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“Spina dei capolavori”, Museo Archeologico Nazionale, Ferrara

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(18 dicembre 2016 – 5 marzo 2017)

Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara attualmente ospita la mostra “Spina dei capolavori” dove sono presentati al pubblico i reperti più importanti rinvenuti presso la necropoli etrusca di Spina, situata nelle vicinanza della città di Comacchio. I reperti sono databili tra il VI e IV secolo a.C. e si compongono di corredi funerari e servizi per il rito del simposio che sveleranno i segreti e i miti della cultura etrusca, lasciando intuire la forte influenza del mondo ellenistico sull’arte e sui costumi della popolazione italica. Tra le opere più importanti segnaliamo il “Cratere del Pittore di Chicago” e il “Kelebe a figure rosse con Minotauro”, alcuni di questi reperti sono visibili in 3D sul portale del Museo e sul sito 3D Virtual Museum.

 Link ufficiali:

Museo Archeologico Nazionale – Ferrara

3D Virtual Museum

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Ercolano, (Napoli, Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Ercolano, (Napoli, Campania)

visitata nell’aprile 2016.

E’ per certi aspetti ancora più affascinante dell’area archeologica di Pompei, ci sono indizzi che qui, ad Ercolano sono sopravvisssuti alla furia dell’eruzione del Vesuvio di quel tragico anno, il 79 a.C. Visitiamo l’area archeologica con grande aspettativa ed emozione, la veduta di una piccola parte dell’antica città, situata in una grande buca profonta più di venti metri ci fà capire gli sforzi impegnati per portare alla luce un’area di queste dimensioni. Acquistato il biglietto d’ingresso entriamo negli scavi scendendo in una galleria che ci porta al livello del mare antico, esattamente nel punto dove un tempo si trovava la spiaggia, oggi un acquitrino prosciugato con pompe idrovere e popolato da moltissime ranocchie che allietano l’atmosfera con il loro canto.

La città

La città antica scoperta per puro caso durante gli scavi per un pozzo nel 1709 è stata oggetto di diversi studi che ancora oggi proseguono, gran parte dei suoi reperti sono oggi custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal 1997 è entrata nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ogni anno migliaia di persone visitano questa magnifica testimonianza del mondo classico permettendogli di avvicinarsi quanto più possibile ad un mondo, quello della civiltà romana non molto differente dal nostro.

Sappiamo dallo storico Sisenna (metà del I sec. a.C.) che Ercolano era una piccola città fortificata situata sul mare, su di una piana di cenere vulcanica tra due valli attraversate da due torrenti e con alle spalle il Vesuvio. Il centro urbano si articolava su cinque cardini perpendicolari alla riva, intersecati da tre decumani di cui purtroppo il “superiore” resta ancora sepolto. Secondo i greci fù fondata dal mitico Ercole di ritorno dalla Spagna, ma secondo gli scavi archeologici molto probabilmente furono gli oschi a costruire la prima città, che alla fine del IV sec. a.C. entrò con Pompei nei territori romani. Furono proprio i romani che scelscero come meta il golfo di Napoli dove vi costruirono le loro ville estive e di riposo. Grazie ad alcuni personaggi illustri la città si abbellisce con splendite opere pubbliche, non meno della vicina Pompei che pur risultava più grande per estensione e numero di abitanti, la città divenne un porto sicuro e importante, nota per una particolare varietà di fichi, il buon vino che veniva coltivato lungo le pendici del Vesuvio e le coltivazioni di legumi. Altro elemento che stupisce è la presenza in alcuni edifici di legni provenienti sia da zone appenniche che alpine, ma in alcuni casi è stato ritrovato persino il cedro del Libano. Dalle analisi della tipologia delle case è emerso che la maggior parte era inferiore ai 100 mq e che le grandi domus erano solo una piccola parte, questa ci aiuta a comprendere meglio la distribuzione del benessere nella società di Ercolano nel I sec. d.C.

Purtroppo già nel 64 d.C. la città subì un violento terremoto che causò numerose vittime e danni agli edifici, successivamente i restauri ad opera della dinastia flavia la riportarono nuovamente alla normalità, tant’è che al momento dell’eruzione del 79 d.C. solo alcuni edifici erano ancora da completare. Fondamentali sono le testimonianze scritte da Seneca e da Plinio il giovane sul disastro dell’eruzione da cui si capisce la potenza devastante dell’evento sismico che secondo recenti studi è da collocare alle ore 1 della notte del 25 ottobre dello stesso anno, quando una serie di surge seppellirono le città e uccisero i suoi abitanti con nubi di gas e cenere fine che scendevano lungo il fianco del vulcano alla velocità di 70 km/h alla temperatura di circa 480°.

Le vittime dell’eruzione.

