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Posts Taggati ‘arte antica’

Torino (Piemonte)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

visitata nell’aprile 2017.

Era da tempo che volevamo far ritorno a Torino per visitarla e cercare di scoprire i tesori dell’arte che si nascondono nelle strade del centro storico. Usciti dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova ci dirigiamo verso Piazza Castello, le strade disposte secondo uno schema a griglia, riprendono la tradizione romana del cardo e decumano mentre i viali alberati oggi trafficatissimi, rappresentano uno dei primi esempi di “grandi strade” che si diffonderanno nelle capitali di tutta l’Europa. Attraversiamo piazza Carlo Felice e camminiamo per via Roma che ci riporta ai secoli d’oro del Barocco, le due statue in piazza CNL sono opere di Umberto Baglioni, lo scultore ha così raffigurato il Po e la Dora nel 1937, le statue sono anche note per essere state la scenografia di una scena del film “Profondo rosso” di Dario Argento.

A questo punto ci troviamo dietro le due chiese gemelle di Piazza San Carlo, ovvero a sinistra la “Chiesa di San Carlo Borromeo” e a destra la “Chiesa di Santa Cristina“. L’edificio dedicato al santo fù progettato nel 1618 ed non è chiaro ancora oggi chi lo abbia disegnato, mentre è certo che il cantiere fu diretto da Antonio Maurizio Valperga, mentre la facciata è del 1834 opera dell’architetto Ferdinando Caronesi che trae ispirazione dalla gemella. La chiesa dedicata alla santa invece risale al 1639 ed è opera di Carlo di Castellamonte e di suo figlio Amedeo.  Solo nel 1716 la bellissima facciata che ancora oggi ammiriamo venne terminata dal genio di Filippo Juvarra.

Al centro della piazza si trova dal 1838 il monumento equestre dedicato a Emanuele Filiberto di Savoia realizzato da Carlo Marocchetti a Parigi dove venne esposto per un breve periodo al Museo del Louvre. L’opera raffigura il sovrano mentre tira le redini del suo cavallo con la spada nel fodero con una gran resa palstica del movimento. La piazza testimone della storia cittadina conserva ancora i suoi antichi caffè che ci riportano ai primi anni del Novecento e a quell’atmosfera di spensieratezza che verrà spazzata via con gli orrori del primo conflitto mondiale.

Proseguiamo per via Roma, la strada oggi pedonale riprende l’antico reticolato della Taurinorum romana e nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi, progettata alla fine del XVI secolo dal architetto Ascanio Vitellozzi per volere dei reali sabaudi fù ristrutturata nei primi anni del Novecento pur mantenendo il suo stile Barocco.

Ed ecco che visitiamo Piazza Castello e qui facendo una panoramica a 360° si possono ammirare tra i più bei edifici della storia dell’arte e i capolavori dei grandi maestri della pittura italiana. Primo fra tutti “Palazzo Madama” con la spettacolare facciata opera del Juvarra costruita tra il 1716 e 1718, caratterizzata dai nove grandi finestroni che si affacciano sulla piazza. Gli elementi innovativi della facciata conferiscono all’edificio una monumentalità maestosa, si notano i bugnati, le tre arcate, i ricchi trofei di guerra come negli antichi monumenti romani vengono qui scolpiti da Giovanni Baratta, attivo anche nella realizzazione del cornicione.

