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Bari, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Bari, (Puglia)
visitata nel gennaio 2016.

Approfittiamo dell’ospitalità di un amico caro per recarci nel cuore del centro storico di Bari, ovvero la meglio nota“Bari vecchia”. Passeggiamo per una giornata intera alla scoperta dei sui tesori artistici, testimonianza di una lunga storia millenaria in cui si sono incrociate culture diverse, lasciando ancora oggi tracce indelebili del loro passaggio. La città si presenta molto accogliente e incontriamo qualche gruppo di turisti per lo più “locali”, camminiamo a testa alta per le strade e inevitabilmente ci tornano in mente i personaggi della sua storia. Bari è stata un’ importante città portuale dei peucezi dell’Illiria, poi un municipio romano, successivamente capitale dell’impero bizantino, passerà sotto il dominio dei normanni di Roberto il Guiscardo, degli svevi e degli spagnoli.

Iniziamo la nostra visita con la “Cattedrale di San Sabino” costruita su modello della “Basilica di San Nicola” e sulle rovine di “Santa Maria Assunta” (1034) duomo bizantino distrutto dai normanni, i cui resti si trovano nella cripta dove sono conservate le reliquie del santo. Consacrato nel 1292 l’edificio finito si distingueva dal precedente per forma e dimensione, i matronei, la cupola, il transetto di poco più grande della larghezza delle navate, sono elementi architettonici che rientrano nel gusto estetico del romanico pugliese, mentre dell’edificio più antico rimangono solo alcune tracce della pavimentazione e le antiche colonne, che secondo la tradizione furono trasportate da Costantinopoli a Bari in omaggio alla cattedrale custode delle relique del santo. Nel corso del XVI secolo e del XVIII secolo la cattedrale subì numerosi interventi e solo nel XIX secolo si ritornò alla sua forma originaria del periodo medievale, negli anni cinquanta del XX secolo anche gli arredi furono ricollocati secondo il gusto romanico. La facciata a spioventi è divisa in tre parti da due robuste lesene, in cui sono inseriti i tre portali d’ingresso di epoca barocca ma che ancora conservano gli architravi delle porte del XI secolo. Il rosone restaurato negli anni ’30 del secolo scorso conserva la ghiera originale con figure mostruose e fantastiche che ritroviamo anche nelle mensole. Giriamo intorno all’edificio per poter veder le bellissime gallerie esafore e parte della cupola decorata con motivi che ricordano l’arte islamica. Probabilmente l’edificio circolare a sinistra della cattedrale era in origine il battistero medievale, comunemente conosciuta come la “Trulla” viene citata in un documento del 1032 e subisce notevoli interventi di restauro nel XVII, XVIII e XIX secolo. Quando entriamo all’interno della cattedrale veniamo subito colpiti dalla semplicità e dalla nudità dello spazio architettonico, al contrario di quanto avvenuto nella Trulla, qui tutte le decorazioni barocche dell’artista partenopeo Domenico Antonio Vaccaro sono state rimosse riportando l’edificio alla sua forma originaria, le otto colonne della navata sorregono quelli che sono dei finti matronei con stupende trifore, mentre al centro della navata si trova il pulpito del XI secolo.

Certamente l’edificio più noto della città resta la “Basilica di San Nicola” fondata alla fine dell’ XI secolo durante il regno normanno per accogliere le spoglie del santo. Per secoli è stata luogo di passaggio per i pellegrini diretti sia a Roma che in terra santa, il suo stile architettonico contiene infatti diverse influenze, inserendo elementi cari al nord europa e modelli campani-cassinese che diventeranno caratteristiche fondamentali del romanico pugliese. La chiesa in origine presentava quattro torri ai lati, due delle quali vennero abbattute dopo il terremoto del 1456 e una cinta muraria che la isolava dal resto dell’abitato, quest’ultima venne rimossa con il nuovo assetto architettonico degli anni venti del secolo scorso. Attualmente la facciata si presenta divisa in tre parti da due lesene la cui base è costituita da due colonne antiche, dal portale maggiore decorato con bellissime colonne sorrette da leoni su mensole e da altri due portali laterali mentre il rosone e le bifore la decorano e ne alleggeriscono il peso. Inevitabilmente ci perdiamo nei dettagli delle decorazioni degli stipiti e degli archivolti, ma anche dall’eleganza architettonica dell’edificio nel suo interno, dove conserva un’ atmosfera austera e solenne, la chiesa presenta la navata centrale interrotta da tre arconi trasversali che furono un rimedio ai danni del terremoto del 1456, uno splendido pavimento con tarsie marmoree sui cui poggia la nota “Cattedra del vescovo Elia” del IX secolo. Degno di attenzione è il monumento di Bona Sforza regina di Polonia realizzato nel XVI secolo senza dimenticare il ciborio sicuramente il più antico conservato in Puglia. Scendendo dalla scala a destra dell’ abside ammiriamo il rilievo decorativo del sepolcro del vescovo Elia, decorato con una targa votiva. La cripta che si trova sotto il transetto fù consacrata nel 1089 da Urbano II ed è costritutita da trentasei campate coperte da volte a crociera di cui le colonnine conservano bellissimi capitelli, alcuni dei quali sono presenti nella galleria fotografica di quest’articolo.