Di fronte a noi si presentano le arcate dei fornici, con all’interno gli scheletri delle vittime dell’eruzione. Si contano più di 40 scheletri per ogni arcata, gran parte donne e bambini mentre i resti degli uomini sono stati ritrovati in gran parte sulla spiaggia. Le riprese che abbiamo effettuato in loco ci raccontano della sofferenza e degli ultimi spasmi prima della morte a cui gli antichi abitanti di Ercolano sono stati vittime. Alcuni recavono con loro i pochi oggetti preziosi che possedevano o che sono riusciti a prendere prima della fuga, molto probabilmente attendevano le barche dei soccorsi o speravano che l’indomani la situazione migliorasse, ma purtroppo durante la notte una colata piroplastica coprì l’intera città seppellendola per secoli.

Terme Suburbane.

Purtroppo non erano visitabili durante il nostro Reportage e così abbiamo perso l’occasione per vedere le terme tra le meglio conservate del mondo antico.

Casa del rilievo di Telefo.

La villa era tra le più sontuose della città vesuviana, probabilmente quella con le decorazioni più belle e con una vista panoramica sulla mare essendo costruita proprio sulla scogliera, si ipotizza appartenesse al senatore di età agustea M. Nonius Balbus. Superata la stanza del portinaio ci addentriamo in quello che una volta era l’atrio, arricchito con bellissime colonne stuccate in colore rosso tutt’ora ben conservato. La vasca dell’impluvio veniva usata come fioriera e tra le colonne pendevano gli “oscilla” ovvero dischi marmorei decorati con Satiri, Menadi danzanti, teste di Pan e altri soggetti mitologici. Sulla parete del portico si trova il calco del “Rilievo di Telefo” ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’opera raffigura Achille che interroga l’oracolo e la guarigione della ferita da parte di Telefo.

Thermopolium.

Erano locali dove avremmo potuto mangiare cibi caldi e bere del vino, il bancone ad L è decorato con vari marmi preziosi, al suo interno si trovano una serie di dolii interracotta dove all’interno si conservavano le pietanze, in alcuni casi era presente anche un retro bottega.

Decumano Massimo.

Il centro cittadino nelle città romane era costituito dal Decumano Massimo, anche Ercolano conserva il suo, un tempo dotato di portici con colonne e pilastri e due “archi d’ingresso” all’interno del Foro, il primo posto a fronte della Basilica e il secondo dinanzi alla “Sede degli Augustali”. Gli archi erano decorati con stucchi e marmi di cui nel nostro video Reportage filmiamo sotto la volta un quadretto in cui figura un giovane satiro in riposo con bastone, furono ritrovate anche statue e resti di una quadriga bronzea. All’interno del Foro avremmo potuto ammirare le due statue nude di Vespasiano e Augusto o Claudio, mentre sulle pareti laterali della piazza si trovavano i bellissimi affreschi staccati nel 1739 e ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I quattro affreschi per la precisione raffigurano: “Teseo e il Minotauro”, “Ercole che rinviene Telefo” e “Chirone che istruisce Achille, Pan e Olimpo”. Purtroppo l’area conserva ancora molti segreti da svelare sepolti dalla lava, le speranze sono molte poichè lo stato di conservazione del Foro di Ercolano sin dai primi scavi del ‘500 ha restituito magnifici elementi decorativi che a Pompei andarono distrutti.

Casa del colonnato tuscanico.

Altro edificio che doveva essere molto importante all’epoca, lo dimostra l’accesso sul Decumano Massimo, era circondato da botteghe e finemente decorato con affreschi del III e IV stile, l’atrio di tipo tuscanico, da qui il nome attribuito all’edificio, presenta due strati di pavimentazione in cocciopesto. Al suo interno furono ritrovati un sigillo in bronzo, un anello, 14 monete d’oro, una lucerna in bronzo con una tabella appartenuta al liberto imperiale che ricopriva incarichi fiscali (Hirpinus).  Sulla parete d’ingresso di una delle botteghe è possibile ammirare un’insegna pubblicitaria in cui sono raffigurate quattro “Cuccuma” ovvero i vasi di terracotta per la vendita del vino. Al momento del distacco dell’affresco venne rinvenuta un’altra scritta più antica, “Nola” che si riferiva ad uno spettacolo gladiatorio che si sarebbe svolto nell’omonima città, nelle ultime lettere si legge la firma dello scrittore, “Aprilis a Capua”.

Collegio degli Augustali.

