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Posts Taggati ‘arte gotica’

Hagen, Kassel, Kaufungen, Bremen (Germania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Hagen, Kassel, Kaufungen, Bremen (Germania).
visitate nell’aprile 2015.

Durante il nostro viaggio in Germania, oltre alla capitale che raccontiamo nel “Reportage Berlino”, visitiamo anche le città di Hagen, Kassel e Bremen, per pochi giorni abbiamo avuto la possibilità di compiere brevi sopralluoghi passeggiando a testa alta e con un occhio sempre nell’obbiettivo, pronti a fotografare i monumenti, i musei e le architetture per noi più sorprendenti.

Hagen.

E’ una piccola cittadina situata nella regione di Renania Settentrionale-Vestfalia, ci fermiamo solo per una notte per motivi di trasporto, la linea ferroviaria ha subito alcuni danni a causa di un forte temporaale per cui non è possibile proseguire fino a Kassel. Cerchiamo un albergo per la notte e ci concediamo una passeggiata per il centro cittadino, molto curato e moderno nelle architetture. Fino all’ VII secolo d.C. la città si chiamava Hagini ed era un feudo degli arcivescovi di Colonia, solo nel 1718 divenne una città, con un economia principalmente industriale assumendo anche un ruolo di rilievo come centro per i trasporti. Tra i monumenti che abbiamo avuto modo di vedere ricordiamo la vecchia “Chiesa di San Giovanni” e il comune ovvero la “Rathaus” costruiti nello stile tipico di queste zone della Germania con forti riferimenti al mondo gotico.

Kassel.

Giungiamo a Kassel dove saremo ospiti per pochi giorni da alcuni nostri cari amici. La città che fino al 1926 si chiamava “Cassel” che significa Castellum Cattorum, sorge sul fiume Fulda nella regione dell’Assia un tempo terra della tribù dei Chatti. Citata per la prima volta nel 913 in due documenti del re Corrado di Franconia, essa veniva indicata sulle mappe come Chasella, ovvero una fortificazione sul fiume Fulda, nel 1189 Kassel diventa finalmente una città. Nel corso del VI secolo divenne un centro importante del Protestantesimo, per proteggersi dagli attacchi dei nemici cattolici si cominciarono a costruire robuste fortificazioni. Dopo la breve parentesi del dominio napoleonico nel 1813 la città ritornò libera, pur cessando di essere una residenza dei principi divenne un centro industriale nonchè snodo ferroviario molto importante. Durante la seconda guerra mondiale fù pesantemente bombardata dall’aviazione inglese che rase al suolo praticamente l’intera città, infatti la ricstruzione degli edifici storici a parte qualche caso sporadico non venne effettuata e gran parte degli edifici moderni vennero costruiti proprio negli anni cinquanta.

Visitiamo il bellissimo il “Palazzo Wilhelmshöhe” del  dal 2013 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Costruito nel 1786 dal Langravio Guglielmo IX di Assia-Kassel nel mezzo di un bellissimo parco sui colli fuori dalla città. Non riusciamo a visitare L’ “Oktagon” e fotografiamo solo da lontano la statua copia dell’ “Ercole Farnese”di Lisippo del IV secolo a.C. che abbiamo visto nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Dal 1976 il palazzo è la sede del “Museum Schloss Wilhelmshöhe”

Al piano terra si trova la collezione d’arte antica (Antikensammlung) con reperti dell’ Egitto e delle civiltà greco-romane, ricordiamo i modellini in legno di alcuni monumenti dell’antica Roma e le ricostruzioni a colori della statuaria greca, tra cui l’ “Apollo di Kassel” che si trova proprio in queste sale. Nei piani superiori si trova la pinacoteca dei maestri antichi (Staatliche Kunstsammlungen), nelle eleganti stanze che affacciamo sul parco che circonda il museo, ammiriamo le opere degli olandesi Rubens, Van Dyck, Frans Hals, Rembrandt, degli artisti francesi Poussin, Simon Vouet, della scuola spagnola con Murillo e di quella italiana con il “Ritratto di condottiero” del grande Tiziano.