Il “Castello degli Acaja” la fortezza medievale che sorge sulle rovine dell’antica “Porta Praetoria” romana si trova proprio adiacente all’edificio del Juvarra. Purtroppo non riusciamo a visitare il Museo Civico d’Arte Antica che si trova all’interno di Palazzo Madama per una riunione sindacale del personale, non ci perdiamo d’animo e facciamo un giro sotto i portici che in questo caldo lunedì mattino di primavera sembra particolarmente trafficato, notiamo le antiche vetrine in stile floreale, l’imponente “Palazzo dell’Armeria Reale”, la piccola e silenziosa “Galleria SubAlpina” mentre sullo sfondo della piazza si trova il “Palazzo Reale” progettato dal Vittozzi nel XV secolo, l’edificio si arricchisce nei secoli di numerose stanze decorate secondo i dettami dell’architettura Barocca se pur l’esterno richiami più un’architettura militare che reale, inoltre il palazzo è comunicante con il duomo tramite la “Cappella della Sacra Sindone” dove si trova la magnifica cupola dell’architetto Guarino Guarini . E per noi c’è un’altra delusione, la cupola dopo l’incendio del 1997 non è ancora visitabile, e qui evitiamo qualsiasi inutile commento sulla situazione dei beni culturali nel nostro paese…che amarezza non poter ammirare un capolavoro del Barocco visto sempre e solo in foto. La cupola che venne aggiunta dal Guarini ad un progetto già approvato è nota per l’effetto ottico che il visitatore ha quando si trova al di sotto degli archetti che formano esagoni e che danno l’impressione che la cupola sia molto più alta, questa costruzione rappresenta nella Storia dell’Arte un passaggio fondamentale per l’estetica Barocca. Non ci perdiamo d’animo e ci accontentiamo di vedere un’altretanto capolavoro del maestro modenese situato nella “Chiesa di San Lorenzo”, parliamo della cupola centrale costituita da sedici costoloni che si intrecciano formando dei triangoli, e definendo un disegno fitto e complicato, soluzione tanto amate dal Guarini.

Ci fermiamo ad ammirare la sobria facciata rinascimentale della “Cattedrale di San Giovanni Battista” eretta sul luogo dell’antica area sacra dove sorgevano tre chiese paleocristiane successivamente demolite per fare spazio al duomo. La forma a capanna, le linee sono sobrie ed eleganti, le due volute ai lati, e il colore bianco del marmo venato, sono tutti elementi ripresi dai dettami dell’architettura del Brunelleschi, e quindi in contrasto con l’antico campanile longobardo sopravvissuto ai lavori di ristrutturazione del XV secolo.

La tappa successiva è la “Porta Palatina” romana magnificamente conservata nella sua imponenza, eretta nel I secolo d.C. accoglieva i visitatori che giungevano da nord e secondo alcuni studi sembra che in origine venne costruita solo la prima torre quella destra per poi essere ampliata, nel corso dei secoli subì numerosi interventi architettonici che modificarono radicalmente la struttura iniziale, solo all’inizio del Novecento ci fù un importante restauro ad opera dell’architetto Alfredo D’Andrade che rimosse tutte le parti “non romane”, così la possiamo ammirare ancora oggi. Per noi è un monumento affascinante e importante, una delle costruzioni romane meglio conservate al mondo che vogliamo ammirare seduti nel prato verde dell’area archeologica e nel mentre scattare qualche foto per la galleria di questo articolo.

Essendo il giorno della nostra visita un lunedì troviamo il Museo Egizio chiuso, anni fà lo avevamo visitato ma purtroppo questa volta non è stato possibile e proseguiamo verso “Palazzo Carignano” (1679-1685) con la sua facciata sporgente sulla piazza proprio come doveva essere il progetto per il Louvre realizzato dal Bernini. Lo stile risente molto dell’influenza delle regole del Guarini con l’utilizzo di fasci decorative e bande di cornicioni, lesene e motivi binati.

Il centro storico di Torino conserva ancora oggi inestimabile tracce della sua antica storia, le troviamo come dei veri indizzi sulle facciate dei palazzi e nelle strade, solo un occhio attento e ben documentato può riconoscerli all’interno delle varie stratificazioni architettoniche, la “Casa del Senato” per esempio, presenta ancora intatte le sue finestre in cotto del XV secolo, come pure l’ “Hospicium Signi Corone” di cui alcune foto sono presenti nella galleria di questo Reportage.

