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Pompei, (Napoli, Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Pompei, (Napoli, Campania).

visitata nell’aprile del 2016

Era da molto tempo che cercavamo di programmare un ritorno nella spettacolare area archeologica della città di Pompei e finalmente ci siamo ritornati. Negli ultimi decenni dopo diversi crolli Pompei è ritornata all’attenzione dei media ed oggi è oggetto di una nuova politica di risanamento e riscoperta, ed infetti qualcosa è cambiato o meglio sta cambiando. Il nostro reportage parte dall’esigenza di raccontare e documentare l’arte e l’architettura della Pompei romana tragicamente scomparsa con l’eruzione del Vesuvio nell’agosto del 79 d.c.  Ricordi dell’adolescenza ci riportano indietro nel tempo, di vent’anni almeno, quando da ragazzino passeggiavo per gli scavi passando delle bellissime domeniche estive, esplorando liberamente la città con mio padre, oggi invece la visita a Pompei è praticamente obbligata in un percorso principale, molte strade chiuse, tanti gli edifici non accessibili fanno si che le persone si concentrino sui pochi noti siti, i soliti, quelli più gettonati dalle guide turistiche.

Partiamo da Napoli nelle prime ore del giorno e con la circumvesuviana comodamente scendiamo alla fermata “Villa dei Misteri” ed eccitati come non mai ci addentriamo in questo spettacolo imperdibile per uno storico dell’arte.

L’accesso occidentale alla città di Pompei avveniva dalla porta occidentale, ovvero “Porta Marina” la cui strada conduceva verso il mare, costruita nel 80 a.c. nell’epoca sillana utilizzando malta e pietra. Era delle sette porte cittadine la più maestosa, composta da due fornici quello più grande utilizzato per il passaggio dei carri e l’altro dalle dimensioni più ridotte per i pedoni. La porta era collegata alla “Cinta muraria” ancora visibile costruita a partire del VI sec. a.c. e lunga più di 3200 metri e dotata di dodici torri da guardia.

Le “Terme suburbane” si trovano a lato di “Porta Marina” e a ridosso delle mure cittadine, avendo queste perse d’importanza difensiva con l’entrata di Pompei sotto il dominio romano. Al contrario delle “Terme Stabiane” che erano pubbliche, le “Terme Suburbane” erano ad uso privato, al piano inferiore si trovavano gli ambienti termali mentre dai ritrovamenti di pittura a soggetto erotico si suppone che al piano superiore si svolgesse illegalmente la prostituzione.

Ci lasciamo trascinare dal fiume di turisti diretto verso il “Foro”, ma attenzione alla nostra sinistra, un piccolo ingresso laterale ci porta all’interno della “Basilica” edificio in cui si amministrava la giustizia. Le colonne che dividono in tre corridoi la navata dovevano essere altissime a giudicare dalle dimensione della base. I capitelli erano di ordine ionico e al suo interno era posizionata una statua equestre mentre le pareti erano decorati con pregevoli stucchi che simulavano un rivestimento marmoreo. La tribuna era il luogo dove sedevano i magistrati durante i processi ed attualmete è uno degli edifici più antichi del mondo romano, le sue origini risalgono agli anni tra il 130 e il 120 a.c. e venne scavata durante i primi anni del Novecento.

Ed ecco che si apre dinanzi ai nostri occhi quello che una volta era il centro commerciale e sociale dell’antica Pompei, il “Foro Civile”. I principali edifici pubblici lo circondano sui lati insieme al mercato e ai templi religiosi, nel corso dei secoli è stato più volte modificato, prima dell’eruzione era circondato da un portico coperto in asse con il Tempio di Giove e il Vesuvio. La pavimentazione ultima era stata realizzata in travertino e i ritrovamenti di alcuni fori su alcune lastre portano ad ipotizzare che si trovasse una scritta in metallo già derubata in epoca antica.

L’enorme cornice di marmo decorata con foglie d’acanto e animali che si affaccia sul Foro è stata collocata erroneamente dinanzi all’entrata del “Portico della Concordia”, mentre essa in realtà decorava l’accesso al “Tempio del Genius Augusti” eretto per volere della sacerdotessa di Cerere e del Genio di Augusto.

