728 x 90 IMU Leaderboard
mercedes sprinter
вещи недорого

Posts Taggati ‘Arte medievale’

“Magister Giotto” – un racconto multimediale, Venezia

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(13 luglio – 5 novembre 2017)

Quest’anno si festeggia l’anniversario dei 750 anni dalla nascita di Giotto (1267-1337), maestro dell’arte pittorica del periodo tardo medievale e fondamentale tappa per il futuro rinascimento. Presso le sale della “Scuola Grande della Misericordia” di Venezia è in corso un’innovativa esposizione multimediale, un percorso espositivo verbale-visivo-musicale che ne ripercorre le opere più ammirate della carriera artistica di Giotto. Il visitatore potrà percorrere accompagnato dalla voce narrante dell’attore Luca Zingaretti e dalle musiche di Paolo Fresu i sette ambienti allestiti, si comincia con la ricostruzione della grandissima Croce del Presepe di Greccio, si prosegue con le Storie di San Francesco della Basilica superiore di Assisi, con i cicli affrescati della Cappella degli Scrovegni di Padova, i crocifissi toscani e dell’insolita presenza di una sale dedicata alla Missione Giotto realizzata nel 1986 dall’Agenzia Spaziale Europea, che intercettò la Cometa di Halley dipinta nell’adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni. L’evento si ripeterà con l’identico format nel 2018 per Antonio Canova e nel 2019 per Raffaello.

Link ufficiali:

Cultura Italia

Magister Giotto – Venezia

Cose Belle d’Italia Media Entertainment – Milano

Video ufficiale:

 

Share

Napoli (Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Napoli (Campania)

Visitata nell’aprile 2016.

Le prime tracce dell’insediamento umano in città risalgono all’era neolitica e sono state rinvenute presso l’attuale piazza “S. Maria degli Angeli”, nella stessa zona sorgerà l’acropoli e la necropoli di Parthenope fondata dai Cumani nell’ VIII secolo a.C. e destinata a diventare un centro importante della Magna Grecia, stringendo un forte rapporto con la città di Atene. Nel 507 l’aristocrazia cumana espulsa da Aristodemo dalla città madre si trasferisce nella nuova città, che verra ribatezzata con il nome di Neapolis, che presto avrà sempre più importanza nel golfo e sul Mediterraneo, ancora oggi in piazza Bellini e a Forcella sono visibili i resti delle antiche mura greche.

Conquistata nel 326 a.c. dai Romani divenne luogo prediletto per il riposo degli imperatori come Claudio e Nerone, ma nel 476 d.c. nella villa romana fortificata dove oggi sorge Castel dell’Ovo venne imprigionato l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto. Ancora oggi la Basilica di San Paolo Maggiore (che abbiamo visto in restauro) presenta sulla facciata due colonne dell’antico “Tempio dei Dioscuri” costruito verso il V sec. a.C. e distrutto durante il terremoto del 1688, ricordiamo che nel 1972 vennero ritrovate proprio sotto le colonne alcuni resti scultorei di busti e torsi umani oggi sconservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con la fine dell’impero romano d’occidente nel 536 la città divenne provincia bizantina, con le invasioni dei popoli barbari in particolare dei Longobardi, la città divenne un ducato autonomo e dovette difendersi dagli attacchi dei Saraceni provenienti dal nord Africa e dalla Sicilia conquistata dagli arabi nel 827.

Napoli fù teatro di scambi e interessi comuni con il mondo musulmano, per questo fù fortemente ostacolata dal papato di Giovanni VIII. Il ducato ebbe fine con l’arrivo dei Normanni di Ruggero II d’Altavilla nel 1139 che inserirono la città nel neonato “Regno di Sicilia” con capitale Palermo. Successivamente il regno passò sotto gli Svevi di Federico II e Manfredi, negli anni sessanta del XIII secolo arrivarono gli Angioini con Carlo I d’Angiò e Napoli divenne capitale del regno, questo fù per la città un importante momento di sviluppo artistico e culturale, in questi anni vi soggiornarono Francesco Petrarca, il Boccaccio, il pittore senese Simone Martini e il grande Giotto che qui fondò una scuola pittorica.

