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Posts Taggati ‘Arte Moderna’

“Labirinti del cuore”, Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma, Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(24 giugno – 17 settembre 2017)

Un’artista che si distingue dai suoi contemporanei è sempre meritevole di fama e successo, ma una morte giunta troppo prematura può interrrompere l’ascesa di un grande genio quali Giorgio da Castelfranco (1478 circa -1510) detto il Giorgione. Tra le sue opere più conosciute ricordiamo il “Ritratto di due amici”  in cui emergono chiare e determinate le attenzioni che l’artista pone sui moti d’animo che portano Giorgione ad interpretare la psicologia dei suoi modelli, anticipando e ispirando la nuova ritrattistica del ‘500. La mostra allestitapresso le sale di Palazzo Venezia e Castel’Sant’Angelo a Roma, pone come fulcro dell’esposizione proprio il ritratto del maestro veneto che si confronta con le opere di altri grandi maestri del Cinquecento come: Tiziano, Tintoretto, Romanino, Moretto, Ludovico Carracci, Bronzino, Barocci e Bernardino Licinio. Le opere portano il visitatore ad esplorare il labirinto che ogni uomo porta dentro di sè nell’esperienza amorosa, tra abbandono e nostalgia.

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Torino (Piemonte)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

visitata nell’aprile 2017.

Era da tempo che volevamo far ritorno a Torino per visitarla e cercare di scoprire i tesori dell’arte che si nascondono nelle strade del centro storico. Usciti dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova ci dirigiamo verso Piazza Castello, le strade disposte secondo uno schema a griglia, riprendono la tradizione romana del cardo e decumano mentre i viali alberati oggi trafficatissimi, rappresentano uno dei primi esempi di “grandi strade” che si diffonderanno nelle capitali di tutta l’Europa. Attraversiamo piazza Carlo Felice e camminiamo per via Roma che ci riporta ai secoli d’oro del Barocco, le due statue in piazza CNL sono opere di Umberto Baglioni, lo scultore ha così raffigurato il Po e la Dora nel 1937, le statue sono anche note per essere state la scenografia di una scena del film “Profondo rosso” di Dario Argento.

A questo punto ci troviamo dietro le due chiese gemelle di Piazza San Carlo, ovvero a sinistra la “Chiesa di San Carlo Borromeo” e a destra la “Chiesa di Santa Cristina“. L’edificio dedicato al santo fù progettato nel 1618 ed non è chiaro ancora oggi chi lo abbia disegnato, mentre è certo che il cantiere fu diretto da Antonio Maurizio Valperga, mentre la facciata è del 1834 opera dell’architetto Ferdinando Caronesi che trae ispirazione dalla gemella. La chiesa dedicata alla santa invece risale al 1639 ed è opera di Carlo di Castellamonte e di suo figlio Amedeo.  Solo nel 1716 la bellissima facciata che ancora oggi ammiriamo venne terminata dal genio di Filippo Juvarra.

Al centro della piazza si trova dal 1838 il monumento equestre dedicato a Emanuele Filiberto di Savoia realizzato da Carlo Marocchetti a Parigi dove venne esposto per un breve periodo al Museo del Louvre. L’opera raffigura il sovrano mentre tira le redini del suo cavallo con la spada nel fodero con una gran resa palstica del movimento. La piazza testimone della storia cittadina conserva ancora i suoi antichi caffè che ci riportano ai primi anni del Novecento e a quell’atmosfera di spensieratezza che verrà spazzata via con gli orrori del primo conflitto mondiale.

Proseguiamo per via Roma, la strada oggi pedonale riprende l’antico reticolato della Taurinorum romana e nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi, progettata alla fine del XVI secolo dal architetto Ascanio Vitellozzi per volere dei reali sabaudi fù ristrutturata nei primi anni del Novecento pur mantenendo il suo stile Barocco.

Ed ecco che visitiamo Piazza Castello e qui facendo una panoramica a 360° si possono ammirare tra i più bei edifici della storia dell’arte e i capolavori dei grandi maestri della pittura italiana. Primo fra tutti “Palazzo Madama” con la spettacolare facciata opera del Juvarra costruita tra il 1716 e 1718, caratterizzata dai nove grandi finestroni che si affacciano sulla piazza. Gli elementi innovativi della facciata conferiscono all’edificio una monumentalità maestosa, si notano i bugnati, le tre arcate, i ricchi trofei di guerra come negli antichi monumenti romani vengono qui scolpiti da Giovanni Baratta, attivo anche nella realizzazione del cornicione.