La Sede degli Augustali che si trova nel Foro si presenta in ottimo stato di conservazione, ci coplisce l’interno di cui si conserva ancora il soffitto e le tracce delle trabeazioni in legno oggi carbonizzate, il tutto poggiato su quattro enormi colonne. Durante gli scavi in quella che doveva essere la stanza del custode venne ritrovato il suo corpo ancora a letto. Ma l’attenzione si rivolge tutta agli affreschi che decorano il sacello degli imperatori in particolare Cesare e Augusto, vi sono pitture allusive alla divinizzazione degli imperatori come “L’introduzione di Ercole nell’Olimpo”  e “Ercole, Acheloo e Deianira”.

Terme del Foro.

Vi si accedeva pagando una piccola cifra di denaro alle “Terme del Foro” dove all’interno si trovavano vari ambienti dotati per bagni caldi (Tepidarium e Calidarium) oppure freddi (Frigidarium) e usufruire di un comodo spogliatoio (Apodyterium). Le volte dei locali erano stuccate con scanalature che evitavano il gocciolare dell’umidità, mensole e panche a mura permettevano alle persone di sedersi e colloquiare tra loro. All’inizio venivano alimentate dalle acque di un pozzo che con un sistema a ruota permetteva di prendere l’acqua dal sottosuolo, successivamente l’intero impiato fù collegato all’acquedotto augusteo del Serino. All’interno dell’edificio durante gli scavi vennero riportati alla luce sei scheletri, quattro adulti, una adolescente e un neonato che cercarono rifugio sotto le solide volte delle Terme. Ricordiamo il mosaico con tritonie delfini nel tepidario destinata agli uomini.

La parte destinata al pubblico femminile si compone di una piccola portineria, dello spogliatoio abbellito con un mosaico pavimentale realizzato con tessere bianche e nere, dove vi è raffigurato Tritone navigante con un timone nella mano destra e un pesce in quella sinistra, gli fanno da sfondo un amorino con frusta, un polipo, una seppia e 4 delfini. Si procedeva con i bagni del tepidarium anch’esso con il pavimento mosaicato con fondo bianco e figure nere, con motivi a labirinto, fallici, a tridente o vaso. All’interno le terme femminili erano dotate di grandi vasche in marmo in parte asportate durante il ‘700.

Casa del Gran Portale.

L’edificio prende il nome dal portale d’ingresso che si differenzia dalle altre abitazioni private per la qualità dell’opera. I capitelli sono in tufo con decorazioni in stucco in cui figurano due geni alati con fiaccole. Dall’ingresso si passa al triclinio dove si sono conservate le decorazioni con la figura del vecchio Sileno seduto con due satiri che guarda Bacco e Arianna. In alcuni ambienti si trovano mosaici pavimentali di colore nero con fascie bianche, in tutto l’edificio gli affreschi stupiscono per le innumerevole fantasie degli artisti antichi, una dimestichezza con la prospettiva e il trompe-l’œil, realizzando con tutta naturalezza le illusioni ottiche, insieme ad uno continuo rimando simbolico.

Palestra.

In parte ancora da scavare, quello che vediamo oggi è l’edificio di età agustea, un complesso monumentale dotato di una terrazza per accogliere gli spettatori delle esibizione sportive, un grande vestibolo rettangolare, un’aula absidata alta 10 metri che doveva accogliere una statua colossale degna scenografia per le premiazioni, un criptoportico e due piscine. L’eleganza del colonnato corinzio del portico occidentale è ancora oggi ammirevole, come i resti della decorazione scultorea che provano l’alta qualità delle maestranze, che molto probabilmente si inspirarono ai ginnasi di Napoli e di Cuma, luoghi frequentati da maestri di scuola con i loro alunni e filosofi.

Casa Sannitica.

E’ molto probabilmente uno dei più antichi edifici di Ercolano, costruita su due piani a cui si accedeva tramite una scala. La casa risale al II sec. a.C. e in principio era molto più grande, infatti successivamente da parti di essa si ricavarono le adiacenti “Casa rustica n. 33” e “La casa dal gran portale”.

Casa di Nettuno e Anfitrite.

La casa non è di grandi dimensioni, essendo priva di peristilio e giardino, ma al suo interno si è conservato un capolavoro dell’arte antica, il mosaico da cui prende il nome l’edificio si trova nel triclinio-ninfeo del Salone. Vi è raffigurato il dio con la sua sposa, realizzato con moltissime tessere policrome con colori che ancora oggi ci meravigliano per la loro vivacità. La decorazione parietale si arricchisce dell’uso di conchiglie marine, statue e maschere in un trionfo di motivi vegetali e scene con le raffigurazioni di cani e cervi in fuga.

Casa del tramezzo di legno.