Purtroppo una visita veloce è stata la nostra passeggiata al “Castello normanno-svevo di Bari” l’antica fortezza medievale riadattata nel quattrocento a palazzo residenziale. Inserito all’interno delle mura cittadine abbattute nel ‘800, fù probabilmente voluto da Ruggero II re di Sicilia e costruito nel 1133 dopo l’avvenuta conquista della città dalle truppe normanne, alcuni ritrovamenti dell’epoca greco-romana portano all’ipotesi dell’esistenza di una fortezza già in tempi antichi.

Altri edifici che abbiamo voluto inserire in questo nostro Reportage sono l’affascinante “Palazzo Fizzarotti” ampliato tra il 1905 eil 1907 dall’architetto Ettore Bernich e Augusto Corradini in uno stile che riprende i canoni dell’architettura gotica veneziana. Infatti il palazzo celebra la liberazione della città dall’invasione turca da parte della flotta della Serenissima avvenuta nel 1022. Altra costruzione moderna che merita sicuramente una visita è il “Palazzo dell’Acquedotto Pugliese” edificato nel 1924 per ospiare la sede centrale dell’Ente Acquedotto Pugliese, progettato da Cesare Vitantonio Brunetti che lo ideò con facciate ricoperte da un rustico bugnato, mentre la decorazione all’interno fù affidata allo stile liberty di Duilio Cambellotti che sulla tematica centrale dell’acqua incentrò il suo intero lavoro. E’ già sera quando passeggiamo dinanzi al “Teatro Piccinni” costruito tra il 1913 e il 1854 da Antonio Niccolini già autore del San Carlo di Napoli, e il famoso “Teatro Petruzzelli” progettato dall’ingegnere bitontino Angelo Cicciomessere e inaugurato il 4 febbraio del 1903, qualche ultima foto ricordo dal porto e porgiamo il nostro arrivederci al capoluogo pugliese.

La Redazione.

Link consigliati:

Wikipedia – Bari

Comune di Bari – sezione cultura e turismo

 

Video Reportage:

 

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Castro, Giuggianello, Poggiardo, Minervino (Lecce, Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

 

Castro, Giuggianello, Poggiardo, Minervino (Lecce, Puglia)

visitata nel settembre 2015.

Era da molto tempo che volevamo visitare gli antichissimi Dolmen e Menhir del Salento, così nonstante il tempo metereologico non proprio adatto, dopo una breve consultazione decidiamo di dirigerci verso Otranto nei comuni di Giuggianello e Minervino, ma lungo il percorso non potevamo trascurare la bellissima Castro Marina. Un comune con poco meno di 2500 abitanti situato su uno scenografico colle che si affaccia sul mare adriatico. L’origine del centro storico risale all’epoca medievale anche se recenti scavi hanno portato alla luce quella che era una volta la Castrum Minervae. Il poeta Virgilio colloca il primo approdo di Enea proprio a Castro dove in cima al suo colle si trovava il “Tempio di Atena”, nel 2007 durante gli scavi nell’area dove una volta sorgeva l’acropoli, furono rinvenuti alcuni reperti che portano ad ipotizzare la presenta di un tempio antico. Proprio durante l’estate del 2015 venimmo a conoscenza dello scavo quando sui giornali per lo più locali comparve la notizia della scoperta da parte del gruppo archeologico di Amedeo Galati, di una grande statua mutila femminile databile al IV secolo a.c. probabilmente raffigurante Minerva o Artemide, la scultura probabilmente sarebbe stata alta circa quattro metri dimensione suggerita anche da altri reperti ritrovati nel corso degli scavi. A Castro nel corso dei secoli si sono succeduti Messapi, Greci e Romani, per poi essere inserita nei territori dell’impero bizantino. Durante gli anni del I secolo d.c. subì numerose incursioni e domini diversi da parte degli Ostrogoti, dei Vandali, dei Goti, dei Longobardi e degli Ungari. La dominazione Normanna a cui si succede quella Sveva fecero di Castro un importante centro commerciale e militare, per undici anni il potere della città passò nelle mani degli Arabi che la chiamarono Al Qatara (il castello), poi arrivarono gli Angioini e gli Aragonesi. Durante il XVI secolo sotto il dominio di Carlo V si verificano violente incursioni da parte dei Saraceni che resero la città sempre meno sicura portanto all’abbandono della castro da parte delle autorità religiose e di gran parte della popolazione.

