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Bari, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Bari, (Puglia)
visitata nel gennaio 2016.

Approfittiamo dell’ospitalità di un amico caro per recarci nel cuore del centro storico di Bari, ovvero la meglio nota“Bari vecchia”. Passeggiamo per una giornata intera alla scoperta dei sui tesori artistici, testimonianza di una lunga storia millenaria in cui si sono incrociate culture diverse, lasciando ancora oggi tracce indelebili del loro passaggio. La città si presenta molto accogliente e incontriamo qualche gruppo di turisti per lo più “locali”, camminiamo a testa alta per le strade e inevitabilmente ci tornano in mente i personaggi della sua storia. Bari è stata un’ importante città portuale dei peucezi dell’Illiria, poi un municipio romano, successivamente capitale dell’impero bizantino, passerà sotto il dominio dei normanni di Roberto il Guiscardo, degli svevi e degli spagnoli.

Iniziamo la nostra visita con la “Cattedrale di San Sabino” costruita su modello della “Basilica di San Nicola” e sulle rovine di “Santa Maria Assunta” (1034) duomo bizantino distrutto dai normanni, i cui resti si trovano nella cripta dove sono conservate le reliquie del santo. Consacrato nel 1292 l’edificio finito si distingueva dal precedente per forma e dimensione, i matronei, la cupola, il transetto di poco più grande della larghezza delle navate, sono elementi architettonici che rientrano nel gusto estetico del romanico pugliese, mentre dell’edificio più antico rimangono solo alcune tracce della pavimentazione e le antiche colonne, che secondo la tradizione furono trasportate da Costantinopoli a Bari in omaggio alla cattedrale custode delle relique del santo. Nel corso del XVI secolo e del XVIII secolo la cattedrale subì numerosi interventi e solo nel XIX secolo si ritornò alla sua forma originaria del periodo medievale, negli anni cinquanta del XX secolo anche gli arredi furono ricollocati secondo il gusto romanico. La facciata a spioventi è divisa in tre parti da due robuste lesene, in cui sono inseriti i tre portali d’ingresso di epoca barocca ma che ancora conservano gli architravi delle porte del XI secolo. Il rosone restaurato negli anni ’30 del secolo scorso conserva la ghiera originale con figure mostruose e fantastiche che ritroviamo anche nelle mensole. Giriamo intorno all’edificio per poter veder le bellissime gallerie esafore e parte della cupola decorata con motivi che ricordano l’arte islamica. Probabilmente l’edificio circolare a sinistra della cattedrale era in origine il battistero medievale, comunemente conosciuta come la “Trulla” viene citata in un documento del 1032 e subisce notevoli interventi di restauro nel XVII, XVIII e XIX secolo. Quando entriamo all’interno della cattedrale veniamo subito colpiti dalla semplicità e dalla nudità dello spazio architettonico, al contrario di quanto avvenuto nella Trulla, qui tutte le decorazioni barocche dell’artista partenopeo Domenico Antonio Vaccaro sono state rimosse riportando l’edificio alla sua forma originaria, le otto colonne della navata sorregono quelli che sono dei finti matronei con stupende trifore, mentre al centro della navata si trova il pulpito del XI secolo.