Sul lato occidentale del “Foro” si trovava il mercato della frutta e verdura “Mercato Olitorio”, oggi quest’area ospita alcuni reperti archeologici raccolti a partire della fine dell’Ottocento, alcuni indizzi portano all’ipotesi che l’edificio risultasse ancora incompleto al momento dell’eruzione.

Ai lati del “Tempio di Giove” si trovavano due “Archi Onorari” costruiti in laterizio e decorati con marmo, quello sul lato occidentale era dedicato a Druso figlio di Tiberio, sappiamo che venne gravemente danneggiato durante il terremoto del 62 d.c. mentre l’arco sul lato orientale era probabilmente dedicato all’imperatore Caligola.

A Pompei sono stati ritrovati molti centri termali, questo la dice lunga sullo stile di vita dei romani e dei pompeani in particolare. Situate alle spalle del “Tempio di Giove”  le “Terme del Foro” erano un edificio pubblico che si componeva di due aree separate quella femminile e quella maschile. Quest’ultima si componeva dell’apodyterium (spogliatoio) usato come tepidarium (bagno di media temperatura), del frigidarium (bagno freddo) e del calidarium (bagno caldo). Anch’esso come molti edifici della città venne ristrutturato dopo il violento terremoto del 62 d.c. Particolare attenzione meritano le nicchie porta oggetti decorati con bellissimi telamoni e gli stucchi della volta, che nel calidarium hanno un andamento lineare che permetteva al sudore di non sgoccialore sulle teste dei presenti, ma facilitavano lo scivolare del liquido sui lati delle pareti e poi sul pavimento. Il ritrovamento di centinaia di lucerne porta all’ipotesi che le terme fossero anche aperte la sera.

Lasciamo l’area del “Foro” e proseguiamo lungo “Via dell’Abbondanza”  una delle arterie principali del traffico pompeiano che porta fino all’ “Anfiteatro” e quindi a “Porta Sarno” e alla sua necropoli. Ma prima dobbiamo necessariamente visitare l’area del “Foro Triangolare” che sorgeva presso la foce del fiume Sarno. In questa area sorgeva uno dei templi più antichi di Pompei ovvero il “Tempio dorico di Atena ed Eracle” (VI sec. a.c.) e il “Tholos”, un edificio circolare colonnato con al centro un pozzo.

Dall’area sacra scendiamo con una comodissima scala verso il “Quadriportico dei Teatri” o “Caserma dei Gladiatori”, il portico costituito da 74 colonne doriche accoglieva gli spettatori negli intervalli degli eventi teatrali.

Stupisce ancora l’ottimo stato di conservazione delle gradinate del “Teatro Grande”. L’edificio costruito nella seconda metà del II secolo a.c. e sfrutta la naturale pendenza del terreno, restaurato in età augustea si compone di tre gradinate divise in cinque settori, ed era dotato di un velarium per i giorni estivi e di posti numerati.

Il “Teatro piccolo” o Odeion viene costruito per volere di due magistrati Marcus Porcius e Caius Quinctius Valgus gli stessi che faranno erigere l’ “Anfiteatro”. L’edificio decorato con marmi policromi presenta anche due telamoni che sorreggono le gradinate, inoltre era coperto da un tetto e ospitava spettacoli di mimo e musicali.

Lasciamo i teatri e ci ritroviamo in “Via Stabiana” dove fotografiamo “Porta di Stabia” e le numerose botteghe alimentari che vendevano i loro prodotti agli spettatori. Queste botteghe si chiamavano “Thermopolium” e a Pompei ne sono state scoperte 89, in questi locali si potevano consumare cibi caldi e altri prodotti, i clienti erano per lo piu schiavi o appartenenti ai ceti bassi dato che nelle loro case non c’era la cucina al contrario dei ceti più ricchi.

Ormai la stanchezza comincia a farsi sentire e anche un leggero appetito, così facciamo una breve pausa alla “Casina dell’Aquila” dove si può ammirare una bellissima vista panoramica su tutta l’area archeologica e ritorniamo al “Foro” dove approfittiamo dell’unico punto di ristoro all’interno dell’area archeologica ovviamente affollatissimo, molto salato nei prezzi e con inevitabili problemi dei rifiuti.

