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Napoli (Campania)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Napoli (Campania)

Visitata nell’aprile 2016.

Le prime tracce dell’insediamento umano in città risalgono all’era neolitica e sono state rinvenute presso l’attuale piazza “S. Maria degli Angeli”, nella stessa zona sorgerà l’acropoli e la necropoli di Parthenope fondata dai Cumani nell’ VIII secolo a.C. e destinata a diventare un centro importante della Magna Grecia, stringendo un forte rapporto con la città di Atene. Nel 507 l’aristocrazia cumana espulsa da Aristodemo dalla città madre si trasferisce nella nuova città, che verra ribatezzata con il nome di Neapolis, che presto avrà sempre più importanza nel golfo e sul Mediterraneo, ancora oggi in piazza Bellini e a Forcella sono visibili i resti delle antiche mura greche.

Conquistata nel 326 a.c. dai Romani divenne luogo prediletto per il riposo degli imperatori come Claudio e Nerone, ma nel 476 d.c. nella villa romana fortificata dove oggi sorge Castel dell’Ovo venne imprigionato l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto. Ancora oggi la Basilica di San Paolo Maggiore (che abbiamo visto in restauro) presenta sulla facciata due colonne dell’antico “Tempio dei Dioscuri” costruito verso il V sec. a.C. e distrutto durante il terremoto del 1688, ricordiamo che nel 1972 vennero ritrovate proprio sotto le colonne alcuni resti scultorei di busti e torsi umani oggi sconservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con la fine dell’impero romano d’occidente nel 536 la città divenne provincia bizantina, con le invasioni dei popoli barbari in particolare dei Longobardi, la città divenne un ducato autonomo e dovette difendersi dagli attacchi dei Saraceni provenienti dal nord Africa e dalla Sicilia conquistata dagli arabi nel 827.

Napoli fù teatro di scambi e interessi comuni con il mondo musulmano, per questo fù fortemente ostacolata dal papato di Giovanni VIII. Il ducato ebbe fine con l’arrivo dei Normanni di Ruggero II d’Altavilla nel 1139 che inserirono la città nel neonato “Regno di Sicilia” con capitale Palermo. Successivamente il regno passò sotto gli Svevi di Federico II e Manfredi, negli anni sessanta del XIII secolo arrivarono gli Angioini con Carlo I d’Angiò e Napoli divenne capitale del regno, questo fù per la città un importante momento di sviluppo artistico e culturale, in questi anni vi soggiornarono Francesco Petrarca, il Boccaccio, il pittore senese Simone Martini e il grande Giotto che qui fondò una scuola pittorica.

Nel 1442 il potere andò agli Aragonesi, sotto il dominio di Alfonso il Magnanino vennero costruiti alcuni dei monumenti più belli della città, ricordiamo l’ Arco del Maschio Angioino, Palazzo Filomarino, Porta Capuana e Palazzo Como e negli anni del’500 i quartieri spagnoli e via Toledo. Durante il XVII secolo con la rivolta di Masaniello la città per pochi mesi proclama la repubblica indipendente che viene subito repressa dagli spagnoli, ad aggravare la situazione anche un eruzione del Vesuvio e l’epidemia di peste che causò la morte di migliaia di persone. Conquistata dall’Austria nel 1734 ritorna in mano spagnola con la dinastia di Carlo di Borbone, nel 1806 fù conquistata da Napoleone Buonaparte ma nel 1815 è definitivamente passata ai Borboni che nè faranno la capitale del “Regno delle Due Sicilie”. Nel 1860 la spedizione garibaldina la libera dal domino spagnolo per annetterla al Regno d’Italia, privata del ruolo di capitale Napoli subisce un inesorabile tracollo sociale e economica.

I nostri ricordi d’infanzia riaffiorano in questa calda giornata di primavera, scesi dalla stazione centrale andiamo incontro ai nostri amici che ci ospiteranno e che saranno i nostri ciceroni, in questi giorni approfitteremo per visitare anche altre località come: Pompei, Torre Annunziata, Ercolano e un immancabile visita al Vesuvio.

Il centro storico patrimonio dell’Unesco dal 1995 è qualcosa di unico al mondo, un dedalo di strade e palazzi storici, rovine antiche e castelli fanno di Napoli un inestimabile tesoro artistico, la storia millenaria di questa città è spettacolarmente evidente nei diversi stili artistici e architettonici dei suoi edifici. Camminando per “Spaccanapoli” ovvero l’antico decumano inferiore romano si posano i piedi sugli strati della storia di questo posto ed inevitabilmente la testa volge lo sguardo in alto, verso i portoni, i balconi, le facciate dei palazzi, che rendono il tutto davvero scenografico.

In questo breve Reportage ricordiamo alcune tappe del nostro viaggio.

