(12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018)
Kazimir Malevich, “Croce nera” (1923), Museo Statale Russo, San Pietroburgo.

I capolavori del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo sono in esposizione al Museo d’Arte Moderna di Bologna per riportarci indietro nel tempo, ai primi decenni del Novecento quando si svilupparono importanti movimenti del modernismo russo. Più di 70 opere realizzate da artisti del calibro di: Nathan Alt’man, Natal’ja Gončarova, Kazimir Malevič, Vasilij Kandinskij, Marc Chagall, Valentin Serov, Aleksandr Rodčenko e da tanti altri ancora poco noti al pubblico come Il’ja Repin o Kuzma Petrov-Vodkin o Boris Kustodiev. E’ in Russia che molti artisti parteciparono ai moti rivoluzionari del 1905 e di quelli vincenti del 1917, già Malevič proprio in questi anni proclamò la “supremazia della pura sensibilità su ogni realismo” è da questa idea che si ispirò per la creazione delle sue nuove icone  “Quadrato nero” e “Croce nera”. Sono anni creativi e di dibattito, assistiamo così alla nascita di nuove tendenze artistiche, dalla fusione del Futurismo italiano e del Cubismo francese Michail Larionov e sua moglie Nata’ja Gončarova teorizzano il Raggismo tra i primi movimenti d’arte russa non figurativa che richiama alcune opere del più conosciuto Vasilij Kandinskij anche lui presente nella mostra bolognese. Mentre Aleksandr Drevin cercava le risposte alla sua ricerca estetica nei principi del Primitivismo, Malevič e Vladimir Tatlin si confrontavano tra Suprematismo e Costruttivismo dando vita a quello che oggi chiamiamo Industrial Design. Durante l’agosto del 1920 viene firmato il manifesto del Realismo dei fratelli Naum Gabo e Anton Pevsner in cui l’arte si lega al potere politico, in pratica il fronte artistico si divide in due fazioni: i seguaci di Malevič e Tatlin (Aleksandr RodčenkoVladimir Stenberg) e quelli del ritorno all’ordine per un linguaggio figurativo come Kuzma Petrov-Vodkin e Boris Kustodiev, successivamente ci sarà un rientro dell’avanguardie per l’affermarsi del Realismo socialista a cui aderirono Valentin Serov, Zinaida Serebrjakova e Il’ja Maškov.

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