Nel 1442 il potere andò agli Aragonesi, sotto il dominio di Alfonso il Magnanino vennero costruiti alcuni dei monumenti più belli della città, ricordiamo l’ Arco del Maschio Angioino, Palazzo Filomarino, Porta Capuana e Palazzo Como e negli anni del’500 i quartieri spagnoli e via Toledo. Durante il XVII secolo con la rivolta di Masaniello la città per pochi mesi proclama la repubblica indipendente che viene subito repressa dagli spagnoli, ad aggravare la situazione anche un eruzione del Vesuvio e l’epidemia di peste che causò la morte di migliaia di persone. Conquistata dall’Austria nel 1734 ritorna in mano spagnola con la dinastia di Carlo di Borbone, nel 1806 fù conquistata da Napoleone Buonaparte ma nel 1815 è definitivamente passata ai Borboni che nè faranno la capitale del “Regno delle Due Sicilie”. Nel 1860 la spedizione garibaldina la libera dal domino spagnolo per annetterla al Regno d’Italia, privata del ruolo di capitale Napoli subisce un inesorabile tracollo sociale e economica.

I nostri ricordi d’infanzia riaffiorano in questa calda giornata di primavera, scesi dalla stazione centrale andiamo incontro ai nostri amici che ci ospiteranno e che saranno i nostri ciceroni, in questi giorni approfitteremo per visitare anche altre località come: Pompei, Torre Annunziata, Ercolano e un immancabile visita al Vesuvio.

Il centro storico patrimonio dell’Unesco dal 1995 è qualcosa di unico al mondo, un dedalo di strade e palazzi storici, rovine antiche e castelli fanno di Napoli un inestimabile tesoro artistico, la storia millenaria di questa città è spettacolarmente evidente nei diversi stili artistici e architettonici dei suoi edifici. Camminando per “Spaccanapoli” ovvero l’antico decumano inferiore romano si posano i piedi sugli strati della storia di questo posto ed inevitabilmente la testa volge lo sguardo in alto, verso i portoni, i balconi, le facciate dei palazzi, che rendono il tutto davvero scenografico.

In questo breve Reportage ricordiamo alcune tappe del nostro viaggio.

Tra i primi edifici che visitiamo c’è la Chiesa di San Domenico Maggiore tra le più note in città, voluta da Carlo II d’Angio fù eretta tra il 1283 e il 1324 propio lungo l’attuale Spaccanapoli, costruita in stile gotico si compone di tre navate e un totale di 27 cappelle, mentre la pianta a croce latina presenta un ampio transetto e un abside poligonale. L’edificio è dotato di una facciata principale e di un’ingresso secondario che si affaccia sull’omonima piazza, dove si trova anche un elegante obelisco barocco costruito da Cosimo Fanzago e sensibilmente modificato nel progetto da Francesco Picchiati che conclude l’opera nel 1666. A destra della facciata si erge il campanile risalente al XVIII secolo e al suo interno sono custoditi numerosi capolavori dell’arte, dalle tracce degli affreschi trecenteschi, alle eleganti tele del XV e XVI secolo, sino ai capolavori del barocco.

La Chiesa del Gesù Nuovo sorge nell’omonima piazza, dove si trova anche l’ “Obelisco dell’Immacolata” di Giuseppe Genoino che lo realizzò a metà del XVIII secolo. La chiesa è tra le più conosciute di Napoli ed è un elegante esempio dell’architettura barocca eretta sul luogo dove sorgevano le antiche terme romane. L’edificio è un riadattamento del “Palazzo Sanseverino” che fù completamente sventrato tra il 1584 e il 1601 per volere dei gesuiti che lo acquistarono. La facciata a bugne insieme con il portale d’ingresso risalgono al progetto iniziale dell’architetto Novello da San Lucano (1435-1516), l’interno venne rielaborato in epoca barocca ad opera del Valeriano e del Provedi, mentre risale al 1635-1636 l’affresco della cupola raffigurante il “Paradiso” di Giovanni Lanfranco. Dopo il terremoto del 1688 vennero eseguiti alcuni interventi di restauro al portale d’ingresso vennero aggiunte due colonne, due angeli e lo stemma, la cupola fù ricostruita da Arcangelo Guglielmelli e affrescata da Paolo De Metteis. Dopo la cacciata dal Regno di Napoli dei gesuiti la chiesa venne affidata ai francescani riformati che affidarono nel 1786 i lavori di restauto all’ingegnere Ignazio di Nardo. Nel 1900 l’ordine dei gesuiti potè ritornare e furono testimoni del bombardamento della chiesa durante il secondo conflitto mondiale, fortunatamente l’ordigno più pericoloso non espolse. Certamente la facciata dell’edificio è un elemento caratteristico ed unico, realizzato in pietra di piperno, presenta strani simboli incisi sulle bugne, numerosi interpretazioni stanno cercando di dare un senso a questi simboli che sembrerebbero appartenere alla lingua aramaica, alcuni studioso prediliggono la tesi dei simboli alchemici in uso nel XVIII secolo, altri concordono sulla partitura musicale.