Tra i primi edifici che visitiamo c’è la Chiesa di San Domenico Maggiore tra le più note in città, voluta da Carlo II d’Angio fù eretta tra il 1283 e il 1324 propio lungo l’attuale Spaccanapoli, costruita in stile gotico si compone di tre navate e un totale di 27 cappelle, mentre la pianta a croce latina presenta un ampio transetto e un abside poligonale. L’edificio è dotato di una facciata principale e di un’ingresso secondario che si affaccia sull’omonima piazza, dove si trova anche un elegante obelisco barocco costruito da Cosimo Fanzago e sensibilmente modificato nel progetto da Francesco Picchiati che conclude l’opera nel 1666. A destra della facciata si erge il campanile risalente al XVIII secolo e al suo interno sono custoditi numerosi capolavori dell’arte, dalle tracce degli affreschi trecenteschi, alle eleganti tele del XV e XVI secolo, sino ai capolavori del barocco.

La Chiesa del Gesù Nuovo sorge nell’omonima piazza, dove si trova anche l’ “Obelisco dell’Immacolata” di Giuseppe Genoino che lo realizzò a metà del XVIII secolo. La chiesa è tra le più conosciute di Napoli ed è un elegante esempio dell’architettura barocca eretta sul luogo dove sorgevano le antiche terme romane. L’edificio è un riadattamento del “Palazzo Sanseverino” che fù completamente sventrato tra il 1584 e il 1601 per volere dei gesuiti che lo acquistarono. La facciata a bugne insieme con il portale d’ingresso risalgono al progetto iniziale dell’architetto Novello da San Lucano (1435-1516), l’interno venne rielaborato in epoca barocca ad opera del Valeriano e del Provedi, mentre risale al 1635-1636 l’affresco della cupola raffigurante il “Paradiso” di Giovanni Lanfranco. Dopo il terremoto del 1688 vennero eseguiti alcuni interventi di restauro al portale d’ingresso vennero aggiunte due colonne, due angeli e lo stemma, la cupola fù ricostruita da Arcangelo Guglielmelli e affrescata da Paolo De Metteis. Dopo la cacciata dal Regno di Napoli dei gesuiti la chiesa venne affidata ai francescani riformati che affidarono nel 1786 i lavori di restauto all’ingegnere Ignazio di Nardo. Nel 1900 l’ordine dei gesuiti potè ritornare e furono testimoni del bombardamento della chiesa durante il secondo conflitto mondiale, fortunatamente l’ordigno più pericoloso non espolse. Certamente la facciata dell’edificio è un elemento caratteristico ed unico, realizzato in pietra di piperno, presenta strani simboli incisi sulle bugne, numerosi interpretazioni stanno cercando di dare un senso a questi simboli che sembrerebbero appartenere alla lingua aramaica, alcuni studioso prediliggono la tesi dei simboli alchemici in uso nel XVIII secolo, altri concordono sulla partitura musicale.

Altro simbolo della città partenopea è la Basilica di Santa Chiara situata in via Benedetto Croce a pochi metri di distanza dalla “Chiesa del Gesù Nuovo” , dotata di un’ala adibita a monastero al cui interno si trovano quattro chiostri monumentali. L’edificio venne costruito nel 1310 su progetto dell’architetto Gagliardo Primario, voluta dal re Roberto d’Angio fù consacrata soltanto nel 1340 e divenne subito un centro di riferimento della città. Contribuirono a decorare gli interni i maestri Tino di Caimano e Giotto, durante il XVIII secolo Domenico Vaccaro e Gaetano Buonocore conferirono alla chiesa linee barocche e nelle cappelle poste opere di Francesco Mura, Sebastiano Conca, Giuseppe Bonito. Purtroppo l’edificio subì un grave incendio durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, questo portò alla perdita degli affreschi giotteschi di cui si conservano solo pochi frammenti e delle decorazioni settecentesche. Durante i restauri del 1944 si decise di riportare la chiesa al suo stile originario cioè quello gotico, adoperando i materiali dell’epoca come le lastre di piperno, e ridando alla facciata principale la struttura a capanna con rosone. Restiamo molto affascinati anche dalla torre campanara costruita tra il 1338 e il 1604, costruito in tre ordini architettonici differenti: il primo trecentesco caratterizzato da un paramento di blocchi di pietra, il secondo con lesene marmoree e mattoni, il terzo con lesene ioniche. Le iscrizioni che decorano la torre risalgono al periodo angioino, scritte in caratteri gotici raccontano della costruzione della basilica. Visitiamo l’interno dell’edificio che si compone di un’unica alta navata che fin da subito ci appare  spoglia e con pochissime decorazioni, tra le opere custodite ricordiamo: il “Sepolcro di Agnese e Clemenza di Durazzo” del XV secolo, il “Sepolcro di Antonio Penna” realizzato da Antonio Baboccio da Piperno, alcuni frammenti di una “Madonna con Bambino adottata da Antonio e Onofrio Penna” di un anonimo artista d’ispirazione giottesca. Nella cappella dedicata a San Francesco d’Assisi ammiriamo la scultura che raffigura il santo realizzata da Michelangelo Naccherino nel 1616, nella zona absidale si trovano i due monumenti sepolcrali di Tino di Caimano realizzati tra il 1330 e il 1336, spicca su tutti il grande monumento al re Roberto d’Angiò costruito dai fratelli Bertini provenienti da Firenze. Purtroppo non riusciamo a visitare il Museo dell’Opera di Santa Chiara che ricostruisce la storia dell’edificio attraverso i suoi reperti.