Certamente l’edificio più noto della città resta la “Basilica di San Nicola” fondata alla fine dell’ XI secolo durante il regno normanno per accogliere le spoglie del santo. Per secoli è stata luogo di passaggio per i pellegrini diretti sia a Roma che in terra santa, il suo stile architettonico contiene infatti diverse influenze, inserendo elementi cari al nord europa e modelli campani-cassinese che diventeranno caratteristiche fondamentali del romanico pugliese. La chiesa in origine presentava quattro torri ai lati, due delle quali vennero abbattute dopo il terremoto del 1456 e una cinta muraria che la isolava dal resto dell’abitato, quest’ultima venne rimossa con il nuovo assetto architettonico degli anni venti del secolo scorso. Attualmente la facciata si presenta divisa in tre parti da due lesene la cui base è costituita da due colonne antiche, dal portale maggiore decorato con bellissime colonne sorrette da leoni su mensole e da altri due portali laterali mentre il rosone e le bifore la decorano e ne alleggeriscono il peso. Inevitabilmente ci perdiamo nei dettagli delle decorazioni degli stipiti e degli archivolti, ma anche dall’eleganza architettonica dell’edificio nel suo interno, dove conserva un’ atmosfera austera e solenne, la chiesa presenta la navata centrale interrotta da tre arconi trasversali che furono un rimedio ai danni del terremoto del 1456, uno splendido pavimento con tarsie marmoree sui cui poggia la nota “Cattedra del vescovo Elia” del IX secolo. Degno di attenzione è il monumento di Bona Sforza regina di Polonia realizzato nel XVI secolo senza dimenticare il ciborio sicuramente il più antico conservato in Puglia. Scendendo dalla scala a destra dell’ abside ammiriamo il rilievo decorativo del sepolcro del vescovo Elia, decorato con una targa votiva. La cripta che si trova sotto il transetto fù consacrata nel 1089 da Urbano II ed è costritutita da trentasei campate coperte da volte a crociera di cui le colonnine conservano bellissimi capitelli, alcuni dei quali sono presenti nella galleria fotografica di quest’articolo.

Purtroppo una visita veloce è stata la nostra passeggiata al “Castello normanno-svevo di Bari” l’antica fortezza medievale riadattata nel quattrocento a palazzo residenziale. Inserito all’interno delle mura cittadine abbattute nel ‘800, fù probabilmente voluto da Ruggero II re di Sicilia e costruito nel 1133 dopo l’avvenuta conquista della città dalle truppe normanne, alcuni ritrovamenti dell’epoca greco-romana portano all’ipotesi dell’esistenza di una fortezza già in tempi antichi.

Altri edifici che abbiamo voluto inserire in questo nostro Reportage sono l’affascinante “Palazzo Fizzarotti” ampliato tra il 1905 eil 1907 dall’architetto Ettore Bernich e Augusto Corradini in uno stile che riprende i canoni dell’architettura gotica veneziana. Infatti il palazzo celebra la liberazione della città dall’invasione turca da parte della flotta della Serenissima avvenuta nel 1022. Altra costruzione moderna che merita sicuramente una visita è il “Palazzo dell’Acquedotto Pugliese” edificato nel 1924 per ospiare la sede centrale dell’Ente Acquedotto Pugliese, progettato da Cesare Vitantonio Brunetti che lo ideò con facciate ricoperte da un rustico bugnato, mentre la decorazione all’interno fù affidata allo stile liberty di Duilio Cambellotti che sulla tematica centrale dell’acqua incentrò il suo intero lavoro. E’ già sera quando passeggiamo dinanzi al “Teatro Piccinni” costruito tra il 1913 e il 1854 da Antonio Niccolini già autore del San Carlo di Napoli, e il famoso “Teatro Petruzzelli” progettato dall’ingegnere bitontino Angelo Cicciomessere e inaugurato il 4 febbraio del 1903, qualche ultima foto ricordo dal porto e porgiamo il nostro arrivederci al capoluogo pugliese.

La Redazione.

Link consigliati:

Wikipedia – Bari

Comune di Bari – sezione cultura e turismo

 

Video Reportage:

 

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Matera, (Basilicata)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La capitale della cultura europea del 2019, Matera (Basilicata).

visitata nel febbraio 2015

Nel 2019 Matera sarà la capitale europea della cultura insieme alla città di Plovdiv in Bulgaria. Il suo centro storico conosciuto nel mondo per i “sassi”e l’ingegnoso impianto idrico sono già stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1993. Era da molto tempo che volevamo documentare questo grandissimo museo a cielo aperto che è la città di Matera, così, com’é nostra abitudine, abbiamo sfoderato la macchina fotografica e con tanta buona volontà dettata dalla nostra passione per la storia dell’arte ci siamo addentrati nei suoi tesori. La città vecchia si presenta in splendida forma, ben illuminata, tanti cantieri per restauri e numerose chiese rupresti da visitare.