Dopo di che riprendiamo il nostro reportage e percorriamo “Via delle Terme” per dirigerci verso “Porta Ercolano” e visitare “Villa dei Misteri”. Lungo il percorso troviamo il famosissimo mosaico posto all’ingresso della “Casa del Poeta tragico” raffigurante un cane al guinzaglio con l’iscrizione “Cave Canem” ovvero “attenti al cane”. La casa si componeva di un atrio centrale decorato con raffinati mosaici tra cui la raffigurazione di attori che si preparano per lo spettacolo, da qui il nome dato all’edificio, che fù scavato tra il 1824 e 1825 quando si riportarono alla luce anche il dipinto raffigurante la “Vendita degli amorini” che divenne molto popolare all’epoca.

Proseguiamo per “Via Consolare” dove si trova la “Casa del Forno” costruita a partire del II sec. a.c. trasformata dopo il terremoto del 72 d.c. in un forno. In tutta Pompei si contano circa 30 panifici ciò indica che l’attività doveva essere molto conveniente, in quello che una volta era il peristilio furono poste quattro macine che venivano messe in movimento dagli schiavi o dagli asini, infatti nel retro della bottega fù rinvenuto uno intero scheletro.

La costruzione di “Porta Ercolano” si distingue dalle altre per il semplice motivo che essendo costruita dopo la conquista romana non presenta elementi difensivi, la sua Necropoli utilizzata già dal I sec. a.c. conserva alcune tombe monumentali tra cui una “Schola” ovvero tombe con un sedile semicircolare in tufo dedicate dalla città ai cittadini più celebri.

Non c’è meta più ambita di un visitatore di Pompei che non sia la splendida “Villa dei Misteri”, l’edificio risale al II secolo a.c. ma fù rimodellato tra gli anni 80 e 70 a.c. E’ conosciuta in tutto il mondo per le pitture della “Sala dei Misteri” dove è dipinto un emblematico ciclo murale raffigurante un rito misterico legato al culto dionisiaco. In altri ambienti si scorgono bellissime pitture in stile egizio dove è possibile ancora ammirarne le porte e le finistre lignee, un’altra parte della casa era destinata alla produzione e vendita del vino. Inutile descrivere lo stupore dinanzi alla padronanza dei volumi plastici, dei chiaroscuri che gli artisti antichi dimostrano di conoscere anticipando quello che molti secoli dopo chiameremo in Europa Rinascimento, purtroppo non essendo possibile entrare nella stanza si può solo ammirare in parte attraverso due aperture.

A questo punto siamo a metà della nostra visita e ci diregiamo dall’altra parte della città, questa volta la nostra meta finale è il Regio II dove si trova l’ “Anfiteatro”.

Evitiamo di passare dal “Foro” e percorriamo “Via della Fortuna” senza non visitare la casa più grande di tutta Pompei, ovvero la “Casa del Fauno” con i suoi 3000 mq circa di spazio. Costruita a partir del II sec. a.c. Al suo ingresso dava il benvenuto ai visitatori il mosaico con la scritta “Have” e si veniva introdotti in due atrii e due peristili intorno a cui si articolavano le altre stanze, questo permetteva alle persone che ricoprivano cariche pubbliche di utilizzare la propria abitazione sia come “luogo pubblico” che come residenza privata. La casa prende il nome dalla statua del Fauno presente al centro dell’implivio con lo sguardo diretto verso la luce che proveniva dall’alto, il satiro danzante legato sempre ai culti dionisiaci richiamava anche il nome orginario della famiglia proprietaria dell’edificio, cioè i “Satrii”. Ma certamente altro tesoro inestimabile è rappresentato dal mosaico della “Battaglia di Isso” realizzato nel II sec. a.c. in cui è raffigurato Alessandro Magno in battaglia contro il re persiano Dario.

Il “Tempio della Fortuna Augustea” sorge su di un piccolo podio e fù costruito sul terreno di un privato Marco Tullio sostenitore del culto dell’imperatore, e veniva curato da un gruppo formato da schiavi e liberti. Parte delle sue decorazioni vennero depredate subito dopo l’eruzione, mentre furono ritrovati i resti delle colonne e dei capitelli in marmo.

E’ certamente uno degli edifici che ci fornisce moltissime informazioni sulle abitudini sessuali degli antichi pompeiani, il “Lupanare”, ovvero il luogo dove la “Lupa” (prostituta) svolgeva la sua attività. Spesso schiave greche o orientali soddisfacevano le richieste delle classi più povere, le scene erotiche erano una sorta di menù delle prestazioni e i prezzi erano dai due agli otto assi (una coppa di vino costava un asse), il proprietario con le prostitute abitavano al piano superiore mentre in quello inferiore si svolgevevano le attività.