Giungiamo in Piazza Pleibiscito, una tra le più belle e scenografiche d’Italia, simbolo della rinascita di Napoli negli anni novanta, ancora ricordiamo quando era un parcheggio, mentre ora accoglie turisti da tutto il mondo. Nella piazza si trovano il Palazzo Reale sede dei sovrani spagnoli costruito tra il 1600 e il 1858, si ricordano gli architetti che vi parteciparono alla realizzazione: Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti. Purtroppo durante la nostra visita la facciata era in restauro e non abbiamo potuto avuto il tempo di visitare il palazzo. La piazza come ci appare oggi è il risultato degli interventi del re francese Gioacchino Murat che con la demolizione di alcuni edifici religiosi nè aumenta le dimensioni, permettendo ai suoi architetti il napoletano Leopoldo Laperuta e Antonio De Simone di realizzare il porticato semicircolare elemento scenografico del “Foro Gioacchino” completato nel 1815.

Con il rientro della corona spagnola, il re Ferdinando IV decise di costruire la Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola, così il progetto precedente viene fermato e cambiato. L’edificio fù progettato dall’architetto svizzero Pietro Bianchi, che riprese l’idea del suo predecessore ispirandosi al Pantheon di Roma, anche se fù obligato dal sovrano a non superare l’altezza del “Palazzo Reale”. La consacrazione avvenne nel 1846 e divenne subito un simbolo del neoclassicismo italiano, la facciata si compone di sei colonne ioniche in marmo di Carrara, l’architrave sorregge il timpano al cui interno si trovano la statua del santo di Giuseppe del Nero e la statua di “San Ferdinando di Castiglia” e della “Religione” entrambe opere dello scultore tedesco Heinrich Konrad Schweickle. La pianta circolare dell’interno porta l’attenzione a concentrarsi sulla cupola, tuttavia al suo interno sono custodite molte opere di importanti artisti, nè ricordiamo alcune: “Sant’Onofrio” di Luca Giordano,  la “Trinità” di Paolo De Metteis, “San Giovanni Battista” di Antonio Licata, il “Transito di San Giuseppe” di Camillo Guerra, il “Cristo crocifisso” di Tommaso De Vivo e il “Martirio di Sant’Irene” di Fabrizio Nenci. Per i dettagli vi rimandiamo ai link sotto l’articolo.

Percorrendo la pedamentina, una lunga e panoramica scalinata che ci porta sul colle del Vomero, giungiamo al Castel Sant’Elmo che prende il nome da un’antica chiesa dedicata a Sant’Erasmo. Tra le prime fortificazione a sorgere sul colle da cui è possibile controllare il golfo e l’intera città ci furono i normanni, che  qui costruirono una torre fortificata. Il castello che oggi vediamo fù eretto sul tufo giallo nel 1329 per volere di Roberto il Saggio su progetto di Francesco de Vico e Tino di Caimano, a cui sucedette Attanasio Primario e Balduccio de Bacza. Nel 1537 Carlo V commissionò i lavori di ricostruzione all’archietetto Pedro Luis Escrivà che gli diede la caratteristica pianta stellare a sei punte, priva di torrioni. Lo stemma all’ingresso porta le insegne di Carlo V mentre dodici feritorie puntano sul ponticello d’ingresso pronte ad intervenire qual’ora il ponte fosse in pericolo. Sul piazzale del castello si trova la chiesa dedicata a Sant’Erasmo costruita durante il domino spagnolo dall’architetto Pietro Prati nel 1547, per poi subire interventi successivi ad opere di Domenico Fontana. Dal XVII al XIX secolo divenne una prigione, mentre nel XX secolo venne adibito a carcere militare. Oggi l’intero castello è un museo ed è sede del Museo Napoli Novecento 1910-1980 in cui sono conservate le opere degli artisti cari alla città.

Altri monumenti li visitiamo in una breve passeggiata accompagnati dai nostri ciceroni, anche se ad un certo punto decidiamo di muoverci autonomamente, ed ecco allora che visitiamo l’elegante Galleria Umberto I del XIX secolo e il Maschio Angioino. Di quest’ultimo edificio ammiriamo il portale d’ingresso, vero gioiello rinascimentale della città, voluto dal re Alfonso d’Aragona e attribuito allo scultore Francesco Laurana. D’ispirazione classica il monumento descrive un corteo regale nella parte inferiore affiancato da due colonne ioniche, mentre nella parte superiore vi sono collocate le statue delle quattro virtù: Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità.

Concludiamo la nostra escursione sulla riviera di Chiaia per ammirare l’antico Castel dell’Ovo che sorge sul luogo dove venne fondata l’antica Parthenope e dove nel I sec. a.C. si trovava la splendida villa romana di Lucio Licino, anche questo monumento come tanti altri della città se potesse parlare chissà quanti segreti avrebbe da raccontarci. L’unico museo che riusciamo a visitare è il Museo Archeologico Nazionale, che conserva oltre a preziosi reperti dell’arte classica, una collezione incredibile delle opere rinvenute nell’area vesuviana che ci permette di completare con la visita degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano il nostro reportage con grande soddisfazione.