Altro simbolo della città partenopea è la Basilica di Santa Chiara situata in via Benedetto Croce a pochi metri di distanza dalla “Chiesa del Gesù Nuovo” , dotata di un’ala adibita a monastero al cui interno si trovano quattro chiostri monumentali. L’edificio venne costruito nel 1310 su progetto dell’architetto Gagliardo Primario, voluta dal re Roberto d’Angio fù consacrata soltanto nel 1340 e divenne subito un centro di riferimento della città. Contribuirono a decorare gli interni i maestri Tino di Caimano e Giotto, durante il XVIII secolo Domenico Vaccaro e Gaetano Buonocore conferirono alla chiesa linee barocche e nelle cappelle poste opere di Francesco Mura, Sebastiano Conca, Giuseppe Bonito. Purtroppo l’edificio subì un grave incendio durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, questo portò alla perdita degli affreschi giotteschi di cui si conservano solo pochi frammenti e delle decorazioni settecentesche. Durante i restauri del 1944 si decise di riportare la chiesa al suo stile originario cioè quello gotico, adoperando i materiali dell’epoca come le lastre di piperno, e ridando alla facciata principale la struttura a capanna con rosone. Restiamo molto affascinati anche dalla torre campanara costruita tra il 1338 e il 1604, costruito in tre ordini architettonici differenti: il primo trecentesco caratterizzato da un paramento di blocchi di pietra, il secondo con lesene marmoree e mattoni, il terzo con lesene ioniche. Le iscrizioni che decorano la torre risalgono al periodo angioino, scritte in caratteri gotici raccontano della costruzione della basilica. Visitiamo l’interno dell’edificio che si compone di un’unica alta navata che fin da subito ci appare  spoglia e con pochissime decorazioni, tra le opere custodite ricordiamo: il “Sepolcro di Agnese e Clemenza di Durazzo” del XV secolo, il “Sepolcro di Antonio Penna” realizzato da Antonio Baboccio da Piperno, alcuni frammenti di una “Madonna con Bambino adottata da Antonio e Onofrio Penna” di un anonimo artista d’ispirazione giottesca. Nella cappella dedicata a San Francesco d’Assisi ammiriamo la scultura che raffigura il santo realizzata da Michelangelo Naccherino nel 1616, nella zona absidale si trovano i due monumenti sepolcrali di Tino di Caimano realizzati tra il 1330 e il 1336, spicca su tutti il grande monumento al re Roberto d’Angiò costruito dai fratelli Bertini provenienti da Firenze. Purtroppo non riusciamo a visitare il Museo dell’Opera di Santa Chiara che ricostruisce la storia dell’edificio attraverso i suoi reperti.

Giungiamo in Piazza Pleibiscito, una tra le più belle e scenografiche d’Italia, simbolo della rinascita di Napoli negli anni novanta, ancora ricordiamo quando era un parcheggio, mentre ora accoglie turisti da tutto il mondo. Nella piazza si trovano il Palazzo Reale sede dei sovrani spagnoli costruito tra il 1600 e il 1858, si ricordano gli architetti che vi parteciparono alla realizzazione: Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti. Purtroppo durante la nostra visita la facciata era in restauro e non abbiamo potuto avuto il tempo di visitare il palazzo. La piazza come ci appare oggi è il risultato degli interventi del re francese Gioacchino Murat che con la demolizione di alcuni edifici religiosi nè aumenta le dimensioni, permettendo ai suoi architetti il napoletano Leopoldo Laperuta e Antonio De Simone di realizzare il porticato semicircolare elemento scenografico del “Foro Gioacchino” completato nel 1815.

Con il rientro della corona spagnola, il re Ferdinando IV decise di costruire la Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola, così il progetto precedente viene fermato e cambiato. L’edificio fù progettato dall’architetto svizzero Pietro Bianchi, che riprese l’idea del suo predecessore ispirandosi al Pantheon di Roma, anche se fù obligato dal sovrano a non superare l’altezza del “Palazzo Reale”. La consacrazione avvenne nel 1846 e divenne subito un simbolo del neoclassicismo italiano, la facciata si compone di sei colonne ioniche in marmo di Carrara, l’architrave sorregge il timpano al cui interno si trovano la statua del santo di Giuseppe del Nero e la statua di “San Ferdinando di Castiglia” e della “Religione” entrambe opere dello scultore tedesco Heinrich Konrad Schweickle. La pianta circolare dell’interno porta l’attenzione a concentrarsi sulla cupola, tuttavia al suo interno sono custodite molte opere di importanti artisti, nè ricordiamo alcune: “Sant’Onofrio” di Luca Giordano,  la “Trinità” di Paolo De Metteis, “San Giovanni Battista” di Antonio Licata, il “Transito di San Giuseppe” di Camillo Guerra, il “Cristo crocifisso” di Tommaso De Vivo e il “Martirio di Sant’Irene” di Fabrizio Nenci. Per i dettagli vi rimandiamo ai link sotto l’articolo.