Il centro storico raccolto e caratteristico si presenta molto ben conservato, tra i primi edifici che incontriamo ricordiamo la “Chiesa di Maria S.S. Annunziata”. Costruita nel 1171 presenta nella forma attuale diversi interventi architettonici che hanno alterato l’aspetto originale dell’edificio. Molto interessanti sono i resti dell’antica basilica bizantina datata tra il IX e il X secolo, ancora oggi è possibile intravedere le tracce degli affreschi delle storie di sant’Onofrio, san Giovanni Battista e del Redentore. Altri particolari che catturano la nostra attenzione sono il portale del 1594, e il rosone del XIV sec. Annesso alla Cattedrale si trova il “Palazzo Vescovile” costruito dal XV al XVI sec. di cui si possono ammirare delle eleganti finestre rinascimentali.

Il “Castello di Castro” fù costruito tra il XII e il XIII secolo dagli Aragonesi, dove un tempo si trovava una rocca di epoca bizantina, se pur era considerata una delle fortezze più sicura nel 148o non venne risparmiata dai Turchi che saccheggiarono Otranto. Nel corso dei secoli il castello venne ristrutturato con l’aggiunta di nuove parti, gli ultimi interventi furono realizzati da Ferdinando IV verso la fine del XVIII secolo. Oggi è di proprietà del comune della città e al suo interno ospita il Museo Civico Antonio Lazzari che conserva i reperti degli scavi del “Castrum Minervae”.

Una passeggiata consigliata è il percorso della cinta muraria dove emergono in alcuni tratti gli enormi blocchi delle mura messapiche , nel contempo sulle terrazze che scendono verso il mare abbiamo incontrato gli anziani castrioti intenti nella raccolta delle olive, ancora fatta a mano. Il paesaggio è bellissimo e l’atmosfera è di quelli liete senza le folle dei turisti estivi.

Lasciamo Castro per dirigerci verso il vero obbiettivo del nostro viaggio e cioè il Dolmen e i Menhir del Salento che ci ha sempre affascinato. Programmiamo il navigatore di portarci a Giuggianello, in località Polisano è lì che con non poche difficoltà troviamo il primo Menhir. Si presenta all’incrocio di una stradina di campagna tra gli ulivi secolari, alto 3,45 e i lati più larghi in direzione est-ovest, è stato realizzato in carparo e fù rinvenuto nel 1950. Apparentemente insignificante questa antica testimonianza della nostra preistoria è totalmente abbandonato a se stesso, a parte un vecchio tabellone quasi illeggibile che ne ricorda la storia. Sul sito del C.C.S.R. veniamo a conoscenza di un atto vandalico nel 1977 ad opera di ignoti che quasi distrusse il monolite, sino ad un ricollocamento sotto la visione della dottoressa Antonietta Gorgoglione.

La prossima tappa è il “Dolmen di Li Scusi” presso il comune di Minervino sulla strada per Uggiano La Chiesa nel “Parco culturale dolmen li Scusi”. Scoperto vero la fine del XIX secolo la struttura megalitica è datata tra il V e il III millennio a.c. E’ il secondo Dolmen più grande della Puglia dopo quello di Bisceglie e il primo ad essere scoperto in Italia, curioso il foro situato sulla lastra orizzontale poggiata su otto supporti alti circa un metro, sulle sue parti sono state ritrovate resti di conchiglie che confermano che questa’area fù un tempo sommersa. L’ultilizzo non è ancora del tutto chiaro, certamente si ipotizza un uso cerimoniale per sacrifici animali ma altre teorie li vogliono come strumenti astronomici.

