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Taranto, (Puglia)

Written by infomuseum. Posted in Articoli Reportage

La città vecchia di Taranto, (Puglia)

visitata nel novembre 2014

L’antica e preziosa città di Taranto è certamente fonte di aspre discussioni e critiche riguardo la condizione dei suoi beni culturali, l’area petrolchimica come quella siderurgica e militare hanno contribuito alla devastazione ambientale di territori dove un tempo vivevano i lapigi che furono colonizzati dai greci nel 706 a.c. e qui fondarono la città di Taras. Il centro storico chiamato dai tarantini “città vecchia” è un piccolo borgo situato tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, unito alla terra ferma da due ponti tra cui il noto ponte girevole inaugurato nel 1887. La storia antica della città la vede prima colonia spartana poi un municipium romano nel 90 a.c., durante il periodo medievale si alternano al potere bizantini e longobardi, nel XV secolo è la volta degli spagnoli e poi i Borboni sino al Regno d’Italia. E’ sufficiente passeggiare per le sue stradine e ci si rende subito conto di quante bellezze tra aree archeologiche, palazzi signorili, edifici sacri e musei Taranto possiede.

Come prima tappa scegliamo le colonne doriche del “Tempio di Poseidone”, restiamo affascinati dalle loro dimensioni, dalla potenza che ancora esprimono i fusti rastremati. Nel corso dei secoli il tempio è stato più volte inglobato dagli edifici adiacenti, nel VI secolo viene usato come granaio, poi come chiesa, mentre nel XIV secolo l’area venne adoperata come fornace per l’argilla. Le colonne in carparo locale che si possono ammirare oggi appartengono al lato lungo dell’edificio mentre la fronte era rivolta verso il canale. Probilmente il tempio fu costruito nel V secolo a.c. ed era strutturato da 6 colonne per i lati corti e 13 sui lati lunghi.

Lasciato i resti dell’acropoli della città greca, sempre in piazza castello è possibile ammirare il “Castello aragonese” o “Castel Sant’Angelo”. Il primo nucleo risale al 916 all’epoca dei bizantini che lo vollero per difendersi dai saraceni e da Venezia con torri strette ed alte, ma con l’arrivo delle armi da polvere da sparo gli spagnoli di Ferdinando II d’Aragona abbassarono e resero più larghe le torri difensive che raggiunsero il numero di sette, quattro formavano il cortile interno e le rimaneti tre sorgevano sul lato del canale dove oggi si trova il ponte girevole, gli aragonesi conclusero i lavori nel 1492 realizzando anche il fossato difensivo.

Per noi è stata una vera sopresa la “Chiesa di San Domenico Maggiore”, nel borgo antico si inalza con la sua facciata romanica-gotica costruita nel 1302 sul luogo di un tempio greco, sobria ma decorata con un magnifico rosone con al centro l’agnello simbolo del cristo, il portale d’ingresso presenta una strombatura degli archi a mandorla che rimandano ai modelli del gotico d’oltrealpe, le due scale di notevole impatto scenografico vennero aggiunte nel XVIII secolo.

Di epoca bizantina invece è la fondazione della “Cattedrale di San Cataldo”, durante l’XI secolo fu largamente rimaneggiata e solo nel 1713 le fu aggiunta la facciata barocca dell’archietto leccese Mauro Manieri. La facciata in origine in stile romanico è stata quindi rielaborata secondo i canoni estetici settecenteschi con i suoi elementi caratteristici come i tronconi dell’architrave spezzato con i due angeli e le nicchie laterali dove si trovano le statue di San Rocco, San Irene, San Pietro e San Marco mentre la statua che sormonta il finestrone è dedicata a San Cataldo. La cattedrale si compone ai lati di muri esterni che conservano lo stile sobrio dell’architettura romanica con la presenza di archetti a specchiature decorati con conci bicolori che oggi a causa delle impurità si apprezzano solo in parte. L’interno è costituito da una struttura a tre navate nella parte centrale e da un transetto ad una sola navata nella zona absidale e dalla presenza dell’antica cripta. All’suo interno si trovano opere del XII come il mosaico di Petroius, del XV, XVI e del XVII secolo.

Era certamente il nostro principale obiettivo visitare il MArTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), rinomato come tra i più importanti musei nazionali possiede importanti reperti archeologici provenienti non solo dal tarantino ma da tutta la Puglia. Fondato nel 1887 occupa le stanze di quello che fù l’ex convento di San Pasquale di Baylon costruito nel XVIII secolo, la sua collezione composta in gran parte di reperti di epoca greca e romana è stata recentemente rivisitata nell’ impianto espositivo (durante la nostra visita alcune aree non erano ancora accessibili) rendendo il museo accogliente, comodo da visitare sia il moderno supporto multimediale sia per l’intuitivo sistema didascalico delle opere, per tanto cogliamo l’occasione di porgere i nostri complimenti al personale che ci è apparso preparato, accogliente e gentile. Ricordiamo che al suo interno è custodita la “Tomba dell’atleta di Taranto”, le “Cariatidi di dell’ipogeo di Vaste” e numerosi reperti dai reperti funerari.

La Redazione

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MArta – Taranto

 

 

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