La Redazione.
Link ufficiali:

Città di Napoli – Wikipedia

MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Palazzo Reale

 
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“Da Raffaello a Schiele – Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest”, Palazzo Reale, Milano

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

(17 settembre 2015 – 7 febbraio 2016)

"Da Raddaello a Schiele", Palazzo Reale, MilanoUn importante mostra come “Da Raffaello a Schiele” allestita presso le sale del Palazzo Reale di Milano, permette non solo di poter visitare le opere del Museo di Belle Arti di Budapest, una delle più importanti collezioni al mondo, ma anche di poter viaggiare nel tempo con i dipinti dei maestri del Cinquecento sino agli artisti del secolo scorso, si possono ammirare opere di Raffaello, Tintoretto, Durer, Van Dyck, Velasquez, Rubens, Goya, El Greco, Murillo, Canaletto, Manet, Cezanne, Gauguin, ma anche i disegni preparatori di Leonardo, Rembrandt, Parmigianino, Annibale Carracci, Van Gogh, Heuntz e Schiele. Il percorso espositivo si compone di otto sale: una prima sala dedicata all’alto Rinascimento italiano, una seconda accoglie le opere della scuola veneta del XVI secolo, una terza sala raccoglie alcuni capolavori del Rinascimento Europeo, nella quarta e quinta si celebrano le atmosfere del Barocco mentre nella sesta sala si trovano le opere del XVIII secolo, all’interno della settima sala si affrontano le tematiche del “Simbolismo internazionale” con la presenza di alcuni capolavori dell’arte ungherese e si conclude con l’ultima sala in cui si potranno ammirare le opere realizzate dall’Impressionismo alle Avanguardie del Novecento.

Link ufficiale:

Museo di Belle Arti – Budapest

“Da Raffaello a Schiele, Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest”

 

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“Barocco a Roma. La meraviglia delle arti”, Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla

Written by infomuseum. Posted in Notizie & Eventi

Gian-Lorenzo-Bernini,-Ritratto-di-Costanza-Bonarelli,-1636-37-circa,-Firenze,-Museo-Nazionale-del-Bargello

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Bonarelli, 1636-37 circa, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

(1 aprile – 26 luglio 2015)

Mancano pochi giorni all’inaugurazione della mostra “Barocco a Roma. La meraviglia delle arti” che si svolgerà presso la Fondazione Roma Museo nelle sale del Palazzo Cipolla, l’esposizione comprende opere provenienti da importanti collezioni internzionali tra cui: Musée du Louvre, Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, Kunsthistorisches Museum e Albertina Museum di Vienna, Museo Nacional del Prado di Madrid, Victoria & Albert Museum di Londra, Musei Vaticani, oltre ai principali istituti museali italiani.  La città eterna nel XVII secolo divenne il centro di rilievo per il diffondersi e l’affermarsi della nuova estetica grazie al soggiorno di alcuni grandi artisti tar cui ricordiamo il Bernini, Guido Reni, il Guercino e tanti altri. Inoltre si svolgeranno numerosi eventi satelliti correlati con la mostra che consentiranno un approccio ancora più profondo per la comprensione della maniera barocca.

Link ufficiali:

Barocco a Roma, la meraviglia delle arti

Fondazione Roma Museo

 

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Matera, (Basilicata)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La capitale della cultura europea del 2019, Matera (Basilicata).

visitata nel febbraio 2015

Nel 2019 Matera sarà la capitale europea della cultura insieme alla città di Plovdiv in Bulgaria. Il suo centro storico conosciuto nel mondo per i “sassi”e l’ingegnoso impianto idrico sono già stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1993. Era da molto tempo che volevamo documentare questo grandissimo museo a cielo aperto che è la città di Matera, così, com’é nostra abitudine, abbiamo sfoderato la macchina fotografica e con tanta buona volontà dettata dalla nostra passione per la storia dell’arte ci siamo addentrati nei suoi tesori. La città vecchia si presenta in splendida forma, ben illuminata, tanti cantieri per restauri e numerose chiese rupresti da visitare.

Sin dal Paleolitico le grotte delle “gravine” furono luogo di insediamento umano, come dimostrano ritrovamenti fossili molto probabilmente dell’età del ferro. Il primo nucleo urbano venne occupato dai coloni Greci e lo dimostrerebbe il simbolo stesso della città, un bue con una spiga di grano, elementi che riportano alla vicina Magna Grecia. Sotto i romani non rivestì particolare importanza; nel 664 d.c. fu conquistata dai Longobardi e successivamente fu teatro di feroci scontri tra le truppe dei Franchi e i Saraceni. Nel 1043 divenne parte dei territori Normanni, poi degli Aragonesi e nel 1663, in epoca spagnola, divenne capoluogo della Basilicata. Questo titolo le fu tolto all’inizio del XIX secolo sotto il regno di Giuseppe Bonaparte a favore di Potenza. Nel 1952 con una legge nazionale i Sassi vennero sgomberati e i 15.000 abitanti dei Sassi trasferiti nei nuovi quartieri residenziali. Nel 1980 fu parzialmente danneggiata dal terremoto dell’Irpinia. Nel 1986 una nuova legge nazionale finanziò il recupero degli antichi rioni materani, ormai degradati da oltre trent’anni di abbandono.