Sin dal Paleolitico le grotte delle “gravine” furono luogo di insediamento umano, come dimostrano ritrovamenti fossili molto probabilmente dell’età del ferro. Il primo nucleo urbano venne occupato dai coloni Greci e lo dimostrerebbe il simbolo stesso della città, un bue con una spiga di grano, elementi che riportano alla vicina Magna Grecia. Sotto i romani non rivestì particolare importanza; nel 664 d.c. fu conquistata dai Longobardi e successivamente fu teatro di feroci scontri tra le truppe dei Franchi e i Saraceni. Nel 1043 divenne parte dei territori Normanni, poi degli Aragonesi e nel 1663, in epoca spagnola, divenne capoluogo della Basilicata. Questo titolo le fu tolto all’inizio del XIX secolo sotto il regno di Giuseppe Bonaparte a favore di Potenza. Nel 1952 con una legge nazionale i Sassi vennero sgomberati e i 15.000 abitanti dei Sassi trasferiti nei nuovi quartieri residenziali. Nel 1980 fu parzialmente danneggiata dal terremoto dell’Irpinia. Nel 1986 una nuova legge nazionale finanziò il recupero degli antichi rioni materani, ormai degradati da oltre trent’anni di abbandono.

I “Sassi” sono divisi in due dalla “Civita”, essi prendono il nome di “Sasso Barisano” e “Sasso Caveoso” ed oltre alle affascinanti stradine ed alle pittoresche vedute presentano numerose cisterne di cui abbiamo avuto la fortuna di visitare la più grande conosciuta. Passeggiare per le vie del centro è proprio come fare un tuffo nel passato con la possibilità di ammirare e godere dei tesori artistici e architettonici lasciati dalle varie stratificazioni dell’età medievale, rinascimentale e barocca.

Il primo monumento che ci troviamo di fronte è il grande “Convento di S. Agostino”, costruito nel 1592 ma restaurato in seguito ai danni subiti a causa del terremoto del 1734. Il complesso comprende anche la “Chiesa di Santa Maria delle Grazie” del 1594.

La “Cattedrale della Madonna della Bruna e di S. Eustachio” si trova nella “Civita” e fu costruita nel XIII secolo in stile romanico su un piano elevato di oltre sei metri che le permetteva di staccarsi dalle altezze degli altri edifici. L’esterno dell’edificio sacro è pressapoco lo stesso da secoli e ancora oggi è possibile ammirare il rosone sormontato dall’arcangelo Michele e affiancato da 4 colonnine che simboleggiano gli evangelisti; sopra di esso 12 archetti ciechi con le piccole colonne ricordano invece gli apostoli. Sul lato che si apre sulla piazza si trovano altre due porte d’ingresso, una detta “porta dei leoni” per le due sculture in pietra e l’altra chiamata “porta della piazza” con un antico bassorilievo rafffigurante Abramo. Il campanile, che difficilmente passa inosseravato, è alto 52 metri ed è decorato con le tipiche aperture a bifore romaniche con in cima una piramide. L’interno è organizzato secondo la pianta a croce latina a tre navate, nel corso dei secoli arricchito di decorazioni come l’affresco d’epoca bizantina del 1270 in cui è raffigurata la “Madonna della Bruna con il Bambino ” forse realizzato da Rinaldo da Taranto probabilmente autore anche del “Giudizio Universale” scoperto dopo i restauri. Nella zona absidale è situato anche il coro ligneo del 1453 realizzato da Giovanni Tantino di Ariano Irpino.