Percorrendo la pedamentina, una lunga e panoramica scalinata che ci porta sul colle del Vomero, giungiamo al Castel Sant’Elmo che prende il nome da un’antica chiesa dedicata a Sant’Erasmo. Tra le prime fortificazione a sorgere sul colle da cui è possibile controllare il golfo e l’intera città ci furono i normanni, che  qui costruirono una torre fortificata. Il castello che oggi vediamo fù eretto sul tufo giallo nel 1329 per volere di Roberto il Saggio su progetto di Francesco de Vico e Tino di Caimano, a cui sucedette Attanasio Primario e Balduccio de Bacza. Nel 1537 Carlo V commissionò i lavori di ricostruzione all’archietetto Pedro Luis Escrivà che gli diede la caratteristica pianta stellare a sei punte, priva di torrioni. Lo stemma all’ingresso porta le insegne di Carlo V mentre dodici feritorie puntano sul ponticello d’ingresso pronte ad intervenire qual’ora il ponte fosse in pericolo. Sul piazzale del castello si trova la chiesa dedicata a Sant’Erasmo costruita durante il domino spagnolo dall’architetto Pietro Prati nel 1547, per poi subire interventi successivi ad opere di Domenico Fontana. Dal XVII al XIX secolo divenne una prigione, mentre nel XX secolo venne adibito a carcere militare. Oggi l’intero castello è un museo ed è sede del Museo Napoli Novecento 1910-1980 in cui sono conservate le opere degli artisti cari alla città.

Altri monumenti li visitiamo in una breve passeggiata accompagnati dai nostri ciceroni, anche se ad un certo punto decidiamo di muoverci autonomamente, ed ecco allora che visitiamo l’elegante Galleria Umberto I del XIX secolo e il Maschio Angioino. Di quest’ultimo edificio ammiriamo il portale d’ingresso, vero gioiello rinascimentale della città, voluto dal re Alfonso d’Aragona e attribuito allo scultore Francesco Laurana. D’ispirazione classica il monumento descrive un corteo regale nella parte inferiore affiancato da due colonne ioniche, mentre nella parte superiore vi sono collocate le statue delle quattro virtù: Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità.

Concludiamo la nostra escursione sulla riviera di Chiaia per ammirare l’antico Castel dell’Ovo che sorge sul luogo dove venne fondata l’antica Parthenope e dove nel I sec. a.C. si trovava la splendida villa romana di Lucio Licino, anche questo monumento come tanti altri della città se potesse parlare chissà quanti segreti avrebbe da raccontarci. L’unico museo che riusciamo a visitare è il Museo Archeologico Nazionale, che conserva oltre a preziosi reperti dell’arte classica, una collezione incredibile delle opere rinvenute nell’area vesuviana che ci permette di completare con la visita degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano il nostro reportage con grande soddisfazione.

La Redazione.
Link ufficiali:

Città di Napoli – Wikipedia

MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Palazzo Reale

 
Share

Matera, (Basilicata)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La capitale della cultura europea del 2019, Matera (Basilicata).

visitata nel febbraio 2015

Nel 2019 Matera sarà la capitale europea della cultura insieme alla città di Plovdiv in Bulgaria. Il suo centro storico conosciuto nel mondo per i “sassi”e l’ingegnoso impianto idrico sono già stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1993. Era da molto tempo che volevamo documentare questo grandissimo museo a cielo aperto che è la città di Matera, così, com’é nostra abitudine, abbiamo sfoderato la macchina fotografica e con tanta buona volontà dettata dalla nostra passione per la storia dell’arte ci siamo addentrati nei suoi tesori. La città vecchia si presenta in splendida forma, ben illuminata, tanti cantieri per restauri e numerose chiese rupresti da visitare.