I “Sassi” sono divisi in due dalla “Civita”, essi prendono il nome di “Sasso Barisano” e “Sasso Caveoso” ed oltre alle affascinanti stradine ed alle pittoresche vedute presentano numerose cisterne di cui abbiamo avuto la fortuna di visitare la più grande conosciuta. Passeggiare per le vie del centro è proprio come fare un tuffo nel passato con la possibilità di ammirare e godere dei tesori artistici e architettonici lasciati dalle varie stratificazioni dell’età medievale, rinascimentale e barocca.

Il primo monumento che ci troviamo di fronte è il grande “Convento di S. Agostino”, costruito nel 1592 ma restaurato in seguito ai danni subiti a causa del terremoto del 1734. Il complesso comprende anche la “Chiesa di Santa Maria delle Grazie” del 1594.

La “Cattedrale della Madonna della Bruna e di S. Eustachio” si trova nella “Civita” e fu costruita nel XIII secolo in stile romanico su un piano elevato di oltre sei metri che le permetteva di staccarsi dalle altezze degli altri edifici. L’esterno dell’edificio sacro è pressapoco lo stesso da secoli e ancora oggi è possibile ammirare il rosone sormontato dall’arcangelo Michele e affiancato da 4 colonnine che simboleggiano gli evangelisti; sopra di esso 12 archetti ciechi con le piccole colonne ricordano invece gli apostoli. Sul lato che si apre sulla piazza si trovano altre due porte d’ingresso, una detta “porta dei leoni” per le due sculture in pietra e l’altra chiamata “porta della piazza” con un antico bassorilievo rafffigurante Abramo. Il campanile, che difficilmente passa inosseravato, è alto 52 metri ed è decorato con le tipiche aperture a bifore romaniche con in cima una piramide. L’interno è organizzato secondo la pianta a croce latina a tre navate, nel corso dei secoli arricchito di decorazioni come l’affresco d’epoca bizantina del 1270 in cui è raffigurata la “Madonna della Bruna con il Bambino ” forse realizzato da Rinaldo da Taranto probabilmente autore anche del “Giudizio Universale” scoperto dopo i restauri. Nella zona absidale è situato anche il coro ligneo del 1453 realizzato da Giovanni Tantino di Ariano Irpino.

Tra i monumenti che più ci ha colpito per la sua bellezza vi è certamente la “Chiesa di S. Giovanni Battista” eretta nel 1233 e intitolata al santo nel XVII secolo, dopo esser stata in un primo momento dedicata a “S. Maria la Nova”, e costruita in gran parte in stile romanico. Gli elementi che ci hanno subito incuriosito sono i motivi decorativi dell’arco del portale maggiore che ci rimandano al gusto arabo mentre al di sopra di esso si trova la statua in tufo del santo. Il suo spazio interno, raccolto e intimo ricorda le atmosfere medievali con l’uso delle volte a crociera per le navate laterali, mentre per quella centrale si è adoperata la volta a vela. Un cronista del settecento così la descrive: “Resta ora di ragionar della chiesa di S. Maria la Nova intorno alla quale è da osservarsi l’architettura non tanto al di dentro, quanto da fuori. Tutta è ben disposta, ed adorna, ma sopra di tutto meravigliosa è al di fuori circa la perfezione e bellezza del lavorio bizantino, per ogni parte ch’ella si voglia riguardare. Ma più di ogni altra cosa è da riguardarsi da tutti e quattro li lati, rappresenta una prospettiva differente dall’altra con vario e diverso lavorio, adornata di molte statue e diversi animali e su la cime tre cupolette di gran altezza, e di queste fattezze poco, o rare chiese si rattrovano in questo Regno”.

Molto graziosa ci é apparsa la piccola piazza Sedile, dove si trova l’omonimo “Palazzo del Sedile”, attualmente sede del Conservatorio della città; il suo impianto originario risale al 1540 per poi essere ristrutturato nel 1759 con l’aggiunta delle due torri campanarie ornate da sei statue, donando all’intera facciata un magnifico impianto scenografico.

Circondata da una piazza recentemente rivisitata nella sua pavimentazione si trova la “Chiesa di S. Francesco d’Assisi”, che apprezziamo per la bellissima facciata in stile barocco risalente, come l’intero edificio al 1670, anno della sua ricostruzione. All’interno si trova l’antica cripta dei S. Pietro e Paolo e un prezioso affresco del XII secolo.

In Piazza Vittorio Veneto abbiamo l’appuntamento per una visita guidata all’interno dell’antica cisterna chiamata “Palombaro Lungo”. Dopo l’urbanizzazione della zona del Piano che iniziò alla fine del XVI per concludersi nel XIX secolo, divenne indispensabile un sistema di rifornimento idrico per le abitazioni che al contrario dei “Sassi” ne erano prive. Per secoli si é scavato nella roccia per soddisfare il continuo aumento del fabbisogno d’acqua da parte della popolazione, e l’ultimo intervento a tal proposito è documentato nel 1870. L’altezza della cisterna nel punto più alto é di circa quindici metri e la sua capacità é di cinquemila metri cubi d’acqua. Durante la nostra visita ci avvalliamo di una guida locale che ci spiega che siamo di fronte ad un opera per certi versi unica (poiché scavata) e paragonabile per dimensioni e portata alla più nota cisterna di Istanbul. Sul soffitto della cisterna si notano ancora i fori degli antichi pozzi posti nella piazza sovrastante, ma anche curiosi segni lasciati in passato da secchi di metallo alla deriva e tracce scure lasciate dal livello dell’acqua raggiunto in una particolare occasione sulle pareti ricoperte con coccio-pesto, un intonaco che le rende lisce ed impermeabili.