A pochi chilometri di distanza nel comune di Poggiardo si trova “Il parco dei Guerrieri” a Vaste, un’antichissima area archeologica abitata già dall’età del bronzo, dai Messapi e dai Romani poi, hanno reso il sito archeologico tra i più interessanti del nostro paese, gran parte dei reperti ora conservati presso il Marta di Taranto sono stati proprio ritrovati in questi scavi, tra cui l’Ipogeo delle Cariatidi. Purtroppo troviamo il Museo della Civiltà Messapica di Vaste dell’area chiuso e la nostra visita è anche scoraggiata dall’avanzare di un temporale. Numerosi studi hanno arricchito la storiografia di quest’antica città per tanto vi consigliamo di visitare i link sotto elencati.

La Redazione.

Link ufficiali e fonti testi:

Salogentis – progetto dedicato al Salento

Centro di Cultura Sociale e di Ricerche – Giuggianello

Wikipedia – Monumenti megalitici del Salento

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Area archeologica di “Saturo” (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Area archeologica di Saturo (Marina di Leporano, Puglia).

Visitata nel marzo del 2015.

Durante una nostra escursione sulla costa ionica dell’alto Salento decidiamo di fare una breve sosta alla bellissima area archeologica della antica “Saturo”, presso la frazione marina di Leporano in provincia di Taranto. Le prime tracce dell’uomo sul promontorio risalgono al XVIII secolo a.C. e si sono susseguite fino al XVI secolo d.C. con la nascita del borgo di Leporano. L’area è circondata da due baie che costituivano un riparo naturale per le barche, sul promontorio si trovano delle sorgenti e si gode di un ottima vista dell’orizzonte, prima ancora della nascita della città greca Taras (Taranto) in queste acque approdavano le navi mercantili micenee e dei navigatori del mar Ionio. E’ stata documentata dal XVIII al XVI secolo a.C. la presenza di un’Acropoli e di capanne costruite con pietre irregolari, inoltre il ritrovamento di numerosi frammenti di ceramica confermano il forte legame commerciale con le città greche. Nel XV e XIV secolo la zona resta praticamente disabitata, nel XIII secolo a.C. si forma un nuovo villaggio di capanne circolari, sorrette da strutture di pali in legno e circondato da uno spesso muro a secco con canali per le acque piovane, mentre nel XI secolo a.C. si riflette nell’abitato una forte influenza della cultura degli Iapigi, una popolazione proveniente dall’Illiria che colonizza la Puglia tra il secondo e il primo millennio a.C.

La colonizzazione greca avviene dall’ VIII al III secolo a.C. ad opera dei Parteni abitanti della Laconia che distrussero il villaggio di “Satyrion” per fondare “Saturo” ed inalzare il proprio santuario dedicato alla dea Atena. La presenza romana si documenta dal II secolo a.C. al VI d.C. in base ai resti delle ville patrizie rinvenuti lungo tutta la costa tarantina ed in cui si lavorava anche la campagnae della cisterna alimentata da un lago sotteraneo, il “Pozzo di Lama Traversa”. Ancora oggi sono visibili i resti del III, IV e VI secolo d.C. della villa che si estendeva tra le due baie affacciata sul mare e collegata da un elegante portico che offriva un magnifica veduta panaromica e collegava la parte residenziale alle terme. Probabilmente dove è stato costruito il deposito militare durante la seconda guerra mondiale si trovava un ninfeo, con una fontana di grandi dimensioni mentre un’altra fonte doveva trovarsi proprio sulla spiaggia. Durante il Medioevo la località è sotto il controllo dell’ impero bizantino di Giustiniano e gli insediamenti abitativi si allontanano dalla costa per difendersi delle scorrerie arabe e turche. La “Torre costiera” venne costruita nel XVI come tante altre per volere del vicerè di Napoli Pietro Afan di Ribera, gli spagnoli volevano in questo modo ostacolare le continue scorribande dei saraceni. Sono ancora ben visibili un bunker in cemento ricoperto di terra che veniva utilizzato come faro durante la guerra, la struttura è dotata di un meccanismo simile ad un ascensore che permetteva l’uscita del faro per illuminare il cielo e il mare, inoltre nell’area archeologica si trovano anche due postazioni antieaeree. L’area purtroppo sembra necessiti di ristrutturazioni importanti e di valorizzazione, nonostante la mancanza di fondi sufficienti alcune associazioni locali organizzano attività culturali che contribuiscono alla diffusione e alla conservazione del patrimonio archeologico di questo bellissimo territorio. Un luogo incantevole che torneremo sicuramente a visitare.