Kaufungen (Kassel).

Poco fuori Kassel appena 30 minuti in treno si trova la vecchia cittadina Kaufunghen, un insieme di case e fattori oggi in gran parte restaurate. Ed in questo piccolo paese di campagna sul fiume Losse che ci divertiamo a fotografare una piccola “Chiesa evangelica” molto umile e austera costruita nel 1530 circa con pietra locale, al suo lato si trova una lapide della tomba di John Werner, nell’iscrizione si legge: “… sotto questa pietra riposa J.W. (…) nato nel 1647 , visse sposato con Elisawetha nata a Kersten , ebbero 12 figli, 7 maschi e 5 femmine”, morì nel 1722 all’età di 75 anni”.

Bremen.

La città di Bremen è l’ultima nostra meta prima della partenza per Berlino, siamo a nord della Germania nella Bassa Sassonia, sulle rive del Weser a pochi chilometri dal Mare del Nord. Brema oggi si presenta in ottima forma, con un magnifico centro storico ricco di monumenti e opere d’arte che ne fanno una delle città più turistiche della Germania. In epoca antica era nota con il nome di Fabiranum ed era abitata dai Chauci che si mischiarono con i Sassoni che arrivarono nel III secolo, furono proprio quest’ultimi a scontrarsi con Carlo Magno, re dei Franchi durante le cosidette guerre sassoni tra il 772 e l’804, durante il XII secolo Brema acquisì uno stato legislativo autonomo e se pur con vicende alterne la mantenne fino al XIV secolo. Purtroppo oggi il centro storico conserva pochissimi degli edifici passati, durante la secondo guerra mondiale in seguito al pesamte bombardamento da parte degli alleati andò distrutto per sempre l’85% del centro storico più 3562 persone morte.

Tuttavia è una città che ci affascina moltissimo, e in questo Reportage vogliamo portare con noi il ricordo della bellissima “Cattedrale di San Pietro”, concepita nel XI secolo in stile romanico nel corso dei secoli venne rimodellata secondo i canoni gotici, poi ampliata nel XIV secolo sino al XX secolo. L’arcivescovo Albert (1043-1072) che si occupo della ricostruzione dopo l’incendio del 1041 trasse ispirazione dalla cultura mediterranea tra cui il “Duomo di Benevento” per lo stile architettonico della nuova cattedrale, per questo motivo sono documentate la presenza nei cantieri di artisti lombardi. Durante il ‘200 l’edificio subì ulteriori modifiche per ricostruirlo secondo il nuovo stile che si affermava in Europa settentrionale, ovvero il Gotico, con l’inserimento della volta a crociera, del rosone e delle due torri laterali e il mancanza della pietra l’uso del mattone, ancora oggi la cattedrale è uno degli edifici storici in mattoni più grande d’Europa. Con il diffondersi della protesta luterana la basilica nel XVI secolo fu abbandonata per essere riaperta solo nel 1638 adibito a luogo di culto luterano mentre in tutte le altre chiese della città si praticavano culti calvinisti. Con la riconciliazione tra la congregrazione calvinista e luterana del 1873 portò ad un maggior interesse dell’opinione pubblica sull’antico edificio che venne nuovamente ristrutturato dal 1888 al 1901 in stile neoromanico sulle direttive di Max Salzmann. Anche durante il secondo conflitto mondiale la cattedrale subì gravissimi danni sia all’interno che nella struttura esterna che fu ricostruita nel 1950 e tra gli anni 1972-1981 in stile tardogotico.

Nella medesima piazza si trova anche il “Municipio” della città, costruito all’inizio del XV secolo e modificato nel XVII secolo ad opera dell’architetto Lüder von Bentheim, l’edificio insieme alla “Statua di Rolando” del 1404 è inserito dal 2004 nella lista patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Consigliamo una passeggiata nel centro storico dove è possibile ammirare alcuni scorci (spesso ricostruiti nel dopo guerra) dell’architettura baltica e tipica di questa zona della Germania.