Un grandissimo cortile ci introduce nelle terme più antiche del epoca romana. Le “Terme Stabiane” erano dotate di una piscina e di un lungo portico che introduceva gli uomini nell’apodyterim (spogliatoio), al frigidarium (bagni freddi), al tepidarium (bagni di temperatura media) e al calidarium (bagni caldi). Un edificio magnifico che mantiene ancora intatto tutto il suo fascino anche se la parte femminile dell’edificio era molto ridotta per dimensioni e raffinatezza.

Riprendiamo “Via dell’Abbondanza” per visitare il Regio I, dove si trova la “Casa del Menandro” una grande abitazione di proprietà di Quinto Poppeo Sabino della famiglia dei Poppei, parenti di Poppea Sabina seconda moglie di Nerone e proprietaria della stupenda “Villa Oplontis” oggi visitabile nel centro di Torre Annunziata. Nell’atrio troviamo scene dipinte ispirate dall’Iliade e dall’Odissea, il dipinto raffigurante il commediografo ateniese Menandro si trova sulle parti del portico e fornisce il nome all’edificio.

La “Casa e Thermopolium di Vetutis Placidus” si presenta con un decoratissimo bancone con incastonati all’interno le giare per servire i cibi caldi e dove in una di esse furono ritrovati quasi 3 chili di monete forse l’ultimo guadagno della giornata. E’ molto ben conservata la pittura dedicata ai “Lari” le divinità della casa.

Altro edificio che ci permette di studiare la pittura murale pompeiana è la “Casa del Frutteto” in cui sono conservati le decorazioni delle stanze destinate al riposo (cubicoli) con raffigrazioni di limoni e corbezzoli, simbologie che rimandano al culto di Iside e uno splendido fico avvolto da un serpente simbolo di prosperità.

Siamo ormai alla fine del nostro viaggio quando arriviamo al Regio II, dove sbirciamo da una porta in ferro il “Foro Boario” o meglio quello che fù creduto essere nella prima metà dell’Ottocento durante gli scavi iniziali. Successivamente si notaro i segni lasciati da un impianto di vigne coltivate con il sistema della “vitis compluviata”, essendo l’area vicina all’ “Anfiteatro” qui si vendeva anche il vino che veniva conservato nei contenitori in terracotta e che potevano contenere fino a 120 ettolitri, oggi è stata rimpiantata una vigna sperimentale.

Costruito ai margini delle mura cittadine per agevolare l’affollamento delle migliaia di spettatori, l’ “Anfiteatro” di Pompei resta il più antico del mondo romano. Eretto nel 70 a.c. per volere dei magistrati Caius Quinctius Valgus e Marcus Porcius, era in grado  di accogliere fino a 20.000 spettatori che giungevano anche dalle città vicine. Le gradinate superiori si raggiungono con una doppia scala mentre quelle più basse attraverso un corridoio in discesa. L’arena si compone di un parapetto un tempo affrescato con soggetti simili ai fregi ancora visibili, ovvero gladiatori, animali e lotte. Nel 59 d.c. l’“Anfiteatro” venne chiuso per dieci anni a causa di una violenta rissa scoppiata fra pompeiani e nucerini, ma dopo il terremoto che colpì la città nel 62 a.c. il Senato di Roma decise di riaprirlo.

La “Palestra grande” si trova proprio al lato dell’ “Anfiteatro” , presenta dieci aperture verso l’esterno e si compone di un porticato che circonda la piazza centrale al cui centro è situata una grande piscina. Costruita all’inizio del I secolo d.c. al suo interno si addestravano giovani pompeiani, durante gli scavi degli anni ’30 del secolo scorso furono rinvenuti numerosi scheletri, oggi il sito ospita una mostra di affreschi e reperti di Moregine, un edificio che si trovava presso il porto fluviale.

Concludiamo il nostro viaggio con “Porta Nocera” costruita in epoca sannitica (IV sec. a.c.) ha subito numerose modifiche ed è molto vicina alle forme architettoniche di “Porta Nola” e “Porta Stabia”. La necropli che si trova oltrepassata la porta è disposta ai lati della strada che circonda le mura, qui si possono ammirare diverse tipologie di monumenti funerari da quelle più nobili a quelle più modeste.