Link ufficiali:

Parco Archeologico Saturo

Wikipedia – Saturo

 

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Lecce (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

Lecce, Puglia.

visitata nel gennaio 2015.

E’ la “Signora del Barocco”, si trova nel Salento ed è la nostra meta di questo viaggio avvenuto in una fredda giornata di gennaio e non in una calda giornata d’estate. La città di Lecce è stata teatro di una storia antichissima, è sufficente passeggiare per le sue strade per rendersi conto di che tipo di gioiello stiamo parlando. Antica città messapica fondata nel III millennio a.C. dai coloni provenienti dall’Illiria raggiunge una notevole importanza tra il VII e IV secolo a.C. Secondo la leggenda fù fondata nel 1200 a.C. da Malennio dopo la guerra di Troia. Quando nel III secolo a.C. arrivarono i romani, la città si chiamava ancora Sybar, vennero erette nuove mura sulle preesisenti, fù costruito il foro, l’anfitetaro, il teatro e il “Porto Adriano” l’attuale San Cataldo. Con la caduta dell’Impero Romano la città subì numerose dominazione straniere dagli Ostrogoti all’Impero Romano d’Oriente, dai Saraceni, Greci, Longobardi, Ungari e Slavi solo con il dominio normanno riacquisì il suo prestigio che continuò sotto gli Svevi e gli Angioni. Durante il XV secolo venne dotata di nuove mura difensive, del Castello e di Porta Napoli, opere realizzata da Carlo V per difendere la città dalle incursioni sarecene. Lo stile Barocco che caratterizza Lecce si viene ad affermare dalla seconda metà del XVII secolo, usuffruendo delle moltissime commissione di edifici religiosi da parte del clero, la città diventa così un teatro in cui i virtuosismi della pietra leccese delle strade nel centro storico fanno tenere alta la testa per poter cogliere i minimi particolari. Un museo a cielo aperto, sarà una frase scontata ma per Lecce assume tutto il suo senso, in questo Reportage descriviamo alcuni tra i piu significativi monumenti che abbiamo visitato:

La “Basilica minore di Santa Croce” è certamente l’edificio sacro più noto, un vero gioiello della città. La basilica è stata costruita nel corso dei secoli XVI e XVII da diverse maestraenze locali, la prima parte dei lavori si fermò al balcone dei telamoni, poi si realizzò la cupola e si conclusero con la parte superiore della facciata, con il posizionamento del rosone e dei portali d’ingresso. Tra gli artisti che parteciparono alla realizzazione di questo capolavori ricordiamo Francesco Antonio Zimbalo (1567-1631) per i portali, Cesare Penna (1607-1653) per la parte superiore della facciata e il rosone mentre Giuseppe Zimbalo (1620-1710) realizza la decorazione del timpano. Il Barocco si esprime in un moto virtuoso che scorre negli elementi architettonici e decorativi, a Santa Croce si possono ammirare i rosoni, le colonne corinzie, gli animali fantastici, grotteschi, i telamoni e gli stemmi araldici di Filippo III di Spagna, di Maria d’Wnghien e Gualtieri VI di Brienne. Ai lati del rosone si trovano le statue di San Benedetto e Papa Celestino V, mentre è curiosa la presenza del profilo del Zimabalo che sporge dalle decorazioni che circondano a sinistra il rosone. Gli stendardi scolpiti sulla facciata alludono alla reliquia della croce di Cristo custodita all’interno dell’edificio che si costituisce attualmente da tre navate e da cappelle laterali su di una pianta  a croce latina. Il soffitto in legno decorato in oro tipico delle chiese barocche ricopre quello della navata centrale, mentre le laterali conservano le volti a crociera e alcuni tra gli esempi della pittura del XVII e XVIII secolo. Al lato della Basilica si trova il “Palazzo dei Celestini” costruito tra il 1559 e il 1605 da Giuseppe Zimabalo, l’edificio si differenzia dalle altre costruzioni per il suo stile contenuto ed elegante.