La Redazione.
Link consigliati:

Kassel – Wikipedia

Bremen – Wikipedia

Comune di Brema

 

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Taranto, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La città vecchia di Taranto, (Puglia)

visitata nel novembre 2014

L’antica e preziosa città di Taranto è certamente fonte di aspre discussioni e critiche riguardo la condizione dei suoi beni culturali, l’area petrolchimica come quella siderurgica e militare hanno contribuito alla devastazione ambientale di territori dove un tempo vivevano i lapigi che furono colonizzati dai greci nel 706 a.c. e qui fondarono la città di Taras. Il centro storico chiamato dai tarantini “città vecchia” è un piccolo borgo situato tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, unito alla terra ferma da due ponti tra cui il noto ponte girevole inaugurato nel 1887. La storia antica della città la vede prima colonia spartana poi un municipium romano nel 90 a.c., durante il periodo medievale si alternano al potere bizantini e longobardi, nel XV secolo è la volta degli spagnoli e poi i Borboni sino al Regno d’Italia. E’ sufficiente passeggiare per le sue stradine e ci si rende subito conto di quante bellezze tra aree archeologiche, palazzi signorili, edifici sacri e musei Taranto possiede.

Come prima tappa scegliamo le colonne doriche del “Tempio di Poseidone”, restiamo affascinati dalle loro dimensioni, dalla potenza che ancora esprimono i fusti rastremati. Nel corso dei secoli il tempio è stato più volte inglobato dagli edifici adiacenti, nel VI secolo viene usato come granaio, poi come chiesa, mentre nel XIV secolo l’area venne adoperata come fornace per l’argilla. Le colonne in carparo locale che si possono ammirare oggi appartengono al lato lungo dell’edificio mentre la fronte era rivolta verso il canale. Probilmente il tempio fu costruito nel V secolo a.c. ed era strutturato da 6 colonne per i lati corti e 13 sui lati lunghi.

Lasciato i resti dell’acropoli della città greca, sempre in piazza castello è possibile ammirare il “Castello aragonese” o “Castel Sant’Angelo”. Il primo nucleo risale al 916 all’epoca dei bizantini che lo vollero per difendersi dai saraceni e da Venezia con torri strette ed alte, ma con l’arrivo delle armi da polvere da sparo gli spagnoli di Ferdinando II d’Aragona abbassarono e resero più larghe le torri difensive che raggiunsero il numero di sette, quattro formavano il cortile interno e le rimaneti tre sorgevano sul lato del canale dove oggi si trova il ponte girevole, gli aragonesi conclusero i lavori nel 1492 realizzando anche il fossato difensivo.

Per noi è stata una vera sopresa la “Chiesa di San Domenico Maggiore”, nel borgo antico si inalza con la sua facciata romanica-gotica costruita nel 1302 sul luogo di un tempio greco, sobria ma decorata con un magnifico rosone con al centro l’agnello simbolo del cristo, il portale d’ingresso presenta una strombatura degli archi a mandorla che rimandano ai modelli del gotico d’oltrealpe, le due scale di notevole impatto scenografico vennero aggiunte nel XVIII secolo.

Di epoca bizantina invece è la fondazione della “Cattedrale di San Cataldo”, durante l’XI secolo fu largamente rimaneggiata e solo nel 1713 le fu aggiunta la facciata barocca dell’archietto leccese Mauro Manieri. La facciata in origine in stile romanico è stata quindi rielaborata secondo i canoni estetici settecenteschi con i suoi elementi caratteristici come i tronconi dell’architrave spezzato con i due angeli e le nicchie laterali dove si trovano le statue di San Rocco, San Irene, San Pietro e San Marco mentre la statua che sormonta il finestrone è dedicata a San Cataldo. La cattedrale si compone ai lati di muri esterni che conservano lo stile sobrio dell’architettura romanica con la presenza di archetti a specchiature decorati con conci bicolori che oggi a causa delle impurità si apprezzano solo in parte. L’interno è costituito da una struttura a tre navate nella parte centrale e da un transetto ad una sola navata nella zona absidale e dalla presenza dell’antica cripta. All’suo interno si trovano opere del XII come il mosaico di Petroius, del XV, XVI e del XVII secolo.