La nostra visita è ormai al termine non ci resta altro che puntare il magnifico “Parco del Valentino” per un meritato riposo, ci lasciamo veloci alle spalle il palazzo dell’Università costruito nel 1712 nell’isolato di Sant’Elena vicino a via Po, fù voluto da Vittorio Amedeo II che per la costruzione incaricò l’architetto Garone. Visitiamo la “Mole Antonelliana” oggi sede del “Museo Nazionale del Cinema”,venne costruita tra il 1863 e il 1889 su progetto di Alessandro Antonelli per volere della comunità ebraica di Torino, il progetto iniziale della comunità venne stravolto con l’aggiunta del tempietto e l’inalzamento del edificio dai 47 ai 113 metri, ad oggi l’edificio misura 163,50 metri.

La giornata di oggi ci ha portato alla conoscenza di alcuni segreti del centro storico del capoluogo piemontese e strappandoci la promessa di un presto ritorno, salutiamo così la città con un bellissimo arco alpino alle sue spalle.

Un invito a tutt* voi a visitare Torino.

Link consigliati:

Museo Egizio

Palazzo Madama

Palazzo Reale

Mole Antonelliana e Museo Nazionale del Cinema

Video Reportage:

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“Spina dei capolavori”, Museo Archeologico Nazionale, Ferrara

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(18 dicembre 2016 – 5 marzo 2017)

Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara attualmente ospita la mostra “Spina dei capolavori” dove sono presentati al pubblico i reperti più importanti rinvenuti presso la necropoli etrusca di Spina, situata nelle vicinanza della città di Comacchio. I reperti sono databili tra il VI e IV secolo a.C. e si compongono di corredi funerari e servizi per il rito del simposio che sveleranno i segreti e i miti della cultura etrusca, lasciando intuire la forte influenza del mondo ellenistico sull’arte e sui costumi della popolazione italica. Tra le opere più importanti segnaliamo il “Cratere del Pittore di Chicago” e il “Kelebe a figure rosse con Minotauro”, alcuni di questi reperti sono visibili in 3D sul portale del Museo e sul sito 3D Virtual Museum.

 Link ufficiali:

Museo Archeologico Nazionale – Ferrara

3D Virtual Museum

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“Egitto. Splendore Millenario”, Museo Civico Archeologico, Bologna

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(16 ottobre 2015 – 17 luglio 2016)
Manico di specchio XVIII dinastia (1539-1292 a.C.), Legno e avorio, Collezione Palagi, Museo Civico Archeologico, Bologna.

Manico di specchio
XVIII dinastia (1539-1292 a.C.), Legno e avorio,
Collezione Palagi, Museo Civico Archeologico, Bologna.

Il Museo Civico Archeologico di Bologna ha da poco tempo inaugurato una bellissima mostra dedicata all’Antico Egitto. “Egitto. Splendore Millenario” è il titolo di questa esposizione che presenta un catalago con oltre 500 opere di straordinaria bellezza. L’evento nasce dalla collaborazione tra il museo felsineo e il Museo Nazionale di Antichità di Leiden (Olanda) due fra le collezioni d’arte egiziana più importanti al mondo, altri reperti provengono invece dal rinomato Museo Egizio di Torino e del Museo Egizio di Firenze. La mostra ricopre una cronologia che ha inizio con il “Periodo Predinastico” e si conclude con l’ “Epoca Romana”. Assume un importanza rilevante la ricongiunzione dei “Rilievi di Horemheb” comandante dell’esericito al tempo di Tutankhamon, i cui frammenti provengono proprio dalle collezione di Leiden, Bologna e Firenze. Per quanto riguarda il percorso espositivo esso si compone di sette sezioni: la prima è dedicata al “Periodo Predinastico” e l’ “Età Arcaica”, la seconda al “Antico Regno”, la terza al “Medio Regno” con un’ attenzione al culto del dio Osiri, la quarta sezione si concentra sul “Medio e Nuovo Regno”, la quinta mette in risalto una delle più importanti scoperte archeologiche come la necropoli di Saqqara e del Nuovo Regno, la sesta area documenta il periodo del “Nuovo Regno” mentre l’ultima sezione approfondisce il primo millennio dell’Egitto.