Tra i monumenti che più ci ha colpito per la sua bellezza vi è certamente la “Chiesa di S. Giovanni Battista” eretta nel 1233 e intitolata al santo nel XVII secolo, dopo esser stata in un primo momento dedicata a “S. Maria la Nova”, e costruita in gran parte in stile romanico. Gli elementi che ci hanno subito incuriosito sono i motivi decorativi dell’arco del portale maggiore che ci rimandano al gusto arabo mentre al di sopra di esso si trova la statua in tufo del santo. Il suo spazio interno, raccolto e intimo ricorda le atmosfere medievali con l’uso delle volte a crociera per le navate laterali, mentre per quella centrale si è adoperata la volta a vela. Un cronista del settecento così la descrive: “Resta ora di ragionar della chiesa di S. Maria la Nova intorno alla quale è da osservarsi l’architettura non tanto al di dentro, quanto da fuori. Tutta è ben disposta, ed adorna, ma sopra di tutto meravigliosa è al di fuori circa la perfezione e bellezza del lavorio bizantino, per ogni parte ch’ella si voglia riguardare. Ma più di ogni altra cosa è da riguardarsi da tutti e quattro li lati, rappresenta una prospettiva differente dall’altra con vario e diverso lavorio, adornata di molte statue e diversi animali e su la cime tre cupolette di gran altezza, e di queste fattezze poco, o rare chiese si rattrovano in questo Regno”.

Molto graziosa ci é apparsa la piccola piazza Sedile, dove si trova l’omonimo “Palazzo del Sedile”, attualmente sede del Conservatorio della città; il suo impianto originario risale al 1540 per poi essere ristrutturato nel 1759 con l’aggiunta delle due torri campanarie ornate da sei statue, donando all’intera facciata un magnifico impianto scenografico.

Circondata da una piazza recentemente rivisitata nella sua pavimentazione si trova la “Chiesa di S. Francesco d’Assisi”, che apprezziamo per la bellissima facciata in stile barocco risalente, come l’intero edificio al 1670, anno della sua ricostruzione. All’interno si trova l’antica cripta dei S. Pietro e Paolo e un prezioso affresco del XII secolo.

In Piazza Vittorio Veneto abbiamo l’appuntamento per una visita guidata all’interno dell’antica cisterna chiamata “Palombaro Lungo”. Dopo l’urbanizzazione della zona del Piano che iniziò alla fine del XVI per concludersi nel XIX secolo, divenne indispensabile un sistema di rifornimento idrico per le abitazioni che al contrario dei “Sassi” ne erano prive. Per secoli si é scavato nella roccia per soddisfare il continuo aumento del fabbisogno d’acqua da parte della popolazione, e l’ultimo intervento a tal proposito è documentato nel 1870. L’altezza della cisterna nel punto più alto é di circa quindici metri e la sua capacità é di cinquemila metri cubi d’acqua. Durante la nostra visita ci avvalliamo di una guida locale che ci spiega che siamo di fronte ad un opera per certi versi unica (poiché scavata) e paragonabile per dimensioni e portata alla più nota cisterna di Istanbul. Sul soffitto della cisterna si notano ancora i fori degli antichi pozzi posti nella piazza sovrastante, ma anche curiosi segni lasciati in passato da secchi di metallo alla deriva e tracce scure lasciate dal livello dell’acqua raggiunto in una particolare occasione sulle pareti ricoperte con coccio-pesto, un intonaco che le rende lisce ed impermeabili.

Altro edificio di notevole fascino situato nella medesima piazza è la “Chiesa di S. Domenico”: essa è tra le più antiche chiese della città e le sue origini risalgono al XII secolo. Durante i secoli la comunità monastica ivi residente riuscì a sopravvivere solo grazie alle donazioni dei benefattori, ma con il passare del tempo la chiesa acquistò sempre più prestigio tra i territori della “Terra d’Otranto”. Nel Settecento è descritto: “Molto comodo di stanze per li Padri con corridori, nofficine, magazzini e chiostro quadrato, così di sottani come di soprani con diversi appartamenti di camere, e per Provinciali, per maestri e per olti frati”. Il rosone della facciata di pregevole fattura è adornato al centro con il simbolo dei domenicani, il cane con la fiaccola in bocca, ai lati con due figure umane e nella parte bassa con un telamone, mentre in alto si trova la figura dell’Arcangelo Michele. Merita particolare attenzione la bellissima cupola dai richiami bizantini.