Era certamente il nostro principale obiettivo visitare il MArTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), rinomato come tra i più importanti musei nazionali possiede importanti reperti archeologici provenienti non solo dal tarantino ma da tutta la Puglia. Fondato nel 1887 occupa le stanze di quello che fù l’ex convento di San Pasquale di Baylon costruito nel XVIII secolo, la sua collezione composta in gran parte di reperti di epoca greca e romana è stata recentemente rivisitata nell’ impianto espositivo (durante la nostra visita alcune aree non erano ancora accessibili) rendendo il museo accogliente, comodo da visitare sia il moderno supporto multimediale sia per l’intuitivo sistema didascalico delle opere, per tanto cogliamo l’occasione di porgere i nostri complimenti al personale che ci è apparso preparato, accogliente e gentile. Ricordiamo che al suo interno è custodita la “Tomba dell’atleta di Taranto”, le “Cariatidi di dell’ipogeo di Vaste” e numerosi reperti dai reperti funerari.

La Redazione

Link consigliati:

MArta – Taranto

 

 

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Otranto, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Otranto, (Lecce, Puglia)

visitata nel giugno 2014

Ritorniamo dopo molti anni a passeggiare per il centro storico della bellissima Otranto, punta estrema orientale del Salento, da sempre crocevia di culture diverse che hanno lasciato nel corso dei secoli importanti opere d’arte di cui alcune documentante per voi nella galleria fotografica di questo Reportage.
Sin dall’età del bronzo la popolazione locale che all’epoca occupava solo la parte più alta della città attuale, stringeva intensi rapporti con i Miceni e con le popolazioni Messapiche dell’entroterra, ma sarà sopratutto con la Grecia ellenica che si fonda il primo nucleo abitato della polis sui cui i romani costruiranno la loro Hydruntum collegata a Brindisi dalla via Traiana e ormai principale imbarco per la penisola Egea. Tra i numerosi scavi e reperti rinvenuti del periodo romano, segnaliamo la presenza in Corso Garibaldi di due lapidi funerarie di epoca Flavia, oggi inserite nell’arco di “Palazzo Arcella”. Con la caduta dell’impero romano e le prime incursioni delle popolazione barbariche, poco a poco la città perde molti suoi abitanti e passa sotto il controllo di Bisanzio. Nel 1064 viene conquistata dai normanni, poi assiste alla partenze dei cristiani per le crociate in terra santa, per poi diventare il principale obiettivo di Mometto II (1451-1481) che vuole insediarsi nell’Italia meridionale per conquistare l’Europa dopo il successo ottenuto su Bisanzio. Durante il periodo aragonese accade un tragico evento che ha segnato per sempre la storia della città, nel luglio del 1480 i turchi sbarcano a pochi chilometri da Otranto, la città dopo una lunga resistenza cadde sotto l’attacco dell’ artigleria turca che permise ai soldati di occupare e commettere efferate violenze sulla popolazione, tra cui il tristemente noto eccidio di circa 800 otrantini che secondo la tradizione si rifiutarono di convertirsi all’Islam, c’è da dire che la città all’epoca contava non più di 6000 abitanti. Solo nel settembre del 1481 le truppe per la maggior parte italiche con a capo l’esercito aragonese riusciranno a costituire un fronte unico contro i turchi, accordo auspicato e voluto anche dalla chiesa di Roma. La città ridotta ad un cumulo di macerie si apprestava ad essere ricostruita con una popolazione di soli 300 abitanti.
Quindi con il XVI secolo si assiste ad un aumento demografico proprio grazie alle importanti ricostruzioni di edifici pubblici, privati, sacri mentre già nel 1485 si iniziò la fortificazione delle mura e del “Castello aragonese” con la costruzione delle due torri dette “Alfonsine” e successivamente l’aggiunta della “punta di diamante” dal lato che si affaccia sul mare.