Link ufficiale:

“Egitto, Splendore Millenario” – Bologna

Museo Civico Archeologico – Bologna

Museo Egizio – Torino

Museo Egizio – Firenze

Museo Nazionale delle Antichità – Leiden

 

 

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Castro, Giuggianello, Poggiardo, Minervino (Lecce, Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

 

Castro, Giuggianello, Poggiardo, Minervino (Lecce, Puglia)

visitata nel settembre 2015.

Era da molto tempo che volevamo visitare gli antichissimi Dolmen e Menhir del Salento, così nonstante il tempo metereologico non proprio adatto, dopo una breve consultazione decidiamo di dirigerci verso Otranto nei comuni di Giuggianello e Minervino, ma lungo il percorso non potevamo trascurare la bellissima Castro Marina. Un comune con poco meno di 2500 abitanti situato su uno scenografico colle che si affaccia sul mare adriatico. L’origine del centro storico risale all’epoca medievale anche se recenti scavi hanno portato alla luce quella che era una volta la Castrum Minervae. Il poeta Virgilio colloca il primo approdo di Enea proprio a Castro dove in cima al suo colle si trovava il “Tempio di Atena”, nel 2007 durante gli scavi nell’area dove una volta sorgeva l’acropoli, furono rinvenuti alcuni reperti che portano ad ipotizzare la presenta di un tempio antico. Proprio durante l’estate del 2015 venimmo a conoscenza dello scavo quando sui giornali per lo più locali comparve la notizia della scoperta da parte del gruppo archeologico di Amedeo Galati, di una grande statua mutila femminile databile al IV secolo a.c. probabilmente raffigurante Minerva o Artemide, la scultura probabilmente sarebbe stata alta circa quattro metri dimensione suggerita anche da altri reperti ritrovati nel corso degli scavi. A Castro nel corso dei secoli si sono succeduti Messapi, Greci e Romani, per poi essere inserita nei territori dell’impero bizantino. Durante gli anni del I secolo d.c. subì numerose incursioni e domini diversi da parte degli Ostrogoti, dei Vandali, dei Goti, dei Longobardi e degli Ungari. La dominazione Normanna a cui si succede quella Sveva fecero di Castro un importante centro commerciale e militare, per undici anni il potere della città passò nelle mani degli Arabi che la chiamarono Al Qatara (il castello), poi arrivarono gli Angioini e gli Aragonesi. Durante il XVI secolo sotto il dominio di Carlo V si verificano violente incursioni da parte dei Saraceni che resero la città sempre meno sicura portanto all’abbandono della castro da parte delle autorità religiose e di gran parte della popolazione.

Il centro storico raccolto e caratteristico si presenta molto ben conservato, tra i primi edifici che incontriamo ricordiamo la “Chiesa di Maria S.S. Annunziata”. Costruita nel 1171 presenta nella forma attuale diversi interventi architettonici che hanno alterato l’aspetto originale dell’edificio. Molto interessanti sono i resti dell’antica basilica bizantina datata tra il IX e il X secolo, ancora oggi è possibile intravedere le tracce degli affreschi delle storie di sant’Onofrio, san Giovanni Battista e del Redentore. Altri particolari che catturano la nostra attenzione sono il portale del 1594, e il rosone del XIV sec. Annesso alla Cattedrale si trova il “Palazzo Vescovile” costruito dal XV al XVI sec. di cui si possono ammirare delle eleganti finestre rinascimentali.

Il “Castello di Castro” fù costruito tra il XII e il XIII secolo dagli Aragonesi, dove un tempo si trovava una rocca di epoca bizantina, se pur era considerata una delle fortezze più sicura nel 148o non venne risparmiata dai Turchi che saccheggiarono Otranto. Nel corso dei secoli il castello venne ristrutturato con l’aggiunta di nuove parti, gli ultimi interventi furono realizzati da Ferdinando IV verso la fine del XVIII secolo. Oggi è di proprietà del comune della città e al suo interno ospita il Museo Civico Antonio Lazzari che conserva i reperti degli scavi del “Castrum Minervae”.