Si è cercato di dare maggior risalto alle immagini e alle riprese video piuttosto che al testo e alle descirizioni minuziose, la bibliografia e gli studi sull’arte e la società pompeiana sono praticamente sterminati, indichiamo in basso le nostri fonti, sperando di avervi incuriosito a visitare questo immenso museo a cielo aperto che spetta a tutt* noi conservare, rispettare e ammirare.

La Redazione.

Link ufficiali:

Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

Wikipedia: Scavi archeologici di Pompei

Video Reportage:

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Area archeologica di “Saturo” (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Area archeologica di Saturo (Marina di Leporano, Puglia).

Visitata nel marzo del 2015.

Durante una nostra escursione sulla costa ionica dell’alto Salento decidiamo di fare una breve sosta alla bellissima area archeologica della antica “Saturo”, presso la frazione marina di Leporano in provincia di Taranto. Le prime tracce dell’uomo sul promontorio risalgono al XVIII secolo a.C. e si sono susseguite fino al XVI secolo d.C. con la nascita del borgo di Leporano. L’area è circondata da due baie che costituivano un riparo naturale per le barche, sul promontorio si trovano delle sorgenti e si gode di un ottima vista dell’orizzonte, prima ancora della nascita della città greca Taras (Taranto) in queste acque approdavano le navi mercantili micenee e dei navigatori del mar Ionio. E’ stata documentata dal XVIII al XVI secolo a.C. la presenza di un’Acropoli e di capanne costruite con pietre irregolari, inoltre il ritrovamento di numerosi frammenti di ceramica confermano il forte legame commerciale con le città greche. Nel XV e XIV secolo la zona resta praticamente disabitata, nel XIII secolo a.C. si forma un nuovo villaggio di capanne circolari, sorrette da strutture di pali in legno e circondato da uno spesso muro a secco con canali per le acque piovane, mentre nel XI secolo a.C. si riflette nell’abitato una forte influenza della cultura degli Iapigi, una popolazione proveniente dall’Illiria che colonizza la Puglia tra il secondo e il primo millennio a.C.

La colonizzazione greca avviene dall’ VIII al III secolo a.C. ad opera dei Parteni abitanti della Laconia che distrussero il villaggio di “Satyrion” per fondare “Saturo” ed inalzare il proprio santuario dedicato alla dea Atena. La presenza romana si documenta dal II secolo a.C. al VI d.C. in base ai resti delle ville patrizie rinvenuti lungo tutta la costa tarantina ed in cui si lavorava anche la campagnae della cisterna alimentata da un lago sotteraneo, il “Pozzo di Lama Traversa”. Ancora oggi sono visibili i resti del III, IV e VI secolo d.C. della villa che si estendeva tra le due baie affacciata sul mare e collegata da un elegante portico che offriva un magnifica veduta panaromica e collegava la parte residenziale alle terme. Probabilmente dove è stato costruito il deposito militare durante la seconda guerra mondiale si trovava un ninfeo, con una fontana di grandi dimensioni mentre un’altra fonte doveva trovarsi proprio sulla spiaggia. Durante il Medioevo la località è sotto il controllo dell’ impero bizantino di Giustiniano e gli insediamenti abitativi si allontanano dalla costa per difendersi delle scorrerie arabe e turche. La “Torre costiera” venne costruita nel XVI come tante altre per volere del vicerè di Napoli Pietro Afan di Ribera, gli spagnoli volevano in questo modo ostacolare le continue scorribande dei saraceni. Sono ancora ben visibili un bunker in cemento ricoperto di terra che veniva utilizzato come faro durante la guerra, la struttura è dotata di un meccanismo simile ad un ascensore che permetteva l’uscita del faro per illuminare il cielo e il mare, inoltre nell’area archeologica si trovano anche due postazioni antieaeree. L’area purtroppo sembra necessiti di ristrutturazioni importanti e di valorizzazione, nonostante la mancanza di fondi sufficienti alcune associazioni locali organizzano attività culturali che contribuiscono alla diffusione e alla conservazione del patrimonio archeologico di questo bellissimo territorio. Un luogo incantevole che torneremo sicuramente a visitare.

Link ufficiali:

Parco Archeologico Saturo

Wikipedia – Saturo

 

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Lecce (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Lecce, Puglia.

visitata nel gennaio 2015.