Il “Castello degli Acaja” la fortezza medievale che sorge sulle rovine dell’antica “Porta Praetoria” romana si trova proprio adiacente all’edificio del Juvarra. Purtroppo non riusciamo a visitare il Museo Civico d’Arte Antica che si trova all’interno di Palazzo Madama per una riunione sindacale del personale, non ci perdiamo d’animo e facciamo un giro sotto i portici che in questo caldo lunedì mattino di primavera sembra particolarmente trafficato, notiamo le antiche vetrine in stile floreale, l’imponente “Palazzo dell’Armeria Reale”, la piccola e silenziosa “Galleria SubAlpina” mentre sullo sfondo della piazza si trova il “Palazzo Reale” progettato dal Vittozzi nel XV secolo, l’edificio si arricchisce nei secoli di numerose stanze decorate secondo i dettami dell’architettura Barocca se pur l’esterno richiami più un’architettura militare che reale, inoltre il palazzo è comunicante con il duomo tramite la “Cappella della Sacra Sindone” dove si trova la magnifica cupola dell’architetto Guarino Guarini . E per noi c’è un’altra delusione, la cupola dopo l’incendio del 1997 non è ancora visitabile, e qui evitiamo qualsiasi inutile commento sulla situazione dei beni culturali nel nostro paese…che amarezza non poter ammirare un capolavoro del Barocco visto sempre e solo in foto. La cupola che venne aggiunta dal Guarini ad un progetto già approvato è nota per l’effetto ottico che il visitatore ha quando si trova al di sotto degli archetti che formano esagoni e che danno l’impressione che la cupola sia molto più alta, questa costruzione rappresenta nella Storia dell’Arte un passaggio fondamentale per l’estetica Barocca. Non ci perdiamo d’animo e ci accontentiamo di vedere un’altretanto capolavoro del maestro modenese situato nella “Chiesa di San Lorenzo”, parliamo della cupola centrale costituita da sedici costoloni che si intrecciano formando dei triangoli, e definendo un disegno fitto e complicato, soluzione tanto amate dal Guarini.

Ci fermiamo ad ammirare la sobria facciata rinascimentale della “Cattedrale di San Giovanni Battista” eretta sul luogo dell’antica area sacra dove sorgevano tre chiese paleocristiane successivamente demolite per fare spazio al duomo. La forma a capanna, le linee sono sobrie ed eleganti, le due volute ai lati, e il colore bianco del marmo venato, sono tutti elementi ripresi dai dettami dell’architettura del Brunelleschi, e quindi in contrasto con l’antico campanile longobardo sopravvissuto ai lavori di ristrutturazione del XV secolo.

La tappa successiva è la “Porta Palatina” romana magnificamente conservata nella sua imponenza, eretta nel I secolo d.C. accoglieva i visitatori che giungevano da nord e secondo alcuni studi sembra che in origine venne costruita solo la prima torre quella destra per poi essere ampliata, nel corso dei secoli subì numerosi interventi architettonici che modificarono radicalmente la struttura iniziale, solo all’inizio del Novecento ci fù un importante restauro ad opera dell’architetto Alfredo D’Andrade che rimosse tutte le parti “non romane”, così la possiamo ammirare ancora oggi. Per noi è un monumento affascinante e importante, una delle costruzioni romane meglio conservate al mondo che vogliamo ammirare seduti nel prato verde dell’area archeologica e nel mentre scattare qualche foto per la galleria di questo articolo.

Essendo il giorno della nostra visita un lunedì troviamo il Museo Egizio chiuso, anni fà lo avevamo visitato ma purtroppo questa volta non è stato possibile e proseguiamo verso “Palazzo Carignano” (1679-1685) con la sua facciata sporgente sulla piazza proprio come doveva essere il progetto per il Louvre realizzato dal Bernini. Lo stile risente molto dell’influenza delle regole del Guarini con l’utilizzo di fasci decorative e bande di cornicioni, lesene e motivi binati.

Il centro storico di Torino conserva ancora oggi inestimabile tracce della sua antica storia, le troviamo come dei veri indizzi sulle facciate dei palazzi e nelle strade, solo un occhio attento e ben documentato può riconoscerli all’interno delle varie stratificazioni architettoniche, la “Casa del Senato” per esempio, presenta ancora intatte le sue finestre in cotto del XV secolo, come pure l’ “Hospicium Signi Corone” di cui alcune foto sono presenti nella galleria di questo Reportage.

La nostra visita è ormai al termine non ci resta altro che puntare il magnifico “Parco del Valentino” per un meritato riposo, ci lasciamo veloci alle spalle il palazzo dell’Università costruito nel 1712 nell’isolato di Sant’Elena vicino a via Po, fù voluto da Vittorio Amedeo II che per la costruzione incaricò l’architetto Garone. Visitiamo la “Mole Antonelliana” oggi sede del “Museo Nazionale del Cinema”,venne costruita tra il 1863 e il 1889 su progetto di Alessandro Antonelli per volere della comunità ebraica di Torino, il progetto iniziale della comunità venne stravolto con l’aggiunta del tempietto e l’inalzamento del edificio dai 47 ai 113 metri, ad oggi l’edificio misura 163,50 metri.

La giornata di oggi ci ha portato alla conoscenza di alcuni segreti del centro storico del capoluogo piemontese e strappandoci la promessa di un presto ritorno, salutiamo così la città con un bellissimo arco alpino alle sue spalle.

Un invito a tutt* voi a visitare Torino.