Prende il nome dal “separè” carbonizzato che divide l’atrio dal tablino, il tramezzo conserva alcune borchie in bronzo a forma di prua di nave, forse un richiamo alle ricchezze derivanti dal commercio marittimo. Di stupefacente eleganza sono i mosaici geometrici realizzati con marmi policromi sul pavimento del triclinio mentre sono perfettamente conservate parti del tetto, con le teste di cani che decorano il compluvio del triclinio e dove si affaciavano le stanze del piano superiore.

Casa dall’atrio a mosaico.

Purtroppo non accessibile durante la nostra visita riusciamo appena a fotografare attraverso le fessure della porta d’ingresso l’atrio, di cui intravediamo il pavimento a scacchiera bianco e nero che si presenta oggi tutto ondulato, questo curioso effetto è dovuto al cedimento del pavimento sottostante durante l’eruzione.

Casa dell’Albergo.

Era tra le ville più grandi della città, lo scavo risale all’epoca borbonica e purtroppo giunge ai nostri giorni in un pessimo stato di conservazione. Costruità già in epoca cesariana con una zona termale e l’atrio, a cui vennero aggiunte in epoca agustea il peristilio con giardino, qui vennero ritrovati i resti carbonizzati di un pero, di un albero di melacotogne, di una quercia e una pianta di vite. I pavimenti erano decorati con splendidi mosaici in parte asportati durante gli scavi rivelando il pavimento precedente in cocciopoesto.

Casa di Argo.

Siamo al margine occidentale dell’area archeologica, è qua che si trova la “Casa d’Argo” altro grande edificio privato di Ercolano che prende il nome da un quadretto recuperato durante gli scavi in cui vi è raffigurato il mito di Io e Argo. Attualmente parte della villa rimane sepolta dalla lava del Vesuvio, tuttavia grazie agli scavi dei cunicoli in età borbonica si riuscì a decifrarne la planimetria composta da un atrio e due peristili di cui del più grande si sono conservate le eleganti colonne corinzie dal fusto stuccato, il salone affrescato a fondo rosso in IV stile e  una serie di spazi domestici.

Chissà quando ritorneremo a Ercolano, un piccolo tesoro, che al contrario di Pompei non ci ha costretto a lunghe camminate, gli scavi sono raccolti, silenziosi, niente folle, l’atmosfera è davvero rilassante e ci ha aiuta meglio a riflettere sull’arte e il dolore degli abitanti dell’antica città.

La Redazione.
Link ufficiali:

Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano, Oplonti, Boscoreale e Stabia

Herculaneum Coservation Project

Video Reportage:

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“Il Magnifico Cornuto”, Museo Archeologico A. Salinas, Palermo

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(Dal 6 luglio 2016)
Il Magnifico cornuto

“Il Magnifico Cornuto”

E’ ritornato nel percorso espositivo del Museo Salinas di Palermo dopo cinque anni di riposo il “Magnifico Cornuto”, l’ariete in bronzo realizzato probabilmente in una bottega di Siracusa tra il III e il II sec. a.C., anche se alcuni particolari portano a posticipare al periodo romano imperiale la sua fusione e cioè tra la fine del I e la fine del II sec. d.C. Un’ opera che in origine era accompagnata da un gemello e considerata un capolavoro dell’arte classica, dalle cronache si evince una storia molto travagliata della coppia gemella, che nel corso dei secoli cambia numerose volte locazione. Non è chiaro da dove provenga o dove sia stato il luogo del suo ritrovamento ma l’alta qualità delle sculture e la padronanza dimostrata dall’artista nella fusione a “cera persa” ricorda le eccellenze della scuola di Lisippo. Per molti anni la coppia di animali decorava il portale d’ingresso del “Castello Maniace” di Siracusa costruito da Federico II di Svevia a Ortigia, poi l’imperatore nel 1448 la dona alla famiglia dei Ventimiglia che portano le sculture a Castelbuono. Tra il 1510 e il 1511 vengono trasferite presso “Palazzo Chiaramonte” a Palermo, poi al “Castello a Mare” e successivamente al “Palazzo Reale”. Purtroppo durante i moti rivoluzionari del 1848 una cannonata colpì uno degli arieti che andò distrutto per sempre mentre l’altro venne solo lievemente danneggiato e spostato definitivamente nel “Regio Museo” di Palermo. Oggi è possibile ritornare ad ammirare questa stupenda rappresentazione dell’animale con una perfetta resa realistica e naturale, immortalato nel momento dell’allerta, pronto a saltare davanti ai nostri occhi.