Tra i principali monumenti che visitiamo ricordiamo la bellissima “Basilica dell’Annunziata” con la sua antica cripta datata 1088 mentre gran parte dell’edificio sarà modificato nel corso dei secoli. La basilica presenta sulla facciata principale uno splendido rosone del XV secolo mentre il portale d’ingresso principale è realizzato da Ambrogio Martinelli nel XV secolo su commissione dell’archivescovo G. Adarzo di Santander. Viene invece attribuita a Nicola Ferrando di Galatina l’esecuzione del portale d’ingresso laterale adornato con i ritratti scolpiti dei Vescovi di Otranto e di altre importanti centri religiosi del Salento. Lo spazio interno si presenta con la tipica pianta a croce latina suddiviso in tre navate che terminano con tre absidi, il soffitto a cassettone dorati viene aggiunto successivamente nel 1693 per volere dell’arcivescovo F. Maria De Aste.
E’ sicuramente l’opera più importante conservata in città, parliamo del mosaico pavimentale della basilica relizzato dal prete Pantaleone. Commissionata dall’arcivescovo Gionata fù compiuta tra il 1163 e il 1165 durante il regno di Guglielmo il Malo re normanno che pose fine al dominio bizantino sulla città. Al centro della navata è raffigurato un albero della vita che si estende per l’intera navata centrale, vi sono raffigurati temi biblici (cacciata dal paradiso, Noè e la costruzione dell’arca, re Salomone e la regina di Saba e le profezie di Giona su Ninive, torre di Babele) e temi tratti da alcuni vangeli apocrifi (Re Artù). Dalla tradizione medievale provengono gli spunti per le per le figure fantastiche e grottesche (mesi dell’anno, chimere, leoni, serpenti, segni zodiacali) ma sono anche presenti elementi decorativi arabi e un evidente messaggio politico dettato dai nuovi conquistatori. Durante importanti restauri furono eliminate gran parte delle decorazioni barocche dalle pareti interne, tuttavia al suo interno si possono ammirare: la pala del pittore fiammingo Pietro Mera del 1628 in cui è raffigurata la “Vergine in gloria e due santi”, il moumento funebre del arcivescovo Serafino da Squillace (1481-1514) molto probabilmente scolpito da Nicola Ferrando su modello dei monumenti funebri presenti nella “Chiesa di Santa Caterina d’Aessandria” a Galatina e l'”altare del Cristo risorto” del 1662 commissionato dalla famiglia aristocratica dei De Marco. Di notevole fattura sono le quattro colonne cinquecentesche che sorreggevano l’altare della cappella degli 800 maritiri, su cui è inciso il nome dell’artista leccese Gabriele Riccardi che la realizzò nel 1524 situate oggi sulla parete destra della basilica. Ai tragici fatti del 1480 è dedicata la cappella costruita nel 1482, con all’interno le sette teche dove sono custoditi i resti dei martiri recuperati dal colle della Minerva, numerosi interventi ne hanno modificato l’aspetto originale; il primo nel XVI secolo e un successivo restauro nel 1711. La parte più antica dell’edificio viene identificata con la “Cripta” a cui si accede scendendo le due scale poste nelle navate laterali, all’interno tra i capitelli e i fusti delle colonne si riconoscono alcune di chiara matrice bizantina.

Fuori dalla basilica nell’omonima piazza si trova il Museo Diocesano di Arte Sacra situtato all’interno di un palazzo ciquecentesco. Conserva nella sua collezione numerose opere provenienti dalla basilica ma ache dà altri edifici religiosi della città. Altro edificio sacro, forse poco conosciuto lo incontriamo nei vicoletti del centro storico, parliamo della piccola “Basilica di San Pietro” un affascinante costruzione che rimanda alla tradizione architettonica bizantina di Costantinopoli eretta come basilica della città bizantina, tra la fine del IX secolo e l’inizio del X secolo. Con la sua pianta a croce greca, la cupola e gli affreschi datati dal X al XIV secolo è certamente un monumento da non perdere come l’intero centro storico cittadino.