Sin dal Paleolitico le grotte delle “gravine” furono luogo di insediamento umano, come dimostrano ritrovamenti fossili molto probabilmente dell’età del ferro. Il primo nucleo urbano venne occupato dai coloni Greci e lo dimostrerebbe il simbolo stesso della città, un bue con una spiga di grano, elementi che riportano alla vicina Magna Grecia. Sotto i romani non rivestì particolare importanza; nel 664 d.c. fu conquistata dai Longobardi e successivamente fu teatro di feroci scontri tra le truppe dei Franchi e i Saraceni. Nel 1043 divenne parte dei territori Normanni, poi degli Aragonesi e nel 1663, in epoca spagnola, divenne capoluogo della Basilicata. Questo titolo le fu tolto all’inizio del XIX secolo sotto il regno di Giuseppe Bonaparte a favore di Potenza. Nel 1952 con una legge nazionale i Sassi vennero sgomberati e i 15.000 abitanti dei Sassi trasferiti nei nuovi quartieri residenziali. Nel 1980 fu parzialmente danneggiata dal terremoto dell’Irpinia. Nel 1986 una nuova legge nazionale finanziò il recupero degli antichi rioni materani, ormai degradati da oltre trent’anni di abbandono.

I “Sassi” sono divisi in due dalla “Civita”, essi prendono il nome di “Sasso Barisano” e “Sasso Caveoso” ed oltre alle affascinanti stradine ed alle pittoresche vedute presentano numerose cisterne di cui abbiamo avuto la fortuna di visitare la più grande conosciuta. Passeggiare per le vie del centro è proprio come fare un tuffo nel passato con la possibilità di ammirare e godere dei tesori artistici e architettonici lasciati dalle varie stratificazioni dell’età medievale, rinascimentale e barocca.

Il primo monumento che ci troviamo di fronte è il grande “Convento di S. Agostino”, costruito nel 1592 ma restaurato in seguito ai danni subiti a causa del terremoto del 1734. Il complesso comprende anche la “Chiesa di Santa Maria delle Grazie” del 1594.

La “Cattedrale della Madonna della Bruna e di S. Eustachio” si trova nella “Civita” e fu costruita nel XIII secolo in stile romanico su un piano elevato di oltre sei metri che le permetteva di staccarsi dalle altezze degli altri edifici. L’esterno dell’edificio sacro è pressapoco lo stesso da secoli e ancora oggi è possibile ammirare il rosone sormontato dall’arcangelo Michele e affiancato da 4 colonnine che simboleggiano gli evangelisti; sopra di esso 12 archetti ciechi con le piccole colonne ricordano invece gli apostoli. Sul lato che si apre sulla piazza si trovano altre due porte d’ingresso, una detta “porta dei leoni” per le due sculture in pietra e l’altra chiamata “porta della piazza” con un antico bassorilievo rafffigurante Abramo. Il campanile, che difficilmente passa inosseravato, è alto 52 metri ed è decorato con le tipiche aperture a bifore romaniche con in cima una piramide. L’interno è organizzato secondo la pianta a croce latina a tre navate, nel corso dei secoli arricchito di decorazioni come l’affresco d’epoca bizantina del 1270 in cui è raffigurata la “Madonna della Bruna con il Bambino ” forse realizzato da Rinaldo da Taranto probabilmente autore anche del “Giudizio Universale” scoperto dopo i restauri. Nella zona absidale è situato anche il coro ligneo del 1453 realizzato da Giovanni Tantino di Ariano Irpino.

Tra i monumenti che più ci ha colpito per la sua bellezza vi è certamente la “Chiesa di S. Giovanni Battista” eretta nel 1233 e intitolata al santo nel XVII secolo, dopo esser stata in un primo momento dedicata a “S. Maria la Nova”, e costruita in gran parte in stile romanico. Gli elementi che ci hanno subito incuriosito sono i motivi decorativi dell’arco del portale maggiore che ci rimandano al gusto arabo mentre al di sopra di esso si trova la statua in tufo del santo. Il suo spazio interno, raccolto e intimo ricorda le atmosfere medievali con l’uso delle volte a crociera per le navate laterali, mentre per quella centrale si è adoperata la volta a vela. Un cronista del settecento così la descrive: “Resta ora di ragionar della chiesa di S. Maria la Nova intorno alla quale è da osservarsi l’architettura non tanto al di dentro, quanto da fuori. Tutta è ben disposta, ed adorna, ma sopra di tutto meravigliosa è al di fuori circa la perfezione e bellezza del lavorio bizantino, per ogni parte ch’ella si voglia riguardare. Ma più di ogni altra cosa è da riguardarsi da tutti e quattro li lati, rappresenta una prospettiva differente dall’altra con vario e diverso lavorio, adornata di molte statue e diversi animali e su la cime tre cupolette di gran altezza, e di queste fattezze poco, o rare chiese si rattrovano in questo Regno”.

Molto graziosa ci é apparsa la piccola piazza Sedile, dove si trova l’omonimo “Palazzo del Sedile”, attualmente sede del Conservatorio della città; il suo impianto originario risale al 1540 per poi essere ristrutturato nel 1759 con l’aggiunta delle due torri campanarie ornate da sei statue, donando all’intera facciata un magnifico impianto scenografico.