Giungiamo in “Piazza Sant’Oronzo” che ci accoglie con il suggestivo “Anfiteatro” romano, costriuito tra I e II secolo d.C. dove probabilmente in base ai rilievi rinvenuti si svolgevano combattimenti con animali più che tra gladiatori. Le sue gradinate potevano accogliere fino a 25.000 spettatori, purtroppo gran parte dei suoi resti si trovano ancora sotto la piazza, quelli che vediamo oggi sono gli scavi realizzati dall’archeologo Cosimo De Giorgi terminati negli anni ’40.

Altra perla è la “Colonna di Sant’Oronzo” realizzata dal Zimabalo alla fine del XVII secolo in cui adopera il marmo cipollino africano proveniente da una dei fusti delle colonne romane che segnavano la fine della via Appia a Brindisi e che fù donata dalla vicina città che conserva la gemella. Quello che è oggi l’ufficio dell’informazione turistica dove ci forniamo di mappa, era il “Palazzo del Sedile” costruito nel 1592 per volere del sindaco veneziano Pietro Mocenigo mentre al lato dell’edificio si trova la “Chiesetta di San Marco” costruita nel 1543 da un gruppo di commercianti veneti presenti in città, di magnifica fattura è il portale con il leone alato simblo del evangelista Marco ed emblema di Venezia.

Forse non molti che hanno visitato Lecce sono riusciti a visitare il piccolo “Teatro romano”, di età agustea rinvenuto nel 1929 è largo 19 metri, quasi sicuramente destinato ad un pubblico d’èlite.

E continuiamo la passeggiata perdendoci un po nei vicoli, lasciandoci trasportare dall’istinto, dagli odori, sfioriamo piazza Vittorio Emanuele II dove si trova la “Chiesa di Santa Chiara” altro eccellente esempio del Barocco che non dimentichiamo a Lecce assume caratteristiche uniche al mondo. Un primo edificio venne costruito nel 1429 ma quello che vediamo oggi è frutto dell’intervento di Giuseppe Cino (1645-1722) completato nel 1691. La facciata è un vero capolavoro, il portale d’ingresso con la ghirlanda retta dai putti, le nicchie vuote con le conchiglie, le colonne corinzie e le paraste scanalate, insieme al movimento della facciata che sporge sulla piazza rendono questa chiesa davvero tra le più belle della città.

Proseguiamo nel centro storico fino ad incrociare la “Chiesa di San Sebastiano” edificata nel 1520 e dedicata al santo protettore degli appestati, piaga che non risparmiò nemmeno Lecce. L’edificio attuale sorge sul luogo dove si trovava una chiesa rupestre, scoperta nel 1762  venne erroneamente interpretata come la tomba dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato. Dopo diverse vicissitudini la chiesa è stata sconsacrata nel 1967, non visitiamo di persona l’interno ma ci limitiamo nel dire che essa si presenta articolata con una navata unica in origine coperta con un tetto a capanna, e ancora oggi la facciata realizzata in pietra leccese conserva tutto il suo fascino.

Nessuna piazza può mostrare meglio il concetto scenografico dell’architettura Barocca come la spettacolare “Piazza del Duomo”. Articolata come fosse un grande cortile o meglio una “piazza chiusa”, un tempo era dotata di due grandi porte che venivano chiuse la sera, l’ingresso assumeneva un carattere monumentale per la presenza dei propilei costruiti nel XVIII secolo da Emanuele Manieri. All’interno della piazza si trovano il “Duomo di Maria Santissima Assunta”, l’ “Episcopio” e il “Seminario”.

Costruito tra il 1661 e il 1682 dal Zimbalo il “Campanile” di Lecce venne a sostituire quello normanno crollato nel XVII secolo, si compone di cinque piani su una base quadrata e si completa con la cupola ottagonale decorata con maioliche e dalla statua di San Oronzo. Curiosa è la sua leggera pendenza dovuta all’instabilità delle fondamenta, dalla sua altezza di 72 metri il campanile fungeva non solo da torre campana ma anche come torre d’avvistamento per eventuali attacchi turchi dall’Adriatico.