Bibliografia consigliata:

“Guida di Otranto” di M.Cozzato, A.Costantini, V.De Vitis, L.Manni – edizione “Congedo Editore”.

Link consigliati:

Comune di Otranto (Lecce)

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Venezia, (Veneto)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Venezia, (Veneto, Italia)

visitata nell’aprile 2014.

Era ormai troppo tempo che non si tornava a Venezia, così abbiamo deciso di ripercorrere con questo breve Reportage alcuni dei monumenti più importanti della città sicuramente da non perdere. Il centro storico con la laguna sono stati inseriti nella lista patrimonio dell’umanità dell’UNESCO fin dal 1989, le bellezze della città lagunare sono note in tutto il mondo e necessitano di continui restauri dovuti in parte al rapporto speciale con le acque. Durante il nostro soggiorno abbiamo trovato la città e i suoi monumenti in un ottimo stato di conservazione, soltanto la qualità delle acque ci lascia ancora qualche dubbio. Le origini della città risalgono ai primi insediamenti Romani documentati nel VII sec. d.c., con le invasioni barbariche molti abitanti delle terre ferme si trasferirono nelle isole della laguna, in questo periodo Venezia assume la sua indipendenza e potenza conquistando le coste della Dalmazia e diventando un centro di riferimento per i commerci tra Europa e Asia, stringendo importanti relazioni con l’Impero Bizantino. Durante il XVIII dopo aver raggiunto l’apice della sua raffinatezza e potenza il Ducato di Venezia si avvia verso un inesorabile tramonto, l’ultimo Doge sarà deposto dalle truppe napoleoniche, Venezia sarà poi ceduta agli austriaci per poi passare all’Italia unita nel 1860.

Decidiamo di lasciare l’auto a casa per partire in treno da Bologna, in poco meno di due ore ci troviamo fuori dalla stazione di Santa Lucia, dinanzi all’ondeggiare delle acque della laguna in una tiepida giornata primaverile. Nostra prima tappa è il “ghetto ebraico”, zona che raccomandiamo ai nostri lettori qualora volessero sfuggire ai flussi di turisti e godere di piccole piazzette o “campi”, raccolte e silenziose, frequentate sopratutto dai veneziani. Si prosegue in direzione della “Chiesa di San Giovanni e Paolo”, lungo il tragitto ci fermiamo ad ammirare la magnifica “Cà d’Oro”, il palazzo che si affaccia sul Canal Grande venne costruito tra il 1421 e il 1443 per volere di Marino Contarini, il progetto è attibuito a Matteo Raverti mentre le decorazioni furono realizzate dai maestri lapicidi Giovanni e Bartolomeo Bon. Sono evidenti gli elementi architettonici e decorativi del “Gotico Fiorito” che ritroveremo anche nel “Palazzo Ducale”. Nonostante siano andate perdute con il tempo le decorazione in oro della facciata, i suoi marmi bianchi ancora oggi si riflettono nelle acque del Canal Grande, nella nostra galleria fotografica sono presenti alcune vedute del palazzo visto dal molo opposto presso il Mercato del Pesce.

La “Chiesa di Santa Maria dei Miracoli” è sicuramente un gioiello del Rinascimento veneziano, anche se a costruirla è stato l’archiettto Pietro Lombardo (1435-1515) che proveniva da Milano. I riferimenti all’architettura classica romana e alle nuove tendenze provenienti dalla toscana sono qui riprese in maniera geniale ed inedita, se non si considera la Cà Dario sempre costruita da Lombardo, in cui si ripetono soluzioni decorative simili con marmi policromi. La conclusione dei lavori è datata nel 1488 e prende il nome da un reliquia custodita al suo interno a cui la tradizione popolare attribuiva poteri miracolosi. Ci colpisce per la modernità dei movimenti la “Madonna col Bambino” di Pyrgoteles, ovvero lo scultore greco Giorgio Lascaris che si trova sul portale principale.