Circondata da una piazza recentemente rivisitata nella sua pavimentazione si trova la “Chiesa di S. Francesco d’Assisi”, che apprezziamo per la bellissima facciata in stile barocco risalente, come l’intero edificio al 1670, anno della sua ricostruzione. All’interno si trova l’antica cripta dei S. Pietro e Paolo e un prezioso affresco del XII secolo.

In Piazza Vittorio Veneto abbiamo l’appuntamento per una visita guidata all’interno dell’antica cisterna chiamata “Palombaro Lungo”. Dopo l’urbanizzazione della zona del Piano che iniziò alla fine del XVI per concludersi nel XIX secolo, divenne indispensabile un sistema di rifornimento idrico per le abitazioni che al contrario dei “Sassi” ne erano prive. Per secoli si é scavato nella roccia per soddisfare il continuo aumento del fabbisogno d’acqua da parte della popolazione, e l’ultimo intervento a tal proposito è documentato nel 1870. L’altezza della cisterna nel punto più alto é di circa quindici metri e la sua capacità é di cinquemila metri cubi d’acqua. Durante la nostra visita ci avvalliamo di una guida locale che ci spiega che siamo di fronte ad un opera per certi versi unica (poiché scavata) e paragonabile per dimensioni e portata alla più nota cisterna di Istanbul. Sul soffitto della cisterna si notano ancora i fori degli antichi pozzi posti nella piazza sovrastante, ma anche curiosi segni lasciati in passato da secchi di metallo alla deriva e tracce scure lasciate dal livello dell’acqua raggiunto in una particolare occasione sulle pareti ricoperte con coccio-pesto, un intonaco che le rende lisce ed impermeabili.

Altro edificio di notevole fascino situato nella medesima piazza è la “Chiesa di S. Domenico”: essa è tra le più antiche chiese della città e le sue origini risalgono al XII secolo. Durante i secoli la comunità monastica ivi residente riuscì a sopravvivere solo grazie alle donazioni dei benefattori, ma con il passare del tempo la chiesa acquistò sempre più prestigio tra i territori della “Terra d’Otranto”. Nel Settecento è descritto: “Molto comodo di stanze per li Padri con corridori, nofficine, magazzini e chiostro quadrato, così di sottani come di soprani con diversi appartamenti di camere, e per Provinciali, per maestri e per olti frati”. Il rosone della facciata di pregevole fattura è adornato al centro con il simbolo dei domenicani, il cane con la fiaccola in bocca, ai lati con due figure umane e nella parte bassa con un telamone, mentre in alto si trova la figura dell’Arcangelo Michele. Merita particolare attenzione la bellissima cupola dai richiami bizantini.

Matera nasconde nel suo sottosuolo moltissimi segreti come le tantissime chiese rupestri ormai quasi tutte con ingresso a pagamento e spesso malamente conservate. Ne visitiamo alcune, tra cui la “Chiesa di S. Pietro in Monterrone” del XI secolo, scavata interamente nella roccia. E’ aperta al pubblico invece la “Chiesa di Santo Spirito” situata proprio sotto piazza Vittorio Veneto all’entrata del “Palombaro Lungo”. L’edificio, oggi in pessime condizioni, venne costruito in una prima fase tra VIII e IX secolo, rimaneggiato alla fine del XV e del XVI secolo, quando assunse l’impianto a tre navate costituite da volte e pilastri un tempo riccamente decorati da affreschi oggi in gran parte illeggibili. Il campanile risale invece agli interventi voluti dal commendatore Zurla nel 1674, mentre la statua della Madonna che oggi si trova sulla facciata della “Mater Domini” (XVII – XIX sec.) era situata all’interno della chiesa.

Altro edificio importante che si può ammirare a Matera è il “Palazzo dell’Annunziata” in piazza Vittorio Veneto costruito nel 1735 con lo scopo di ospitare un convento. Venne realizzato su progetto dell’archiettto Vito Valentino di Bitonto anche se nell’ultima fase viene sostituito da Mauro Manieri di Lecce. Il cornicione e l’orologio risalgono ai primi del XIX secolo. I lavori di restauro al palazzo si sono conclusi nel 1998 dopo anni di abbandono post-terremoto, e attualmente al suo interno si trova la biblioteca provinciale.

Ci sarebbe piacuto rimanere un po di tempo in più ma siamo soddisfatti del nostro Reportage che condividiamo con lo spirito di invogliare e promuovere le bellezze artistiche e non solo di una delle città che ha saputo sfidare il tempo mantenendo inalterata la sua storia.