Matera nasconde nel suo sottosuolo moltissimi segreti come le tantissime chiese rupestri ormai quasi tutte con ingresso a pagamento e spesso malamente conservate. Ne visitiamo alcune, tra cui la “Chiesa di S. Pietro in Monterrone” del XI secolo, scavata interamente nella roccia. E’ aperta al pubblico invece la “Chiesa di Santo Spirito” situata proprio sotto piazza Vittorio Veneto all’entrata del “Palombaro Lungo”. L’edificio, oggi in pessime condizioni, venne costruito in una prima fase tra VIII e IX secolo, rimaneggiato alla fine del XV e del XVI secolo, quando assunse l’impianto a tre navate costituite da volte e pilastri un tempo riccamente decorati da affreschi oggi in gran parte illeggibili. Il campanile risale invece agli interventi voluti dal commendatore Zurla nel 1674, mentre la statua della Madonna che oggi si trova sulla facciata della “Mater Domini” (XVII – XIX sec.) era situata all’interno della chiesa.

Altro edificio importante che si può ammirare a Matera è il “Palazzo dell’Annunziata” in piazza Vittorio Veneto costruito nel 1735 con lo scopo di ospitare un convento. Venne realizzato su progetto dell’archiettto Vito Valentino di Bitonto anche se nell’ultima fase viene sostituito da Mauro Manieri di Lecce. Il cornicione e l’orologio risalgono ai primi del XIX secolo. I lavori di restauro al palazzo si sono conclusi nel 1998 dopo anni di abbandono post-terremoto, e attualmente al suo interno si trova la biblioteca provinciale.

Ci sarebbe piacuto rimanere un po di tempo in più ma siamo soddisfatti del nostro Reportage che condividiamo con lo spirito di invogliare e promuovere le bellezze artistiche e non solo di una delle città che ha saputo sfidare il tempo mantenendo inalterata la sua storia.

La Redazione

 

Link consigliati:

Wikipedia – Matera

Comune di Matera

Matera Capitale Cultura 2019

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Taranto, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La città vecchia di Taranto, (Puglia)

visitata nel novembre 2014

L’antica e preziosa città di Taranto è certamente fonte di aspre discussioni e critiche riguardo la condizione dei suoi beni culturali, l’area petrolchimica come quella siderurgica e militare hanno contribuito alla devastazione ambientale di territori dove un tempo vivevano i lapigi che furono colonizzati dai greci nel 706 a.c. e qui fondarono la città di Taras. Il centro storico chiamato dai tarantini “città vecchia” è un piccolo borgo situato tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, unito alla terra ferma da due ponti tra cui il noto ponte girevole inaugurato nel 1887. La storia antica della città la vede prima colonia spartana poi un municipium romano nel 90 a.c., durante il periodo medievale si alternano al potere bizantini e longobardi, nel XV secolo è la volta degli spagnoli e poi i Borboni sino al Regno d’Italia. E’ sufficiente passeggiare per le sue stradine e ci si rende subito conto di quante bellezze tra aree archeologiche, palazzi signorili, edifici sacri e musei Taranto possiede.

Come prima tappa scegliamo le colonne doriche del “Tempio di Poseidone”, restiamo affascinati dalle loro dimensioni, dalla potenza che ancora esprimono i fusti rastremati. Nel corso dei secoli il tempio è stato più volte inglobato dagli edifici adiacenti, nel VI secolo viene usato come granaio, poi come chiesa, mentre nel XIV secolo l’area venne adoperata come fornace per l’argilla. Le colonne in carparo locale che si possono ammirare oggi appartengono al lato lungo dell’edificio mentre la fronte era rivolta verso il canale. Probilmente il tempio fu costruito nel V secolo a.c. ed era strutturato da 6 colonne per i lati corti e 13 sui lati lunghi.