E’ la “Signora del Barocco”, si trova nel Salento ed è la nostra meta di questo viaggio avvenuto in una fredda giornata di gennaio e non in una calda giornata d’estate. La città di Lecce è stata teatro di una storia antichissima, è sufficente passeggiare per le sue strade per rendersi conto di che tipo di gioiello stiamo parlando. Antica città messapica fondata nel III millennio a.C. dai coloni provenienti dall’Illiria raggiunge una notevole importanza tra il VII e IV secolo a.C. Secondo la leggenda fù fondata nel 1200 a.C. da Malennio dopo la guerra di Troia. Quando nel III secolo a.C. arrivarono i romani, la città si chiamava ancora Sybar, vennero erette nuove mura sulle preesisenti, fù costruito il foro, l’anfitetaro, il teatro e il “Porto Adriano” l’attuale San Cataldo. Con la caduta dell’Impero Romano la città subì numerose dominazione straniere dagli Ostrogoti all’Impero Romano d’Oriente, dai Saraceni, Greci, Longobardi, Ungari e Slavi solo con il dominio normanno riacquisì il suo prestigio che continuò sotto gli Svevi e gli Angioni. Durante il XV secolo venne dotata di nuove mura difensive, del Castello e di Porta Napoli, opere realizzata da Carlo V per difendere la città dalle incursioni sarecene. Lo stile Barocco che caratterizza Lecce si viene ad affermare dalla seconda metà del XVII secolo, usuffruendo delle moltissime commissione di edifici religiosi da parte del clero, la città diventa così un teatro in cui i virtuosismi della pietra leccese delle strade nel centro storico fanno tenere alta la testa per poter cogliere i minimi particolari. Un museo a cielo aperto, sarà una frase scontata ma per Lecce assume tutto il suo senso, in questo Reportage descriviamo alcuni tra i piu significativi monumenti che abbiamo visitato:

La “Basilica minore di Santa Croce” è certamente l’edificio sacro più noto, un vero gioiello della città. La basilica è stata costruita nel corso dei secoli XVI e XVII da diverse maestraenze locali, la prima parte dei lavori si fermò al balcone dei telamoni, poi si realizzò la cupola e si conclusero con la parte superiore della facciata, con il posizionamento del rosone e dei portali d’ingresso. Tra gli artisti che parteciparono alla realizzazione di questo capolavori ricordiamo Francesco Antonio Zimbalo (1567-1631) per i portali, Cesare Penna (1607-1653) per la parte superiore della facciata e il rosone mentre Giuseppe Zimbalo (1620-1710) realizza la decorazione del timpano. Il Barocco si esprime in un moto virtuoso che scorre negli elementi architettonici e decorativi, a Santa Croce si possono ammirare i rosoni, le colonne corinzie, gli animali fantastici, grotteschi, i telamoni e gli stemmi araldici di Filippo III di Spagna, di Maria d’Wnghien e Gualtieri VI di Brienne. Ai lati del rosone si trovano le statue di San Benedetto e Papa Celestino V, mentre è curiosa la presenza del profilo del Zimabalo che sporge dalle decorazioni che circondano a sinistra il rosone. Gli stendardi scolpiti sulla facciata alludono alla reliquia della croce di Cristo custodita all’interno dell’edificio che si costituisce attualmente da tre navate e da cappelle laterali su di una pianta  a croce latina. Il soffitto in legno decorato in oro tipico delle chiese barocche ricopre quello della navata centrale, mentre le laterali conservano le volti a crociera e alcuni tra gli esempi della pittura del XVII e XVIII secolo. Al lato della Basilica si trova il “Palazzo dei Celestini” costruito tra il 1559 e il 1605 da Giuseppe Zimabalo, l’edificio si differenzia dalle altre costruzioni per il suo stile contenuto ed elegante.

Giungiamo in “Piazza Sant’Oronzo” che ci accoglie con il suggestivo “Anfiteatro” romano, costriuito tra I e II secolo d.C. dove probabilmente in base ai rilievi rinvenuti si svolgevano combattimenti con animali più che tra gladiatori. Le sue gradinate potevano accogliere fino a 25.000 spettatori, purtroppo gran parte dei suoi resti si trovano ancora sotto la piazza, quelli che vediamo oggi sono gli scavi realizzati dall’archeologo Cosimo De Giorgi terminati negli anni ’40.