Link ufficiale:

Museo Archeologico Nazionale A. Salinas, Palermo

Museo Archeologico Nazionale A. Salinas (Facebook)

Museo Archeologico Nazionale A. Salinas (Twitter)

Museo Archeologico Nazionale A. Salinas (Youtube)

Video ufficiale:

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Pompei, (Napoli, Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Pompei, (Napoli, Campania).

visitata nell’aprile del 2016

Era da molto tempo che cercavamo di programmare un ritorno nella spettacolare area archeologica della città di Pompei e finalmente ci siamo ritornati. Negli ultimi decenni dopo diversi crolli Pompei è ritornata all’attenzione dei media ed oggi è oggetto di una nuova politica di risanamento e riscoperta, ed infetti qualcosa è cambiato o meglio sta cambiando. Il nostro reportage parte dall’esigenza di raccontare e documentare l’arte e l’architettura della Pompei romana tragicamente scomparsa con l’eruzione del Vesuvio nell’agosto del 79 d.c.  Ricordi dell’adolescenza ci riportano indietro nel tempo, di vent’anni almeno, quando da ragazzino passeggiavo per gli scavi passando delle bellissime domeniche estive, esplorando liberamente la città con mio padre, oggi invece la visita a Pompei è praticamente obbligata in un percorso principale, molte strade chiuse, tanti gli edifici non accessibili fanno si che le persone si concentrino sui pochi noti siti, i soliti, quelli più gettonati dalle guide turistiche.

Partiamo da Napoli nelle prime ore del giorno e con la circumvesuviana comodamente scendiamo alla fermata “Villa dei Misteri” ed eccitati come non mai ci addentriamo in questo spettacolo imperdibile per uno storico dell’arte.

L’accesso occidentale alla città di Pompei avveniva dalla porta occidentale, ovvero “Porta Marina” la cui strada conduceva verso il mare, costruita nel 80 a.c. nell’epoca sillana utilizzando malta e pietra. Era delle sette porte cittadine la più maestosa, composta da due fornici quello più grande utilizzato per il passaggio dei carri e l’altro dalle dimensioni più ridotte per i pedoni. La porta era collegata alla “Cinta muraria” ancora visibile costruita a partire del VI sec. a.c. e lunga più di 3200 metri e dotata di dodici torri da guardia.

Le “Terme suburbane” si trovano a lato di “Porta Marina” e a ridosso delle mure cittadine, avendo queste perse d’importanza difensiva con l’entrata di Pompei sotto il dominio romano. Al contrario delle “Terme Stabiane” che erano pubbliche, le “Terme Suburbane” erano ad uso privato, al piano inferiore si trovavano gli ambienti termali mentre dai ritrovamenti di pittura a soggetto erotico si suppone che al piano superiore si svolgesse illegalmente la prostituzione.

Ci lasciamo trascinare dal fiume di turisti diretto verso il “Foro”, ma attenzione alla nostra sinistra, un piccolo ingresso laterale ci porta all’interno della “Basilica” edificio in cui si amministrava la giustizia. Le colonne che dividono in tre corridoi la navata dovevano essere altissime a giudicare dalle dimensione della base. I capitelli erano di ordine ionico e al suo interno era posizionata una statua equestre mentre le pareti erano decorati con pregevoli stucchi che simulavano un rivestimento marmoreo. La tribuna era il luogo dove sedevano i magistrati durante i processi ed attualmete è uno degli edifici più antichi del mondo romano, le sue origini risalgono agli anni tra il 130 e il 120 a.c. e venne scavata durante i primi anni del Novecento.

Ed ecco che si apre dinanzi ai nostri occhi quello che una volta era il centro commerciale e sociale dell’antica Pompei, il “Foro Civile”. I principali edifici pubblici lo circondano sui lati insieme al mercato e ai templi religiosi, nel corso dei secoli è stato più volte modificato, prima dell’eruzione era circondato da un portico coperto in asse con il Tempio di Giove e il Vesuvio. La pavimentazione ultima era stata realizzata in travertino e i ritrovamenti di alcuni fori su alcune lastre portano ad ipotizzare che si trovasse una scritta in metallo già derubata in epoca antica.

L’enorme cornice di marmo decorata con foglie d’acanto e animali che si affaccia sul Foro è stata collocata erroneamente dinanzi all’entrata del “Portico della Concordia”, mentre essa in realtà decorava l’accesso al “Tempio del Genius Augusti” eretto per volere della sacerdotessa di Cerere e del Genio di Augusto.

Sul lato occidentale del “Foro” si trovava il mercato della frutta e verdura “Mercato Olitorio”, oggi quest’area ospita alcuni reperti archeologici raccolti a partire della fine dell’Ottocento, alcuni indizzi portano all’ipotesi che l’edificio risultasse ancora incompleto al momento dell’eruzione.

Ai lati del “Tempio di Giove” si trovavano due “Archi Onorari” costruiti in laterizio e decorati con marmo, quello sul lato occidentale era dedicato a Druso figlio di Tiberio, sappiamo che venne gravemente danneggiato durante il terremoto del 62 d.c. mentre l’arco sul lato orientale era probabilmente dedicato all’imperatore Caligola.