Poco distante si trova la “Chiesa di San Giovanni e Paolo” (XIII – XV sec.) che incontriamo in fase di restauro, al suo lato si trova l’ingresso della “Scuola Grande di San Marco” edificata nel corso del XV secolo, in un primo momento dalla bottega di Pietro Lombardo successivamente dal 1490 da Mauri Codussi che pose a termine la facciata. L’archivolto presenta un altorilievo in cui è raffigurato un episodio della vita di San Marco realizzato probabilmente da Bartolomeo Bon. Nella piazza è presente un capolavoro dell’arte Rinascimentale ovvero il “Monumento equestre a Bartolmeo Colleoni” realizzato e mai visto finito dal grande Verrocchio (1435-1488) tra il 1480 e il 1488, traendo ispirazione da modelli precendenti come il monumento a Marco Aurelio a Roma e quello dedicato al Gattamelata a Pavia realizzato da Donatello.

Ci rechiamo all’ingresso dell’ “Arsenale” un tempo cuore della flotta di Venezia, dal XII secolo qui giugevano i legni provenienti dal Cadore, per poi essere adoperati alla costruizione delle navi. Durante tutto il Medioevo l’area subisce numerosi interventi di ampliamento, la “Porta della Terra”, venne costruita verso la fine del Quattrocento e alludeva alla cristianità di Venezia che in questi anni si contrastava l’avanzata turca nel Mediterraneo.

Percorrendo la “riva degli schiavoni” ci dirigiamo verso la meravigliosa “Piazza San Marco”, superato l’ingorgo di turisti all’altezza del “Ponte dei Sospiri” (XVII sec.)  possiamo finalmente ammirare il “Palazzo Ducale”. Costruito tra il XI e il XVI secolo in stile “Gotico Veneziano”, l’edificio subisce numerosi ampliamenti e modifiche così che da fortezza difensiva il suo uso venne mutato un palazzo residenziale del Doge. Ai suoi angoli sono presenti due altorilievi datati intorno al ‘300, realizzati da Filippo Calendario o da artisti lombardi attivi in città, in cui sono raffigurate “L’ebrezza di Noè” e “Adamo ed Eva”. Dal lato della piazza la facciata del palazzo si ripete nello schema decorativo e architettonico, terminando dal lato adiacente alla basilica con quella che viene in genere detta la “Porta della Carta”, attribuita in base a recenti studi allo scultore dalmata Giorgio da Sebenico (1410-1475) probabilmente diretto nei lavori da Andrea Bregno (1518-1573). Proprio all’entrata della porta si trova un curioso monumento, detto dei “Tetrachi” anch’esso trafugato da Costantinopoli durante la IV crociata, viene datato intorno al III – IV secolo ed è costituito in porfido rosso probabilmente proveniente dall’Egitto, le sculture simboleggiavano l’unione tra i Cesari e gli Augusti, cioè tra l’Impero Romano d’Occidente e quello d’Oriente. Ricordiamo la presenza nel “Palazzo Ducale” del museo e delle stupende sale di rappresentanze in cui sono tutt’ora conservate stupende opere del Veronese (1528-1588), Tintoretto (1519-1594), Palma il Giovane (1544-1628) e del grande Tiziano (1485-1576).