Altra perla è la “Colonna di Sant’Oronzo” realizzata dal Zimabalo alla fine del XVII secolo in cui adopera il marmo cipollino africano proveniente da una dei fusti delle colonne romane che segnavano la fine della via Appia a Brindisi e che fù donata dalla vicina città che conserva la gemella. Quello che è oggi l’ufficio dell’informazione turistica dove ci forniamo di mappa, era il “Palazzo del Sedile” costruito nel 1592 per volere del sindaco veneziano Pietro Mocenigo mentre al lato dell’edificio si trova la “Chiesetta di San Marco” costruita nel 1543 da un gruppo di commercianti veneti presenti in città, di magnifica fattura è il portale con il leone alato simblo del evangelista Marco ed emblema di Venezia.

Forse non molti che hanno visitato Lecce sono riusciti a visitare il piccolo “Teatro romano”, di età agustea rinvenuto nel 1929 è largo 19 metri, quasi sicuramente destinato ad un pubblico d’èlite.

E continuiamo la passeggiata perdendoci un po nei vicoli, lasciandoci trasportare dall’istinto, dagli odori, sfioriamo piazza Vittorio Emanuele II dove si trova la “Chiesa di Santa Chiara” altro eccellente esempio del Barocco che non dimentichiamo a Lecce assume caratteristiche uniche al mondo. Un primo edificio venne costruito nel 1429 ma quello che vediamo oggi è frutto dell’intervento di Giuseppe Cino (1645-1722) completato nel 1691. La facciata è un vero capolavoro, il portale d’ingresso con la ghirlanda retta dai putti, le nicchie vuote con le conchiglie, le colonne corinzie e le paraste scanalate, insieme al movimento della facciata che sporge sulla piazza rendono questa chiesa davvero tra le più belle della città.

Proseguiamo nel centro storico fino ad incrociare la “Chiesa di San Sebastiano” edificata nel 1520 e dedicata al santo protettore degli appestati, piaga che non risparmiò nemmeno Lecce. L’edificio attuale sorge sul luogo dove si trovava una chiesa rupestre, scoperta nel 1762  venne erroneamente interpretata come la tomba dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato. Dopo diverse vicissitudini la chiesa è stata sconsacrata nel 1967, non visitiamo di persona l’interno ma ci limitiamo nel dire che essa si presenta articolata con una navata unica in origine coperta con un tetto a capanna, e ancora oggi la facciata realizzata in pietra leccese conserva tutto il suo fascino.

Nessuna piazza può mostrare meglio il concetto scenografico dell’architettura Barocca come la spettacolare “Piazza del Duomo”. Articolata come fosse un grande cortile o meglio una “piazza chiusa”, un tempo era dotata di due grandi porte che venivano chiuse la sera, l’ingresso assumeneva un carattere monumentale per la presenza dei propilei costruiti nel XVIII secolo da Emanuele Manieri. All’interno della piazza si trovano il “Duomo di Maria Santissima Assunta”, l’ “Episcopio” e il “Seminario”.

Costruito tra il 1661 e il 1682 dal Zimbalo il “Campanile” di Lecce venne a sostituire quello normanno crollato nel XVII secolo, si compone di cinque piani su una base quadrata e si completa con la cupola ottagonale decorata con maioliche e dalla statua di San Oronzo. Curiosa è la sua leggera pendenza dovuta all’instabilità delle fondamenta, dalla sua altezza di 72 metri il campanile fungeva non solo da torre campana ma anche come torre d’avvistamento per eventuali attacchi turchi dall’Adriatico.

La “Cattedrale di Santa Maria Assunta” è stata costruita nel 1144 per poi essere ricostruita nel 1230 secondo i dettami dell’architettura romanica. Fù il vescovo Luigi Pappacoda a commissionare al Zimbalo un rifacimento in stile barocco leccese, i lavori si realizzarono tra il 1659 e il 1670. Stranamente l’edificio presenta due facciate, infatti essendo posizionata parallela all’ingresso essa non veniva vista subito dal visitatore che entrava in piazza, così venne aggiunta un finta faccita laterale proprio per permettere un effetto scenografico sulla piazza. Nella facciata principale le linee sono poco più sobrie, composta su due ordini è decorata con le statue di San Pietro e Paolo, San Gennaro  e San Ludovico da Tolosa, mentre la seconda facciata laterale appare subito molto più “spumeggiante”, virtuosa nelle decorazioni e con le statue di San Giusto, San Fortunato e Sant’Oronzo. L’edificio presenta una pianta a croce latina, con tre navate e il transetto e l’abside, quest’ultimo ospita capolavori di Giuseppe da Brindisi, Poronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola.