Altro edificio di notevole fascino situato nella medesima piazza è la “Chiesa di S. Domenico”: essa è tra le più antiche chiese della città e le sue origini risalgono al XII secolo. Durante i secoli la comunità monastica ivi residente riuscì a sopravvivere solo grazie alle donazioni dei benefattori, ma con il passare del tempo la chiesa acquistò sempre più prestigio tra i territori della “Terra d’Otranto”. Nel Settecento è descritto: “Molto comodo di stanze per li Padri con corridori, nofficine, magazzini e chiostro quadrato, così di sottani come di soprani con diversi appartamenti di camere, e per Provinciali, per maestri e per olti frati”. Il rosone della facciata di pregevole fattura è adornato al centro con il simbolo dei domenicani, il cane con la fiaccola in bocca, ai lati con due figure umane e nella parte bassa con un telamone, mentre in alto si trova la figura dell’Arcangelo Michele. Merita particolare attenzione la bellissima cupola dai richiami bizantini.

Matera nasconde nel suo sottosuolo moltissimi segreti come le tantissime chiese rupestri ormai quasi tutte con ingresso a pagamento e spesso malamente conservate. Ne visitiamo alcune, tra cui la “Chiesa di S. Pietro in Monterrone” del XI secolo, scavata interamente nella roccia. E’ aperta al pubblico invece la “Chiesa di Santo Spirito” situata proprio sotto piazza Vittorio Veneto all’entrata del “Palombaro Lungo”. L’edificio, oggi in pessime condizioni, venne costruito in una prima fase tra VIII e IX secolo, rimaneggiato alla fine del XV e del XVI secolo, quando assunse l’impianto a tre navate costituite da volte e pilastri un tempo riccamente decorati da affreschi oggi in gran parte illeggibili. Il campanile risale invece agli interventi voluti dal commendatore Zurla nel 1674, mentre la statua della Madonna che oggi si trova sulla facciata della “Mater Domini” (XVII – XIX sec.) era situata all’interno della chiesa.

Altro edificio importante che si può ammirare a Matera è il “Palazzo dell’Annunziata” in piazza Vittorio Veneto costruito nel 1735 con lo scopo di ospitare un convento. Venne realizzato su progetto dell’archiettto Vito Valentino di Bitonto anche se nell’ultima fase viene sostituito da Mauro Manieri di Lecce. Il cornicione e l’orologio risalgono ai primi del XIX secolo. I lavori di restauro al palazzo si sono conclusi nel 1998 dopo anni di abbandono post-terremoto, e attualmente al suo interno si trova la biblioteca provinciale.

Ci sarebbe piacuto rimanere un po di tempo in più ma siamo soddisfatti del nostro Reportage che condividiamo con lo spirito di invogliare e promuovere le bellezze artistiche e non solo di una delle città che ha saputo sfidare il tempo mantenendo inalterata la sua storia.

La Redazione

 

Link consigliati:

Wikipedia – Matera

Comune di Matera

Matera Capitale Cultura 2019

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Lecce (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Lecce, Puglia.

visitata nel gennaio 2015.

E’ la “Signora del Barocco”, si trova nel Salento ed è la nostra meta di questo viaggio avvenuto in una fredda giornata di gennaio e non in una calda giornata d’estate. La città di Lecce è stata teatro di una storia antichissima, è sufficente passeggiare per le sue strade per rendersi conto di che tipo di gioiello stiamo parlando. Antica città messapica fondata nel III millennio a.C. dai coloni provenienti dall’Illiria raggiunge una notevole importanza tra il VII e IV secolo a.C. Secondo la leggenda fù fondata nel 1200 a.C. da Malennio dopo la guerra di Troia. Quando nel III secolo a.C. arrivarono i romani, la città si chiamava ancora Sybar, vennero erette nuove mura sulle preesisenti, fù costruito il foro, l’anfitetaro, il teatro e il “Porto Adriano” l’attuale San Cataldo. Con la caduta dell’Impero Romano la città subì numerose dominazione straniere dagli Ostrogoti all’Impero Romano d’Oriente, dai Saraceni, Greci, Longobardi, Ungari e Slavi solo con il dominio normanno riacquisì il suo prestigio che continuò sotto gli Svevi e gli Angioni. Durante il XV secolo venne dotata di nuove mura difensive, del Castello e di Porta Napoli, opere realizzata da Carlo V per difendere la città dalle incursioni sarecene. Lo stile Barocco che caratterizza Lecce si viene ad affermare dalla seconda metà del XVII secolo, usuffruendo delle moltissime commissione di edifici religiosi da parte del clero, la città diventa così un teatro in cui i virtuosismi della pietra leccese delle strade nel centro storico fanno tenere alta la testa per poter cogliere i minimi particolari. Un museo a cielo aperto, sarà una frase scontata ma per Lecce assume tutto il suo senso, in questo Reportage descriviamo alcuni tra i piu significativi monumenti che abbiamo visitato:

La “Basilica minore di Santa Croce” è certamente l’edificio sacro più noto, un vero gioiello della città. La basilica è stata costruita nel corso dei secoli XVI e XVII da diverse maestraenze locali, la prima parte dei lavori si fermò al balcone dei telamoni, poi si realizzò la cupola e si conclusero con la parte superiore della facciata, con il posizionamento del rosone e dei portali d’ingresso. Tra gli artisti che parteciparono alla realizzazione di questo capolavori ricordiamo Francesco Antonio Zimbalo (1567-1631) per i portali, Cesare Penna (1607-1653) per la parte superiore della facciata e il rosone mentre Giuseppe Zimbalo (1620-1710) realizza la decorazione del timpano. Il Barocco si esprime in un moto virtuoso che scorre negli elementi architettonici e decorativi, a Santa Croce si possono ammirare i rosoni, le colonne corinzie, gli animali fantastici, grotteschi, i telamoni e gli stemmi araldici di Filippo III di Spagna, di Maria d’Wnghien e Gualtieri VI di Brienne. Ai lati del rosone si trovano le statue di San Benedetto e Papa Celestino V, mentre è curiosa la presenza del profilo del Zimabalo che sporge dalle decorazioni che circondano a sinistra il rosone. Gli stendardi scolpiti sulla facciata alludono alla reliquia della croce di Cristo custodita all’interno dell’edificio che si costituisce attualmente da tre navate e da cappelle laterali su di una pianta  a croce latina. Il soffitto in legno decorato in oro tipico delle chiese barocche ricopre quello della navata centrale, mentre le laterali conservano le volti a crociera e alcuni tra gli esempi della pittura del XVII e XVIII secolo. Al lato della Basilica si trova il “Palazzo dei Celestini” costruito tra il 1559 e il 1605 da Giuseppe Zimabalo, l’edificio si differenzia dalle altre costruzioni per il suo stile contenuto ed elegante.

Giungiamo in “Piazza Sant’Oronzo” che ci accoglie con il suggestivo “Anfiteatro” romano, costriuito tra I e II secolo d.C. dove probabilmente in base ai rilievi rinvenuti si svolgevano combattimenti con animali più che tra gladiatori. Le sue gradinate potevano accogliere fino a 25.000 spettatori, purtroppo gran parte dei suoi resti si trovano ancora sotto la piazza, quelli che vediamo oggi sono gli scavi realizzati dall’archeologo Cosimo De Giorgi terminati negli anni ’40.

Altra perla è la “Colonna di Sant’Oronzo” realizzata dal Zimabalo alla fine del XVII secolo in cui adopera il marmo cipollino africano proveniente da una dei fusti delle colonne romane che segnavano la fine della via Appia a Brindisi e che fù donata dalla vicina città che conserva la gemella. Quello che è oggi l’ufficio dell’informazione turistica dove ci forniamo di mappa, era il “Palazzo del Sedile” costruito nel 1592 per volere del sindaco veneziano Pietro Mocenigo mentre al lato dell’edificio si trova la “Chiesetta di San Marco” costruita nel 1543 da un gruppo di commercianti veneti presenti in città, di magnifica fattura è il portale con il leone alato simblo del evangelista Marco ed emblema di Venezia.

Forse non molti che hanno visitato Lecce sono riusciti a visitare il piccolo “Teatro romano”, di età agustea rinvenuto nel 1929 è largo 19 metri, quasi sicuramente destinato ad un pubblico d’èlite.

E continuiamo la passeggiata perdendoci un po nei vicoli, lasciandoci trasportare dall’istinto, dagli odori, sfioriamo piazza Vittorio Emanuele II dove si trova la “Chiesa di Santa Chiara” altro eccellente esempio del Barocco che non dimentichiamo a Lecce assume caratteristiche uniche al mondo. Un primo edificio venne costruito nel 1429 ma quello che vediamo oggi è frutto dell’intervento di Giuseppe Cino (1645-1722) completato nel 1691. La facciata è un vero capolavoro, il portale d’ingresso con la ghirlanda retta dai putti, le nicchie vuote con le conchiglie, le colonne corinzie e le paraste scanalate, insieme al movimento della facciata che sporge sulla piazza rendono questa chiesa davvero tra le più belle della città.

Proseguiamo nel centro storico fino ad incrociare la “Chiesa di San Sebastiano” edificata nel 1520 e dedicata al santo protettore degli appestati, piaga che non risparmiò nemmeno Lecce. L’edificio attuale sorge sul luogo dove si trovava una chiesa rupestre, scoperta nel 1762  venne erroneamente interpretata come la tomba dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato. Dopo diverse vicissitudini la chiesa è stata sconsacrata nel 1967, non visitiamo di persona l’interno ma ci limitiamo nel dire che essa si presenta articolata con una navata unica in origine coperta con un tetto a capanna, e ancora oggi la facciata realizzata in pietra leccese conserva tutto il suo fascino.