A Pompei sono stati ritrovati molti centri termali, questo la dice lunga sullo stile di vita dei romani e dei pompeani in particolare. Situate alle spalle del “Tempio di Giove”  le “Terme del Foro” erano un edificio pubblico che si componeva di due aree separate quella femminile e quella maschile. Quest’ultima si componeva dell’apodyterium (spogliatoio) usato come tepidarium (bagno di media temperatura), del frigidarium (bagno freddo) e del calidarium (bagno caldo). Anch’esso come molti edifici della città venne ristrutturato dopo il violento terremoto del 62 d.c. Particolare attenzione meritano le nicchie porta oggetti decorati con bellissimi telamoni e gli stucchi della volta, che nel calidarium hanno un andamento lineare che permetteva al sudore di non sgoccialore sulle teste dei presenti, ma facilitavano lo scivolare del liquido sui lati delle pareti e poi sul pavimento. Il ritrovamento di centinaia di lucerne porta all’ipotesi che le terme fossero anche aperte la sera.

Lasciamo l’area del “Foro” e proseguiamo lungo “Via dell’Abbondanza”  una delle arterie principali del traffico pompeiano che porta fino all’ “Anfiteatro” e quindi a “Porta Sarno” e alla sua necropoli. Ma prima dobbiamo necessariamente visitare l’area del “Foro Triangolare” che sorgeva presso la foce del fiume Sarno. In questa area sorgeva uno dei templi più antichi di Pompei ovvero il “Tempio dorico di Atena ed Eracle” (VI sec. a.c.) e il “Tholos”, un edificio circolare colonnato con al centro un pozzo.

Dall’area sacra scendiamo con una comodissima scala verso il “Quadriportico dei Teatri” o “Caserma dei Gladiatori”, il portico costituito da 74 colonne doriche accoglieva gli spettatori negli intervalli degli eventi teatrali.

Stupisce ancora l’ottimo stato di conservazione delle gradinate del “Teatro Grande”. L’edificio costruito nella seconda metà del II secolo a.c. e sfrutta la naturale pendenza del terreno, restaurato in età augustea si compone di tre gradinate divise in cinque settori, ed era dotato di un velarium per i giorni estivi e di posti numerati.

Il “Teatro piccolo” o Odeion viene costruito per volere di due magistrati Marcus Porcius e Caius Quinctius Valgus gli stessi che faranno erigere l’ “Anfiteatro”. L’edificio decorato con marmi policromi presenta anche due telamoni che sorreggono le gradinate, inoltre era coperto da un tetto e ospitava spettacoli di mimo e musicali.

Lasciamo i teatri e ci ritroviamo in “Via Stabiana” dove fotografiamo “Porta di Stabia” e le numerose botteghe alimentari che vendevano i loro prodotti agli spettatori. Queste botteghe si chiamavano “Thermopolium” e a Pompei ne sono state scoperte 89, in questi locali si potevano consumare cibi caldi e altri prodotti, i clienti erano per lo piu schiavi o appartenenti ai ceti bassi dato che nelle loro case non c’era la cucina al contrario dei ceti più ricchi.

Ormai la stanchezza comincia a farsi sentire e anche un leggero appetito, così facciamo una breve pausa alla “Casina dell’Aquila” dove si può ammirare una bellissima vista panoramica su tutta l’area archeologica e ritorniamo al “Foro” dove approfittiamo dell’unico punto di ristoro all’interno dell’area archeologica ovviamente affollatissimo, molto salato nei prezzi e con inevitabili problemi dei rifiuti.

Dopo di che riprendiamo il nostro reportage e percorriamo “Via delle Terme” per dirigerci verso “Porta Ercolano” e visitare “Villa dei Misteri”. Lungo il percorso troviamo il famosissimo mosaico posto all’ingresso della “Casa del Poeta tragico” raffigurante un cane al guinzaglio con l’iscrizione “Cave Canem” ovvero “attenti al cane”. La casa si componeva di un atrio centrale decorato con raffinati mosaici tra cui la raffigurazione di attori che si preparano per lo spettacolo, da qui il nome dato all’edificio, che fù scavato tra il 1824 e 1825 quando si riportarono alla luce anche il dipinto raffigurante la “Vendita degli amorini” che divenne molto popolare all’epoca.

Proseguiamo per “Via Consolare” dove si trova la “Casa del Forno” costruita a partire del II sec. a.c. trasformata dopo il terremoto del 72 d.c. in un forno. In tutta Pompei si contano circa 30 panifici ciò indica che l’attività doveva essere molto conveniente, in quello che una volta era il peristilio furono poste quattro macine che venivano messe in movimento dagli schiavi o dagli asini, infatti nel retro della bottega fù rinvenuto uno intero scheletro.