Proprio al fianco di “Porta Napoli” sorge la “Chiesa di Santa Maria della Porta” costruita nel 1548 per volere di Carlo V sul luogo dove già sorgeva una piccola chiesa, all’epoca l’edificio si presentava con un profilo a spioventi, un grande rosone sulla facciata e tre portali con architravi e lunette decorate, ma durante il lavori del 1852 al 1858 la chiesa venne totalmente rielaborata in forme neoclassiche su progetto dell’architetto Giuseppe Maiola da Maddaloni,  con l’aggiunta delle lesene ioniche, architrave e frontone traingolare e una caratteristica cupola che copre la pianta ottagonale del tempio.

La “Chiesa di San Giovanni Evangelista” è uno degli edifici religiosi più antichi di Lecce, la sua fondazione risale al conte normanno Accardo II nel 1133 insieme alla costruzione del complesso monasteriale. Purtroppo anche in questo caso degli elementi medievali rimane ben poco, l’intero edificio è stato modificato nel corso dei secolo XVI e XVIII. L’edificio presenta un elegante torre campanara del cinquecento e una sobria facciata del 1607 abbellita con una statua in pietra leccese di San Benedetto.

E’ nota la presenza di comunità greche nel Salento, ed ancora oggi nella città-chiesa (così viene anche chiamata Lecce) si può ammirare la “Chiesa di San Niccolò dei Greci” dove all’interno si prega secondo il culto bizantino professato dagli albanesi che scamparono nel XV secolo dalle minacce dell’impero turco. L’edificio molto probabilmente era già presente nel IX secolo, ma fù totalmente ricostruito nel XVIII secolo secondo il progetto di quattro architetto leccesi: Francesco Palma, Lazzaro Marsione, Lazzaro Lombardo e Vincenzo Carrozzo, l’esigenze architettoniche del culto bizantino si differenziano da quello cristiano sopratutto per la presenza dell’ Iconostasi, ovvero una parete di immagini che separa il presbiterio dalla navata.

E’ oramai sera quando giungiamo al “Castello di Carlo V”, progettato per difendere la città dalle incursioni turche, i lavori di ammodernamento del vecchio impianto difensivo preesistente (XIII – XIV secolo) consistettero nell’ampliamento del castello, definendo una pianta quadrilatera con quattro bastioni e un fossato riempito di terra alla fine del XIX secolo, la fortezza fù dotata di due ingressi che recavano lo stamma dell’imperatore asburgico.

Concludiamo il nostro Reportage ricordando le tre porte antiche della città ancora visibili: la magnifica “Porta Napoli” del 1548 eretta per Carlo V con di fronte l’obelisco borbonico del 1822, la barocca “Porta Rudie” (Rudie è il nome della antica città messapica) e “Porta San Biagio”, le bizzarre ville sui viali esterni del XIX secolo con i richiami all’architettura moresca come nella graziosa “Villa Martini” e liberty.

Link consigliati:

Musa (Museo Storico Archeologico)

Pinacoteca Francescana – Lecce

Fonti e letture:

“Lecce – città d’arte”, Pierluigi Bolognini, Edizioni del Grifo.

Wikipedia – Lecce

 

 

 

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GOLD UNVEILED, Uffizi, Firenze

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(dal 18 ottobre 2014)
Gold unveiled Uffizi

Gold unveiled Uffizi

E’ stato presentato durante l’International Archaeology Day il nuovo percoso digitale “Gold Unveiled”pensato per le sculture romane degli Uffizi, promosso dall’American Institute of Archaeology di Chicago in collaborazione con il Dipartimento di Antichità Classiche del museo fiorentino. Con l’utilizzo dei codici QR sui tradizionali pannelli esplicativi dell’opera sarà possibile per il visitatore “ritrovare” le tracce d’oro ormai perdute.

Link ufficiale:

Gold Unveiled

Polo Museale – Firenze

 

 

 

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