Lasciato i resti dell’acropoli della città greca, sempre in piazza castello è possibile ammirare il “Castello aragonese” o “Castel Sant’Angelo”. Il primo nucleo risale al 916 all’epoca dei bizantini che lo vollero per difendersi dai saraceni e da Venezia con torri strette ed alte, ma con l’arrivo delle armi da polvere da sparo gli spagnoli di Ferdinando II d’Aragona abbassarono e resero più larghe le torri difensive che raggiunsero il numero di sette, quattro formavano il cortile interno e le rimaneti tre sorgevano sul lato del canale dove oggi si trova il ponte girevole, gli aragonesi conclusero i lavori nel 1492 realizzando anche il fossato difensivo.

Per noi è stata una vera sopresa la “Chiesa di San Domenico Maggiore”, nel borgo antico si inalza con la sua facciata romanica-gotica costruita nel 1302 sul luogo di un tempio greco, sobria ma decorata con un magnifico rosone con al centro l’agnello simbolo del cristo, il portale d’ingresso presenta una strombatura degli archi a mandorla che rimandano ai modelli del gotico d’oltrealpe, le due scale di notevole impatto scenografico vennero aggiunte nel XVIII secolo.

Di epoca bizantina invece è la fondazione della “Cattedrale di San Cataldo”, durante l’XI secolo fu largamente rimaneggiata e solo nel 1713 le fu aggiunta la facciata barocca dell’archietto leccese Mauro Manieri. La facciata in origine in stile romanico è stata quindi rielaborata secondo i canoni estetici settecenteschi con i suoi elementi caratteristici come i tronconi dell’architrave spezzato con i due angeli e le nicchie laterali dove si trovano le statue di San Rocco, San Irene, San Pietro e San Marco mentre la statua che sormonta il finestrone è dedicata a San Cataldo. La cattedrale si compone ai lati di muri esterni che conservano lo stile sobrio dell’architettura romanica con la presenza di archetti a specchiature decorati con conci bicolori che oggi a causa delle impurità si apprezzano solo in parte. L’interno è costituito da una struttura a tre navate nella parte centrale e da un transetto ad una sola navata nella zona absidale e dalla presenza dell’antica cripta. All’suo interno si trovano opere del XII come il mosaico di Petroius, del XV, XVI e del XVII secolo.

Era certamente il nostro principale obiettivo visitare il MArTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), rinomato come tra i più importanti musei nazionali possiede importanti reperti archeologici provenienti non solo dal tarantino ma da tutta la Puglia. Fondato nel 1887 occupa le stanze di quello che fù l’ex convento di San Pasquale di Baylon costruito nel XVIII secolo, la sua collezione composta in gran parte di reperti di epoca greca e romana è stata recentemente rivisitata nell’ impianto espositivo (durante la nostra visita alcune aree non erano ancora accessibili) rendendo il museo accogliente, comodo da visitare sia il moderno supporto multimediale sia per l’intuitivo sistema didascalico delle opere, per tanto cogliamo l’occasione di porgere i nostri complimenti al personale che ci è apparso preparato, accogliente e gentile. Ricordiamo che al suo interno è custodita la “Tomba dell’atleta di Taranto”, le “Cariatidi di dell’ipogeo di Vaste” e numerosi reperti dai reperti funerari.

La Redazione

Link consigliati:

MArta – Taranto

 

 

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Perugia (Umbria)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Perugia, (Umbria)

visitata nel luglio 2012.

E’ una città particolare Perugia, non si presenta certo come una “città-vetrina”, nel senso che non possiede ampi viali alberati o simmetriche piazze rinascimentali, il suo fascino per noi risiede nella diversità degli stili architettonici presenti nel centro storico. La costruzione del primo nucleo urbano è opera degli etruschi che sfruttarono i crinali dei colli che sorvegliano il corso del Tevere,  i romani la conquistarono nel I secolo a.c. ma tuttavia si continua a parlare anche la lingua etrusca. Fù incendiata durante gli scontri tra Ottaviano e Lucio Antonio e ricostruita dall’imperatore Augusto. Con la caduta dell’impero romano viene occupata dagli ostrogoti, poi dai bizantini e dai longobardi, ma dal VIII secolo passa sotto il papato godendo così dei favori del impero carolingio con un governo vescovile. L’era comunale del XII secolo la vede protagonista nella regione del lago Trasimeno, si allea con il papa Innocenzo III negli scontri con i ghibellini e nel 1308 viene fondata l’università. Nel corso del trecento alcune casate riescono a sottrarla al potere della chiesa tra i quali i Visconti e i Fortebracci, ma nel 1540 il papa Paolo III la riconquistò obbligando la città a costruire la “Rocca Palatina”. In questi anni per le strade di Perugia avremmo potuto incrociare il Perugino, Raffaello o il Pinturicchio, artisti fondamentali senza di cui il Rinascimento dell’arte italiana non sarebbe mai stato possibile.