La Redazione

 

Link consigliati:

Wikipedia – Matera

Comune di Matera

Matera Capitale Cultura 2019

Share

Oria (Brindisi, Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

 

Oria (Brindisi), Puglia.

Visitata nel settembre 2014.

Il fascino del centro storico della città di Oria non è solamente dovuto ai suoi monumenti e alle opere d’arte che possiede ma anche alla sua posizione collinare dalla quale domina il territorio circostante. Ancora oggi è possibile districarsi tra gli stretti vicoletti che circondano la basilica e il castello, che ci riportano inevitabilmente ad atmosfere di secoli lontani. Di storia, Oria, ne possiede tanta: secondo Erotodo fu fondata da un gruppo di naufraghi cretesi, che la chiamarono Hyria. Nel corso dell’VIII secolo a.c. aderì alla confederazione messapica e i suoi rapporti commerciali erano frequenti sia con le città confederate che della Magna Grecia, in particolar modo con la vicina Taras (Taranto). I romani ne fecero un loro municipio nell’ 88 a.c. mentre durante i regni bizantini e longobardi venne più volte saccheggiata e bruciata dai saraceni. La città fu conquistata dai normanni e poi da Federico II di Svevia nel 1062, vi succedettero gli angioini e gli spagnoli, ma dal XVI secolo si assiste ad un lento declino della sua importanza strategica.

Dei principali monumenti di Oria visitiamo subito il magnifico “Castello degli Imperiali” che deve il suo aspetto attuale alle modifiche subite nel corso del tempo. Il colle più alto della città ospitava un tempo l’antica acropoli dei messapi, nel XI secolo i normanni fortificarono un edificio probabilmente già esistente mentre successivi interventi furono realizzati nel corso del regno degli svevi di Federico II e nel periodo angioino a cui si attribuisco la costruzione delle due torri dette “del Salto” e del “Cavaliere”. L’edificio si articola su di una base a triangolo isoscele con il vertice a nord e conserva al suo interno eleganti sale di ricevimento e di rappresentanza. Nella piazza d’armi sono conservate alcune antiche colonne bizantine e l’ipogeo dei santi Crisanti e Daria del IX secolo. Ricordiamo che nel 1897 il castello fu in parte distrutto da un ciclone che colpì l’intera città così che furono necessari importanti interventi di conservazione. Nell’estate del 2013 abbiamo trovato il castello posto sotto sequestro e pertanto chiuso al pubblico. Quest’anno, fortunatamente, per diverse domeniche il castello è stato aperto alle visite grazie alla delegazione locale di Legambiente.

La “Basilica minore di S.M. Assunta in cielo” di Oria fu eretta per volere del vescovo Castrese Scaja a partire del 1750 su progetto del architetto partenopeo Giustino Lombardi. Precedentemente sulla stessa area detta colle “Del Vaglio” sorgeva una antica chiesa del XIII secolo demolita nel 1743 dopo che un forte terremoto la rese pericolante. In questa area è documentata anche la presenza di un antico tempio pagano infatti l’attuale “piazza cattedrale” sorge proprio sulla parte meridionale dell’antica acropoli messapica. Lo stile adottato per la ricostruzione settecentesca del tempio è il Barocco, che si riflette nella composizione della facciata in carparo (pietra locale) suddivisa da una finta balaustra in due ordini e tripartita verticalmente da doppie coppie di paraste con capitelli corinzi, mentre il rosone è decorato con elementi Rococò ed è coronato da un timpano mistilineo privo della cimasa andata distrutta durante il ciclone del 1897. L’interno fu riorganizzato su di una pianta a croce latina, sul modello della basilica di San Pietro a Roma. All’interno della basilica, oltre ad importanti sculture di scuola veneziana, si trovano pregevoli manufatti in marmo e stucco. Dall’esterno la magnifica cupola con lanternino a bulbo è decorata con mattonelle in ceramica policroma e alle spalle della basilica si trova la “Torre Palomba” detta anche “carnara”, un tempo parte della fortificazione messapica e utilizzata sino al XVIII secolo come ossario.
Durante gli scavi della piazza nel XIX secolo si scoprirono tracce di quella che un tempo doveva essere l’acropoli messapica.                       Oggi oltre alla basilica si può ammirare anche il “Palazzo vescovile” eretto tra il 1564 e il 1570 dall’arcivescovo Gian Carlo Bovio e al cui interno si conservano importanti reperti della civiltà messapica, romana e dell’antica cattedrale medievale. Ricordiamo inoltre la presenza di pitture murali attribuite a Pellegrino Tibaldi (1527 – 1596).