La “Cattedrale di Santa Maria Assunta” è stata costruita nel 1144 per poi essere ricostruita nel 1230 secondo i dettami dell’architettura romanica. Fù il vescovo Luigi Pappacoda a commissionare al Zimbalo un rifacimento in stile barocco leccese, i lavori si realizzarono tra il 1659 e il 1670. Stranamente l’edificio presenta due facciate, infatti essendo posizionata parallela all’ingresso essa non veniva vista subito dal visitatore che entrava in piazza, così venne aggiunta un finta faccita laterale proprio per permettere un effetto scenografico sulla piazza. Nella facciata principale le linee sono poco più sobrie, composta su due ordini è decorata con le statue di San Pietro e Paolo, San Gennaro  e San Ludovico da Tolosa, mentre la seconda facciata laterale appare subito molto più “spumeggiante”, virtuosa nelle decorazioni e con le statue di San Giusto, San Fortunato e Sant’Oronzo. L’edificio presenta una pianta a croce latina, con tre navate e il transetto e l’abside, quest’ultimo ospita capolavori di Giuseppe da Brindisi, Poronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola.

Proprio al fianco di “Porta Napoli” sorge la “Chiesa di Santa Maria della Porta” costruita nel 1548 per volere di Carlo V sul luogo dove già sorgeva una piccola chiesa, all’epoca l’edificio si presentava con un profilo a spioventi, un grande rosone sulla facciata e tre portali con architravi e lunette decorate, ma durante il lavori del 1852 al 1858 la chiesa venne totalmente rielaborata in forme neoclassiche su progetto dell’architetto Giuseppe Maiola da Maddaloni,  con l’aggiunta delle lesene ioniche, architrave e frontone traingolare e una caratteristica cupola che copre la pianta ottagonale del tempio.

La “Chiesa di San Giovanni Evangelista” è uno degli edifici religiosi più antichi di Lecce, la sua fondazione risale al conte normanno Accardo II nel 1133 insieme alla costruzione del complesso monasteriale. Purtroppo anche in questo caso degli elementi medievali rimane ben poco, l’intero edificio è stato modificato nel corso dei secolo XVI e XVIII. L’edificio presenta un elegante torre campanara del cinquecento e una sobria facciata del 1607 abbellita con una statua in pietra leccese di San Benedetto.

E’ nota la presenza di comunità greche nel Salento, ed ancora oggi nella città-chiesa (così viene anche chiamata Lecce) si può ammirare la “Chiesa di San Niccolò dei Greci” dove all’interno si prega secondo il culto bizantino professato dagli albanesi che scamparono nel XV secolo dalle minacce dell’impero turco. L’edificio molto probabilmente era già presente nel IX secolo, ma fù totalmente ricostruito nel XVIII secolo secondo il progetto di quattro architetto leccesi: Francesco Palma, Lazzaro Marsione, Lazzaro Lombardo e Vincenzo Carrozzo, l’esigenze architettoniche del culto bizantino si differenziano da quello cristiano sopratutto per la presenza dell’ Iconostasi, ovvero una parete di immagini che separa il presbiterio dalla navata.

E’ oramai sera quando giungiamo al “Castello di Carlo V”, progettato per difendere la città dalle incursioni turche, i lavori di ammodernamento del vecchio impianto difensivo preesistente (XIII – XIV secolo) consistettero nell’ampliamento del castello, definendo una pianta quadrilatera con quattro bastioni e un fossato riempito di terra alla fine del XIX secolo, la fortezza fù dotata di due ingressi che recavano lo stamma dell’imperatore asburgico.

Concludiamo il nostro Reportage ricordando le tre porte antiche della città ancora visibili: la magnifica “Porta Napoli” del 1548 eretta per Carlo V con di fronte l’obelisco borbonico del 1822, la barocca “Porta Rudie” (Rudie è il nome della antica città messapica) e “Porta San Biagio”, le bizzarre ville sui viali esterni del XIX secolo con i richiami all’architettura moresca come nella graziosa “Villa Martini” e liberty.

Link consigliati:

Musa (Museo Storico Archeologico)

Pinacoteca Francescana – Lecce

Fonti e letture:

“Lecce – città d’arte”, Pierluigi Bolognini, Edizioni del Grifo.

Wikipedia – Lecce

 

 

 

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