In piazza IV novembre inzia il nostro reportage con l’opera più conosciuta della città, ovvero la goticissima “Fontana Maggiore” costruita da Nicola e da suo figlio Giovanni Pisano tra il 1275 e il 1278 su disegno di frà Bevignate che era anche il direttore dei lavori. Il monumento presenta sulla punta, da dove zampilla l’acqua una scultura di tre ninfe che sorregono un’anfora forse opera di Giovanni, poi si compone di due vasche poligonali, la prima decorata con marmi rossi e sculture, mentre la seconda con bizzarre collonine e il ciclo scultoreo che ha come temi, le arti liberali, la filosofia, le storie della bibbia, le favole di Esopo, ma quelle che ci colpiscono in particolar modo sono le scene dei mesi dell’anno con le raffigurazioni dei vari mestieri che seguono le stagioni e i numerosi grifoni, simbolo di Perugia.

Il “Palazzo dei Priori” fù costruito dagli architetti perugini Giovanello di Benvenuto e Jacopo di Servadio, iniziarono nel 1293 e si conclusero nel 1297, ma l’aspetto attuale è opera di numerosi interventi. Dal 1371 al 1326 si svolsero i lavori voluti dai fratelli Maitani che ampliarono i dormitori, la mensa, la cucina e le sale per i consigli, poi nel XVI secolo ci furono gli interventi di Galeazzo Alessi che aggiunse alla facciata occidentale il loggiato con i tre archi. La facciata principale si distingue per la presenza della torre, per le numerose finestre, che aumentano il movimento della superficie, per la merlatura che venne ricostruita dopo un restauro ottocentesco e per il portone di ingresso realizzato con marmi rossi, in cui nell’arco superiore si trovano le statue di San Lorenzo, San Ercolano e San Costantino. La facciata che si rivolge sulla piazza si costituisce di pochi elementi, primo tra tutti il portale a sesto acuto, che si presenta con un elegante strombatura di colonne tortili. Al di sopra di esso si trovano le due statue bronzee, una raffigurante un grifone e l’altra un leone, entrambi poggiano su due mensole da cui pendono le chiavi della città di Siena sconfitta nel 1358 nella battaglia di Torrita, altro elemento importante di questo lato del “Palazzo dei Priori” è certamente la scala a gradoni circolari, recuperata solo agli inizi del novecento e precedentemente coperta da una doppia scala settecentesca.

All’interno delle sale del “Palazzo dei Priori” si trova la Galleria Nazionale dell’Umbria che non potevamo non visitare, il museo raccoglie opere dal periodo medievale al tardo rinascimento, sono tantissimi i capolavori che si possono ammirare al suo interno ne ricordiamo alcuni: le sculture di Arnolfo di Cambio, il “Christus patiens” del crocifisso realizzato dal Maestro di San Francesco nel 1272, la “Madonna con il bambino” di Duccio di Buoninsegna, il Perugino è presente nel palazzo con gli affreschi nella “sala dell’udienza del collegio del cambio” realizzati tra il 1498 e il 1550 e nel museo con alcune opere, tra cui il doppio “Polittico di Sant’Agostino” dipinto tra il 1502 e il 1523, e poi ricordiamo le opere del Pinturicchio, Beato Angelico e di Piero della Francesca. E’ sicuramente una tappa fondamentale per la conoscenza del patrimonio artistico locale e italiano.