Link consigliati:

Museo Egizio

Palazzo Madama

Palazzo Reale

Mole Antonelliana e Museo Nazionale del Cinema

Video Reportage:

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“Artemisia Gentileschi e il suo tempo”, Museo di Roma – Palazzo Braschi

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(30 novembre 2016 – 07 maggio 2017)

“Giaele e Sisara” (1620), Artemisia Gentileschi, Museo delle Belle Arti di Budapest

Nel XVII secolo il ruolo sociale delle donne europee era fortemente condizionato da una società maschilista che ostacolava ogni tentativo di emancipazione, partecipazione alla vita politica, sociale, lavorativa e anche artistica. Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1593 in una famiglia già dedita alla pittura, se pur dipingere “non era cosa da donna”, Artemisia continuò a esercitarsi nella pittura presso la bottega del padre ricevendone la stima e suporto ma anche l’amicizia di gran parte del mondo culturale romano. L’influenza del Caravaggio e dei suoi contemporanei ma anche dei maestri antichi, della scuola bolognese dei Carracci, fanno della sua pittura una delle più richieste della città di fatti le committenze specie per ritratti aumentano notevolmente. Ma la vita di questa straordinaria artista è segnata inevitabilmente dalle violenze subite, prima dal padre in età adolescenziale e l’altra dal pittore Agostino Tassi nel 1611 che la stuprò e su cui si instituì un processo giudiziario che si concluse con il Tassi condannato in modo lieve e la reputazione di Artemisia ormai compromessa, dopo il processo lascia Roma e viaggia tra Napoli, Firenze, Venezia, Londra, per poi ritornare nuovamente a Roma e morire a Napoli nel 1653. La capitale celebra la sua arte con un’importante mostra con oltre 100 opere in esposizione provenienti da musei e collezioni internazionali che consentono un confronto tra le opere di Artemisia e gli artisti suoi contemporanei.

Link ufficiale:

“Artemisia e il suo tempo” – Museo di Roma, Palazzo Braschi

Artemisia Gentileschi – Wikipedia

Video ufficiale:

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Robert Hubert, National Gallery of Art, Washington

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(26 giugno – 2 ottobre)
The Discoverers of Antiquities, c. 1765, oil on canvas. Musée de Valence, Art et Archéologie

The Discoverers of Antiquities, c. 1765, oil on canvas. Musée de Valence, Art et Archéologie

E’ il filosofo francese Denis Diderot che soprannominò l’artista Hubert Robert (1733-1808) come “Robert delle rovine”. Hubert appassionato delle rovine antiche e non solo, ha raffigurato nelle sue opere pittoriche e disegni alcuni degli scorci ormai perduti dei monumenti europei più noti all’epoca, soggiorna per undici anni in Italia e viaggia in Francia per realizzare molti dei suoi “cappricci architettonici”, ovvero fantasie romantiche del tutto inventate e immaginate. L’artista francese che durante i moti rivoluzionari riesce a scampare alla ghigliottina, dipinge alcuni momenti della distruzione dei monumenti monarchici e della Bastiglia, mentre negli ultimi anni della sua vita raffigura il Musée du Louvre nella sua nuova veste dove vi lavorerà anche come curatore. La mostra si compone di 50 dipinti e 50 disegni, ed è il risultato della collaborazione tra la National Gallery of Art di Washington e il Musée du Louvre di Parigi.

Link:

National Gallery of Art di Washington

 

 

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“Da Raffaello a Schiele – Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest”, Palazzo Reale, Milano

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(17 settembre 2015 – 7 febbraio 2016)

"Da Raddaello a Schiele", Palazzo Reale, MilanoUn importante mostra come “Da Raffaello a Schiele” allestita presso le sale del Palazzo Reale di Milano, permette non solo di poter visitare le opere del Museo di Belle Arti di Budapest, una delle più importanti collezioni al mondo, ma anche di poter viaggiare nel tempo con i dipinti dei maestri del Cinquecento sino agli artisti del secolo scorso, si possono ammirare opere di Raffaello, Tintoretto, Durer, Van Dyck, Velasquez, Rubens, Goya, El Greco, Murillo, Canaletto, Manet, Cezanne, Gauguin, ma anche i disegni preparatori di Leonardo, Rembrandt, Parmigianino, Annibale Carracci, Van Gogh, Heuntz e Schiele. Il percorso espositivo si compone di otto sale: una prima sala dedicata all’alto Rinascimento italiano, una seconda accoglie le opere della scuola veneta del XVI secolo, una terza sala raccoglie alcuni capolavori del Rinascimento Europeo, nella quarta e quinta si celebrano le atmosfere del Barocco mentre nella sesta sala si trovano le opere del XVIII secolo, all’interno della settima sala si affrontano le tematiche del “Simbolismo internazionale” con la presenza di alcuni capolavori dell’arte ungherese e si conclude con l’ultima sala in cui si potranno ammirare le opere realizzate dall’Impressionismo alle Avanguardie del Novecento.

Link ufficiale:

Museo di Belle Arti – Budapest

“Da Raffaello a Schiele, Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest”

 

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