V con di fronte l’obelisco borbonico del 1822, la barocca “Porta Rudie” (Rudie è il nome della antica città messapica) e “Porta San Biagio”, le bizzarre ville sui viali esterni del XIX secolo con i richiami all’architettura moresca come nella graziosa “Villa Martini” e liberty.

Link consigliati:

Musa (Museo Storico Archeologico)

Pinacoteca Francescana – Lecce

Fonti e letture:

“Lecce – città d’arte”, Pierluigi Bolognini, Edizioni del Grifo.

Wikipedia – Lecce

 

 

 

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