Sempre nella piazza IV novembre intorno alla “Fontanta Maggiore” si trova dal lato opposto del “Palazzo dei Priori” la “Cattedrale di San Lorenzo” di cui subito si intuisce il mancato completamento dell’opera. Infatti su luogo dove già preesisteva un chiesa del IX secolo, nel corso del XI e XII secolo si iniziò la costruzione della cattedrale attuale, altri interventi decisivi furono realizzati da frà Bevignate durante il XV secolo. Il portale d’ingresso principale in stile barocco è opera di Pietro Carattoli, mentre  quello che si affaccia sulla piazza fu disegnato da Galeazzo Alessi e costruito da Ludovico Scalza nel 1568. Al suo interno si trova la spettacolare “Deposizione” di Federico Barocci dipinta tra il 1567 e il 1569 in cui si esprime tutta l’originalità del Manierismo.

Quello che ci siamo trovati di fronte in piazza San Francesco è un vero gioiello della scultura rinascimentale italiana, parliamo dell’ “Oratorio di San Bernardino” decorato e realizzato da Agostino di Duccio tre il 1456 e il 1461, l’artista mette in atto diverse tipologie di manufatti, sculture, alti e bassi rilievi, fregi, dimostrando anche una conoscenza delle teorie dell’Alberti e della scultura di Donatello. All’interno della piccola chiesa c’è da prestare attenzione all’altare, si tratta di un sarcofago romano. Poco distante si trova la piccola “Chiesa di San Matteo in campo d’orto” opera del XII secolo a cui fu aggiunto il campanile a vela nel XIX secolo.

Presso l’omonima porta di ingresso, si trova il “Tempio di Sant’ Angelo” ovvero una chiesa paleocristiana costruita tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, costruita su una pianta circolare, l’interno presenta una cerchio di colonne a con al centro l’altare realizzato con una lastra romana che poggia su di una sezione di colonna. I contrafforti ed il portale d’ingresso furono aggiunti nel XVI secolo e di conseguenza si modificarono le posizioni delle finestre, ma durante i restauri del 1948 si riportò l’edificio alle sue forme originarie semplici e simboliche. Questo spettacolare monumento che non conoscevamo prima di questa visita nella città di Perugia, ci ha lasciato davvero meravigliati, e ci porta ancora una volta a riflettere sul grande patrimonio artistico che il nostro paese possiede.

Tanti altri moumenti e capolavori si possono ammirare passeggiando per il centro storico, qui ne abbiamo voluto raccontare alcuni e all’interno della nostra galleria fotografica nè trovete altri ancora, come l’ “Arco Etrusco”, su cui poi Augusto dopo ci mise il nome, l’arco è realizzato in pietra arenaria e risale al III secolo a.c., abbiamo fotografato la bellissima “Porta della Mandorla”, anch’essa di epoca etrusca e modificata nel XIV secolo, e qualche scorcio del centro storico, dell’antico acquedotto e della via Appia con il suo arco. Così anche Perugia ci strappa una promessa, a presto.

Link ufficiale:

Comune di Perugia

 

La Redazione.

 

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Portofino, (Liguria)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Portofino, (Genova, Liguria)

visitata nel agosto 2010

Una breve visita per il piccolo porto di Portofino, rinomata località turistica della Liguria orientale. Passeggiando per le suggestive case di pescatori e botteghe, visitiamo la Chiesa romanica di S. Martino del XII sec. situata nel borgo antico, l’edificio è citato in un documento del 1130 in cui il papa Innocenzo III ne affidà la proprietà ai Monaci della vicina Abbazia di S. Fruttuoso altro edifico che merita sicuramente una visita. Proseguendo lungo il sentiero che porta alla punta del promontorio ci imbattiamo in antiche fortezze e palazzi signorili in alcuni casi visitabili che ci offrono splendite vedute sul mare.

Una promessa, di ritornarci presto.

Link consigliati:

Comune di Portofino

 

La Redazione.

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