La costruzione di “Porta Ercolano” si distingue dalle altre per il semplice motivo che essendo costruita dopo la conquista romana non presenta elementi difensivi, la sua Necropoli utilizzata già dal I sec. a.c. conserva alcune tombe monumentali tra cui una “Schola” ovvero tombe con un sedile semicircolare in tufo dedicate dalla città ai cittadini più celebri.

Non c’è meta più ambita di un visitatore di Pompei che non sia la splendida “Villa dei Misteri”, l’edificio risale al II secolo a.c. ma fù rimodellato tra gli anni 80 e 70 a.c. E’ conosciuta in tutto il mondo per le pitture della “Sala dei Misteri” dove è dipinto un emblematico ciclo murale raffigurante un rito misterico legato al culto dionisiaco. In altri ambienti si scorgono bellissime pitture in stile egizio dove è possibile ancora ammirarne le porte e le finistre lignee, un’altra parte della casa era destinata alla produzione e vendita del vino. Inutile descrivere lo stupore dinanzi alla padronanza dei volumi plastici, dei chiaroscuri che gli artisti antichi dimostrano di conoscere anticipando quello che molti secoli dopo chiameremo in Europa Rinascimento, purtroppo non essendo possibile entrare nella stanza si può solo ammirare in parte attraverso due aperture.

A questo punto siamo a metà della nostra visita e ci diregiamo dall’altra parte della città, questa volta la nostra meta finale è il Regio II dove si trova l’ “Anfiteatro”.

Evitiamo di passare dal “Foro” e percorriamo “Via della Fortuna” senza non visitare la casa più grande di tutta Pompei, ovvero la “Casa del Fauno” con i suoi 3000 mq circa di spazio. Costruita a partir del II sec. a.c. Al suo ingresso dava il benvenuto ai visitatori il mosaico con la scritta “Have” e si veniva introdotti in due atrii e due peristili intorno a cui si articolavano le altre stanze, questo permetteva alle persone che ricoprivano cariche pubbliche di utilizzare la propria abitazione sia come “luogo pubblico” che come residenza privata. La casa prende il nome dalla statua del Fauno presente al centro dell’implivio con lo sguardo diretto verso la luce che proveniva dall’alto, il satiro danzante legato sempre ai culti dionisiaci richiamava anche il nome orginario della famiglia proprietaria dell’edificio, cioè i “Satrii”. Ma certamente altro tesoro inestimabile è rappresentato dal mosaico della “Battaglia di Isso” realizzato nel II sec. a.c. in cui è raffigurato Alessandro Magno in battaglia contro il re persiano Dario.

Il “Tempio della Fortuna Augustea” sorge su di un piccolo podio e fù costruito sul terreno di un privato Marco Tullio sostenitore del culto dell’imperatore, e veniva curato da un gruppo formato da schiavi e liberti. Parte delle sue decorazioni vennero depredate subito dopo l’eruzione, mentre furono ritrovati i resti delle colonne e dei capitelli in marmo.

E’ certamente uno degli edifici che ci fornisce moltissime informazioni sulle abitudini sessuali degli antichi pompeiani, il “Lupanare”, ovvero il luogo dove la “Lupa” (prostituta) svolgeva la sua attività. Spesso schiave greche o orientali soddisfacevano le richieste delle classi più povere, le scene erotiche erano una sorta di menù delle prestazioni e i prezzi erano dai due agli otto assi (una coppa di vino costava un asse), il proprietario con le prostitute abitavano al piano superiore mentre in quello inferiore si svolgevevano le attività.

Un grandissimo cortile ci introduce nelle terme più antiche del epoca romana. Le “Terme Stabiane” erano dotate di una piscina e di un lungo portico che introduceva gli uomini nell’apodyterim (spogliatoio), al frigidarium (bagni freddi), al tepidarium (bagni di temperatura media) e al calidarium (bagni caldi). Un edificio magnifico che mantiene ancora intatto tutto il suo fascino anche se la parte femminile dell’edificio era molto ridotta per dimensioni e raffinatezza.

Riprendiamo “Via dell’Abbondanza” per visitare il Regio I, dove si trova la “Casa del Menandro” una grande abitazione di proprietà di Quinto Poppeo Sabino della famiglia dei Poppei, parenti di Poppea Sabina seconda moglie di Nerone e proprietaria della stupenda “Villa Oplontis” oggi visitabile nel centro di Torre Annunziata. Nell’atrio troviamo scene dipinte ispirate dall’Iliade e dall’Odissea, il dipinto raffigurante il commediografo ateniese Menandro si trova sulle parti del portico e fornisce il nome all’edificio.