Una passeggiata consigliata è il percorso della cinta muraria dove emergono in alcuni tratti gli enormi blocchi delle mura messapiche , nel contempo sulle terrazze che scendono verso il mare abbiamo incontrato gli anziani castrioti intenti nella raccolta delle olive, ancora fatta a mano. Il paesaggio è bellissimo e l’atmosfera è di quelli liete senza le folle dei turisti estivi.

Lasciamo Castro per dirigerci verso il vero obbiettivo del nostro viaggio e cioè il Dolmen e i Menhir del Salento che ci ha sempre affascinato. Programmiamo il navigatore di portarci a Giuggianello, in località Polisano è lì che con non poche difficoltà troviamo il primo Menhir. Si presenta all’incrocio di una stradina di campagna tra gli ulivi secolari, alto 3,45 e i lati più larghi in direzione est-ovest, è stato realizzato in carparo e fù rinvenuto nel 1950. Apparentemente insignificante questa antica testimonianza della nostra preistoria è totalmente abbandonato a se stesso, a parte un vecchio tabellone quasi illeggibile che ne ricorda la storia. Sul sito del C.C.S.R. veniamo a conoscenza di un atto vandalico nel 1977 ad opera di ignoti che quasi distrusse il monolite, sino ad un ricollocamento sotto la visione della dottoressa Antonietta Gorgoglione.

La prossima tappa è il “Dolmen di Li Scusi” presso il comune di Minervino sulla strada per Uggiano La Chiesa nel “Parco culturale dolmen li Scusi”. Scoperto vero la fine del XIX secolo la struttura megalitica è datata tra il V e il III millennio a.c. E’ il secondo Dolmen più grande della Puglia dopo quello di Bisceglie e il primo ad essere scoperto in Italia, curioso il foro situato sulla lastra orizzontale poggiata su otto supporti alti circa un metro, sulle sue parti sono state ritrovate resti di conchiglie che confermano che questa’area fù un tempo sommersa. L’ultilizzo non è ancora del tutto chiaro, certamente si ipotizza un uso cerimoniale per sacrifici animali ma altre teorie li vogliono come strumenti astronomici.

A pochi chilometri di distanza nel comune di Poggiardo si trova “Il parco dei Guerrieri” a Vaste, un’antichissima area archeologica abitata già dall’età del bronzo, dai Messapi e dai Romani poi, hanno reso il sito archeologico tra i più interessanti del nostro paese, gran parte dei reperti ora conservati presso il Marta di Taranto sono stati proprio ritrovati in questi scavi, tra cui l’Ipogeo delle Cariatidi. Purtroppo troviamo il Museo della Civiltà Messapica di Vaste dell’area chiuso e la nostra visita è anche scoraggiata dall’avanzare di un temporale. Numerosi studi hanno arricchito la storiografia di quest’antica città per tanto vi consigliamo di visitare i link sotto elencati.

La Redazione.

Link ufficiali e fonti testi:

Salogentis – progetto dedicato al Salento

Centro di Cultura Sociale e di Ricerche – Giuggianello

Wikipedia – Monumenti megalitici del Salento

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“Potere e Pathos”, Palazzo Strozzi, Firenze

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(14 marzo – 21 giugno)

Potere e Pathos, Palazzo Strozzi FirenzeE’ attualmente in corso uno degli eventi culturali più significativi dell’anno, ovvero la mostra curata da Jens Daehner e Kenneth Lapatin e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, J. Paul Getty Museum di Los Angeles e dalla National Gallery of Art di Washington con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana dedicata alla scultura antica. L’esposizione intitolata “Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico” raccoglie opere realizzate tra il IV e il I secolo a.c. periodo in cui si affermano in tutto il Mediterraneo lo stile e le teniche della scultura in bronzo della Grecia ellenistica. Le opere provengono da alcuni dei più importanti musei internazionali come: il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Galleria degli Uffizi e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Atene, il Museo Nazionale Georgiano, il Musée du Louvre di Parigi e i Musei Vaticani.

Link ufficiale:

Palazzo Strozzi – “Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico”

Video ufficiale:

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