La “Basilica di San Marco” la fotografiamo putroppo con le impalcature dei restauratori a cui auguriamo un buon lavoro, l’antica chiesa costruita per ospitare le spoglie di San Marco che giunsero in città il 31 gennaio 829 è stata ampliata più volte nel corso dei secoli, l’edificio iniziale in stile romanico-bizantino, assume caratteristiche del gotico fiorito con gli interventi effettuati dal 1063 in poi dal doge Domenico Contarini e dai suoi successori. La facciata principale si compone di 5 archi decorati con bellissime strombature, le colonne, alcuni fregi decorativi e i quattro cavalli di bronzo provengono dall’ippodrono di Costantinopoli, le lunette del piano superiore vennero aggiunte dalla bottega dello scultore toscano Pietro Lamberti tra il 1384 e il 1430 ed arricchite ai lati con sculture che raffigurano guerrieri ed evanagelisti, mentre agli angoli estremi della facciata troviamo le statue dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine. Sono evidenti i riferimenti all’architettura mediorientale, lo dimostrano anche le cupole rivestite in bronzo che ricordano la cappella bizantina della “Vergine delle Rocce” a Costantinopoli. Meritano sicuramente molta attenzione i fregi decorativi dei tre archi del portale principale, i due più esterni presentano scene in cui sono raffigurate i lavori dell’uomo e le allegorie dei mesi dell’anno, tematiche care al gotico e che qui assumono il senso di monito verso il fedele, che potrà accedere alla salvezza eterna solo dopo l’espiazione dei suoi peccati tramite il lavoro quotidiano. Di particolare pregio è anche il mosaico del “Portale di Sant’Alipio” in cui è rappresentata la prima versione dell’edificio durante il trasporto del corpo dell’evangelista e la “Porta dei Fiori” sul lato nord. All’interno della Basilica si possono ammirare gli splendidi mosaici dal fondo oro che ricoprono gran parte delle pareti e delle volte realizzati da artisti veneziani e bizantini. Con il passare dei secoli parte della decorazione musiva rischiava di essere perduta, per questo motivo alcuni mosaici furono rielaborati da vari artisti, ricordiamo quelli più celebri: Paolo Uccello (1397-1475), Andrea del Castagno (1421-1457), Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto e Tiziano.

Il Campanile si trova in maiera insolita isolato dall’edificio sacro, questo ha fatto ipotizzare che inizialmente si trattasse di una torre di avvistamento e che solo in secondo momento venne convertita in campanile. Edificato nel corso del XII secolo è stato un riferimento per molte costruzioni sacre successive specie nell’area veneta. Nel 1514 subì alcune modifiche ad opera dell’architetto Giorgio Spavento, come l’aggiunta della cuspide su cui poggia la statua dell’Arcangelo Gabriele e l’ampliamento della cella campanara. E’ opera di Jacopo Sansovino (1486-1570) la loggetta classicheggiante situtata alla base del campanile e portata al termine 1537. Nel 1902 avvenne il crollo della torre campana dopo alcuni interventi di restauro, il campanile fù ricostruito identico e nello stesso luogo d’origine nell’arco di dieci anni.

Come ultimo monumento vogliamo segnalare la “Scuola Grande di San Giovanni Evangelista”, si trova nel sestriere di San Polo ed è tra le piu antiche della città, il primo nucleo fù eretto nel 1261 ma è durante il XV secolo che assume l’aspetto attuale. Numerosi artisti hanno contribuito a rendere celebre quest’edificio, all’suo interno sono presenti opere di molti artisti importanti, ne ricordiamo alcuni: Jacopo Bellini (1396-1470), Gentile Bellini (1429-1507), Vittore Carpaccio (1465-1526) e il Perugino (1448-1523). L’estetica rinascimentale che caratterizza gli interventi del XV secolo è ben visibili nel “Setto” d’ingresso del cortile realizzato da Pietro Lombardo in cui è protagonista l’aquila dell’evangelista con tre libri tra le zampe.

E’ stata una breve visita che ci ha permesso di rivedere alcuni monumenti della città con un occhio diverso, più attento ai particolari, in cui si è preferito raccontare monumenti “minori” a quelli già noti e più volte documentati, oltre alla galleria fotografica è stato realizzato un piccolo video visibile sul nostro Canale Youtube.

Link consigliati:

Polo Museale Veneziano

Musei Civici Venezia

 

La Redazione.

Video Reportage:

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Restauro “Arca del Beato Giacomo Salomoni”, Forlì

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(Domenica 18 novembre 2012)

Presso il Museo di San Domenico a Forlì sarà presentato al pubblico il restauro della sepoltura del frate domenicano Beato Giacomo Salomoni che a visse a Forlì tra il 1296 e il 1314. Il sarcofago realizzato qualche anno prima del suo arrivo in città nel 1340, fù donato dai Veneziani e realizzato in stile gotico da maestranze della città lagunare.

Link ufficiale:

IBC – Emilia Romagna

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