La “Casa e Thermopolium di Vetutis Placidus” si presenta con un decoratissimo bancone con incastonati all’interno le giare per servire i cibi caldi e dove in una di esse furono ritrovati quasi 3 chili di monete forse l’ultimo guadagno della giornata. E’ molto ben conservata la pittura dedicata ai “Lari” le divinità della casa.

Altro edificio che ci permette di studiare la pittura murale pompeiana è la “Casa del Frutteto” in cui sono conservati le decorazioni delle stanze destinate al riposo (cubicoli) con raffigrazioni di limoni e corbezzoli, simbologie che rimandano al culto di Iside e uno splendido fico avvolto da un serpente simbolo di prosperità.

Siamo ormai alla fine del nostro viaggio quando arriviamo al Regio II, dove sbirciamo da una porta in ferro il “Foro Boario” o meglio quello che fù creduto essere nella prima metà dell’Ottocento durante gli scavi iniziali. Successivamente si notaro i segni lasciati da un impianto di vigne coltivate con il sistema della “vitis compluviata”, essendo l’area vicina all’ “Anfiteatro” qui si vendeva anche il vino che veniva conservato nei contenitori in terracotta e che potevano contenere fino a 120 ettolitri, oggi è stata rimpiantata una vigna sperimentale.

Costruito ai margini delle mura cittadine per agevolare l’affollamento delle migliaia di spettatori, l’ “Anfiteatro” di Pompei resta il più antico del mondo romano. Eretto nel 70 a.c. per volere dei magistrati Caius Quinctius Valgus e Marcus Porcius, era in grado  di accogliere fino a 20.000 spettatori che giungevano anche dalle città vicine. Le gradinate superiori si raggiungono con una doppia scala mentre quelle più basse attraverso un corridoio in discesa. L’arena si compone di un parapetto un tempo affrescato con soggetti simili ai fregi ancora visibili, ovvero gladiatori, animali e lotte. Nel 59 d.c. l’“Anfiteatro” venne chiuso per dieci anni a causa di una violenta rissa scoppiata fra pompeiani e nucerini, ma dopo il terremoto che colpì la città nel 62 a.c. il Senato di Roma decise di riaprirlo.

La “Palestra grande” si trova proprio al lato dell’ “Anfiteatro” , presenta dieci aperture verso l’esterno e si compone di un porticato che circonda la piazza centrale al cui centro è situata una grande piscina. Costruita all’inizio del I secolo d.c. al suo interno si addestravano giovani pompeiani, durante gli scavi degli anni ’30 del secolo scorso furono rinvenuti numerosi scheletri, oggi il sito ospita una mostra di affreschi e reperti di Moregine, un edificio che si trovava presso il porto fluviale.

Concludiamo il nostro viaggio con “Porta Nocera” costruita in epoca sannitica (IV sec. a.c.) ha subito numerose modifiche ed è molto vicina alle forme architettoniche di “Porta Nola” e “Porta Stabia”. La necropli che si trova oltrepassata la porta è disposta ai lati della strada che circonda le mura, qui si possono ammirare diverse tipologie di monumenti funerari da quelle più nobili a quelle più modeste.

Si è cercato di dare maggior risalto alle immagini e alle riprese video piuttosto che al testo e alle descirizioni minuziose, la bibliografia e gli studi sull’arte e la società pompeiana sono praticamente sterminati, indichiamo in basso le nostri fonti, sperando di avervi incuriosito a visitare questo immenso museo a cielo aperto che spetta a tutt* noi conservare, rispettare e ammirare.

La Redazione.

Link ufficiali:

Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

Wikipedia: Scavi archeologici di Pompei

Video Reportage:

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“Calligrafia e arte calligrafica del Pakistan. Stili e tendenze contemporanee”, Museo Naz. d’Arte orientale G. Tucci, Roma

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(6 maggio – 10 luglio 2016)

calligrafia e arte calligrafica del pakistanLa calligrafia svolge un ruolo importante nell’arte e nell’architettura islamica, è la decorazione per le moschee e i palazzi dei sultani e nello stesso tempo permette la lettura dei versi del Corano. Il Pakistan e i suoi calligrafi contemporanei hanno portato a nuove forme espressive la scrittura araba, alcuni di queste opere sono in mostra presso il Museo Nazionale d’Arte orientale “G. Tucci” di Roma che custodisce una delle maggiori collezioni al mondo d’arte Gandhara portati alla luce dalla spedizione degli archeologi italiani voluta da Tucci negli anni ’50 del novecento, un evento frutto della collaborazione tra l’Ambasciata del Pakistan e il Polo Museale del Lazio.

Link ufficiale:

Museo Nazionale d’Arte orientale “G. Tucci” – Roma

 

 

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