Nessuna piazza può mostrare meglio il concetto scenografico dell’architettura Barocca come la spettacolare “Piazza del Duomo”. Articolata come fosse un grande cortile o meglio una “piazza chiusa”, un tempo era dotata di due grandi porte che venivano chiuse la sera, l’ingresso assumeneva un carattere monumentale per la presenza dei propilei costruiti nel XVIII secolo da Emanuele Manieri. All’interno della piazza si trovano il “Duomo di Maria Santissima Assunta”, l’ “Episcopio” e il “Seminario”.

Costruito tra il 1661 e il 1682 dal Zimbalo il “Campanile” di Lecce venne a sostituire quello normanno crollato nel XVII secolo, si compone di cinque piani su una base quadrata e si completa con la cupola ottagonale decorata con maioliche e dalla statua di San Oronzo. Curiosa è la sua leggera pendenza dovuta all’instabilità delle fondamenta, dalla sua altezza di 72 metri il campanile fungeva non solo da torre campana ma anche come torre d’avvistamento per eventuali attacchi turchi dall’Adriatico.

La “Cattedrale di Santa Maria Assunta” è stata costruita nel 1144 per poi essere ricostruita nel 1230 secondo i dettami dell’architettura romanica. Fù il vescovo Luigi Pappacoda a commissionare al Zimbalo un rifacimento in stile barocco leccese, i lavori si realizzarono tra il 1659 e il 1670. Stranamente l’edificio presenta due facciate, infatti essendo posizionata parallela all’ingresso essa non veniva vista subito dal visitatore che entrava in piazza, così venne aggiunta un finta faccita laterale proprio per permettere un effetto scenografico sulla piazza. Nella facciata principale le linee sono poco più sobrie, composta su due ordini è decorata con le statue di San Pietro e Paolo, San Gennaro  e San Ludovico da Tolosa, mentre la seconda facciata laterale appare subito molto più “spumeggiante”, virtuosa nelle decorazioni e con le statue di San Giusto, San Fortunato e Sant’Oronzo. L’edificio presenta una pianta a croce latina, con tre navate e il transetto e l’abside, quest’ultimo ospita capolavori di Giuseppe da Brindisi, Poronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola.

Proprio al fianco di “Porta Napoli” sorge la “Chiesa di Santa Maria della Porta” costruita nel 1548 per volere di Carlo V sul luogo dove già sorgeva una piccola chiesa, all’epoca l’edificio si presentava con un profilo a spioventi, un grande rosone sulla facciata e tre portali con architravi e lunette decorate, ma durante il lavori del 1852 al 1858 la chiesa venne totalmente rielaborata in forme neoclassiche su progetto dell’architetto Giuseppe Maiola da Maddaloni,  con l’aggiunta delle lesene ioniche, architrave e frontone traingolare e una caratteristica cupola che copre la pianta ottagonale del tempio.

La “Chiesa di San Giovanni Evangelista” è uno degli edifici religiosi più antichi di Lecce, la sua fondazione risale al conte normanno Accardo II nel 1133 insieme alla costruzione del complesso monasteriale. Purtroppo anche in questo caso degli elementi medievali rimane ben poco, l’intero edificio è stato modificato nel corso dei secolo XVI e XVIII. L’edificio presenta un elegante torre campanara del cinquecento e una sobria facciata del 1607 abbellita con una statua in pietra leccese di San Benedetto.

E’ nota la presenza di comunità greche nel Salento, ed ancora oggi nella città-chiesa (così viene anche chiamata Lecce) si può ammirare la “Chiesa di San Niccolò dei Greci” dove all’interno si prega secondo il culto bizantino professato dagli albanesi che scamparono nel XV secolo dalle minacce dell’impero turco. L’edificio molto probabilmente era già presente nel IX secolo, ma fù totalmente ricostruito nel XVIII secolo secondo il progetto di quattro architetto leccesi: Francesco Palma, Lazzaro Marsione, Lazzaro Lombardo e Vincenzo Carrozzo, l’esigenze architettoniche del culto bizantino si differenziano da quello cristiano sopratutto per la presenza dell’ Iconostasi, ovvero una parete di immagini che separa il presbiterio dalla navata.

E’ oramai sera quando giungiamo al “Castello di Carlo V”, progettato per difendere la città dalle incursioni turche, i lavori di ammodernamento del vecchio impianto difensivo preesistente (XIII – XIV secolo) consistettero nell’ampliamento del castello, definendo una pianta quadrilatera con quattro bastioni e un fossato riempito di terra alla fine del XIX secolo, la fortezza fù dotata di due ingressi che recavano lo stamma dell’imperatore asburgico.

Concludiamo il nostro Reportage ricordando le tre porte antiche della città ancora visibili: la magnifica “Porta Napoli” del 1548 eretta per Carlo V con di fronte l’obelisco borbonico del 1822, la barocca “Porta Rudie” (Rudie è il nome della antica città messapica) e “Porta San Biagio”, le bizzarre ville sui viali esterni del XIX secolo con i richiami all’architettura moresca come nella graziosa “Villa Martini” e liberty.

Link consigliati:

Musa (Museo Storico Archeologico)

Pinacoteca Francescana – Lecce

Fonti e letture:

“Lecce – città d’arte”, Pierluigi Bolognini, Edizioni del Grifo.

Wikipedia – Lecce

 

 

 

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