Ad introdurre i visitatori nel caratteristico ghetto ebraico è “Porta Taranto” detta anche “Porta degli Ebrei”. La prima costruzione risale all’ XI secolo ma fu completamente fatta ricostruire nel 1433 dal principe Giovanni Antonio Orsini. Ancora oggi si possono ammirare sulla facciata gli stemmi della città e una statua dell’immacolata del XVI secolo.
L’altra porta ancora esistente è “Porta Manfredi”, ricostruita da Michele III Imperiali nel 1727, è nota anche come “Porta degli Spagnoli” poichè da qui le truppe spagnole riuscirono ad entrare nella città dopo un lungo assedio agli inizi del XVI secolo. Questa reca lo stemma di Oria e un tempo era adornata da tre statue rimosse dopo il ciclone del 1897. Ci troviamo a pochi passi dalla graziosa e raccolta piazza Manfredi sulla quale si affaccia il palazzo detto “Il Sedile”; voluto da Michele III imperali nel XVIII secolo, in stile Barocco, decorato con le statue di S. Carlo e S. Borromeo e di S. Barsanofio, ancora oggi conserva intatta tutta la sua eleganza.

Altro importante monumento religioso ad oggi sconsacrato ed adibito a spazio espositivo è la “Chiesa di San Giuseppe Battista” costruita per volere della baronessa Filippa di Cosenza nel XVI secolo. Sullo stemma della facciata si può ancora vedere il simbolo del papa Paolo III. Lo stile barocco anche in questo caso ricopre quello di un preesistente edificio romanico del XIV secolo. La facciata realizzata in carparo e pietra bianca leccese è decorata con paraste corinzie ed un raffinato portale d’ingresso. All’interno dell’edificio si conservano ancora alcuni frammenti di pitture murali gotiche in cui vengono raffigurati i santi della chiesa.

Oria è un piccolo borgo a cui siamo molto affezionati, uno dei tanti che si trovano in Italia, sono proprio questi i tesori “minori” che più interessano la redazione di Infomuseum, secondo un idea di ricerca storico-artistica che non si basa solo su reportages dei grandi itinerari turistici di massa, ma che volentieri pone l’attenzione sui piccoli musei e monumenti che visiteremo e documenteremo in questa sezione.

La Redazione.

Video Reportage:

Link consigliati:

Comune di Oria

Legambiente – Oria

Share

Brisighella (Ravenna, Emilia Romagna)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

visitata nel aprile del 2014

Un borgo molto suggestivo come Brisighella merita certamente una visita attenta, situato nel Lamone e costruito su tre colli rocciosi di gesso il piccolo paese offre al visitatore un ambiente calmo e di intima bellezza. Le sue origini risalgono all’XIII secolo con l’edificazione da parte di Maghinardo Pagani della roccaforte, nel 1310 Francesco I Manfredi (Signore di Faenza) su di un’altro colle edificò la costruzione di una rocca che venne nel corso dei secoli rimaneggiata nel XIV secolo e conclusa con la costruzione delle mura e della torre ad opera dei veneziani nel 1508.

Tra gli edifici da non perdere ricordiamo la “Pieve di S. Maria” edificata nel VI secolo dall’imperatore bizantino Maurizio Tiberio (582-602), purtroppo durante il secolo scorso fu ridotta ad un rudere e il restauro si è concluso da pochi anni. A pochi chilometri sulla strada per Faenza si trova la “Pieve di San Giovanni in Ottavo” risalente all’ XI secolo, al suo interno si trovano reperti molto probabilmente parti di un tempio pagano dedicato a Giove Ammone. Risale invece al XVI secolo la “Chiesa dell’Osservanza” che all’interno custodisce un opera del Palmezzano la pala “Madonna con Bambino e Santi” del 1520.

La “Rocca di Brisighella” del 1228 si staglia sul colle con le sue torri cilindriche, saranno i veneziani che durante il breve periodo di dominio sulla Romagna agli inizi del XVI secolo la collegheranno alle mura cittadine.

Il borgo si caratterizza anche per la nota “Via degli Asini”, una stradina che percorriamo con molta emozione, guardando attraverso gli archi di diverse dimensioni si possono ammirare le case e il paesaggio circostante. La strada coperta nasce in origine per scopi difensivi e solo in un secondo momento si cominciarono a costruire i fondaci, le stalle e i negozi. Il nome deriva dall’uso antico ci trasportare a dorso degli asini il gesso delle vicine cave. Tra le sue stradine si trova anche l’antica “fontana vecchia” costruita nel 149o.

La Redazione.

Link ufficiali:

Comune di Brisighella (RA)

Brisighella (sito a cura Pro Loco)

Share