visitata nel settembre 2017

Il Reportage che segue è il racconto del nostro viaggio itinerante per la bellissima Basilicata, in una settimana abbiamo visitato diversi borghi antichi, aree archeologiche, musei ma anche passeggiato per fantastici sentieri di faggi sui monti del parco del Pollino. Questa volta siamo fortunati, viaggiamo in camper e non è la nostra prima volta che ci troviamo in queste zone, qualche hanno fà abbiamo visitato Matera così decidiamo di cominciare il nostro viaggio visitando la città di Venosa l’antica città romana di Venusia. Ovviamente potremmo dilungarci nelle descrizioni dei paesaggi che la zona sud-est della Basilicata offre, ci limitiamo a descriverli come “scenografici” poichè le colline spoglie, i borghi arroccati sui monti, le distese di campi e i numerosi falchetti ci rimandano inevitabilmente ad alcune ambientazioni cinematografiche in stile spaghetti western. Ma i tesori della Basilicata sono appena cominciati a rivelarsi e ci si rende subito conto che la storia attraversa questa regione dai tempi più antichi ed ha lasciato dietro di sè un immenso patrimonio culturale. Siamo arrivati in città, Venosa è nota per l’estesa area archeologica ma ignoravamo la graziosità del borgo cittadino, un piccolo intreccio di vicoletti che si estendono tra il “Castello aragonese” e la “Chiesa della S.S. Trinità” dove si trova l’area archeologica. Passeggiamo per il centro storico e scattiamo le numerose foto, osserviamo i particolari perchè è quì che troviamo le stranezze, ci rendiamo conto che la città è come un enorme puzzle di pezzi architettonici antichi, provenienti dalla vicina area archeologica adoperata per secoli come cava, per recuperare i materiali necessari alla costruzione della nuova città, destino non diverso da tante altre grandi città romane. Alcuni reperti romani li fotografiamo in modo del tutto casuale, a volte scoperti per pura fortuna, come alcuni che potete vedere nella galleria fotografica di quest’articolo mentre per i curiosi vi rimandiamo alla galleria completa del nostro profilo Flickr. Tra gli edifici che visitiamo ricordiamo la famosa “Casa di Orazio” dove sembra visse il poeta romano, purtroppo la troviamo chiusa e possiamo solo documentare l’esterno. Sappiamo che è stata ricostruita con tecniche di archeologia sperimentale, risalente al II secolo a.C. l’edificio si compone di due stanze con un muro esterno costruito in opus reticulatum e opus latericium.

In città sono ancora funzionanti numerose fontane alcune decorate con stupendi leoni romani, come la “Fontana Angioina” posta proprio a lato del castello e costruita nel 1298 per il re Carlo I D’Angiò che si fermò a Venosa per un breve periodo, un’ altra fontana bellissima è “Fontana di Messer Oto” costruita tra il 1313 e 1314 questa volta per Roberto D’Angiò, anch’essa decorata con due leoni di epoca antica e dotata di una grande vasca utilizzata come lavatoio.

La mole del “Castello aragonese” ci affascina molto e ha suscita in noi una forte curiosità, così usciti dai vicoletti visitiamo la fortezza che all’interno ospita le collezioni del Museo Archeologico e la Biblioteca Comunale della città. Il castello venne costruito da Pirro del Balzo Orsini (1430 – 1491) nel 1470 per difendere la città ma durante il XVII secolo furono aggiunte alcune parti per trasformarlo in residenza. Precedentemente in quest’area sorgeva la “Cattedrale di San Felice” che venne demolita, l’antico “castellum aquae” dell’acquedotto romano di cui alcuni resti si trovano nel cortile centrale. Il museo si trova nei sotterranei del castello con una ricchezza di reperti inaspettata, dal neolitico sino all’età romana con i suoi inestimabili tesori tra cui bellissimi vasi decorati del III sec. a.C., piccole offerte votive, come graziose statuine di idoli e alcuni uteri in argilla rossa, altra opera pregievole è la testa in marmo di “Diadumeno” del II sec. d.C. copia romana dell’originale greco Policleto il Vecchio (430 a.C.) ed alcune resti di pitture murali.

La città possiede anche importanti edifici religiosi incontriamo lungo il percorso la “Chiesa e convento di San Domenico” entrambi edificati nel XIII secolo e successivamente restaurate da Pirro del Balzo Orsini dopo la demolizione della “Cattedrale di San Felice” nel XV secolo, la facciata presenta un interessante bassorilievo decorativo in marmo in cui sono raffigurate figure sacre.

Successivamente visitiamo la “Cattedrale di Sant’Andrea” iniziata nel 1470 da Pirro del Balzo Orsini nominato dal vescovo Porfido come responsabile del cantiere che volle una nuova cattedrale della città in vista della demolizione della precedente per far posto al castello. Consacrata nel 1531 al suo interno custodisce interessanti pitture attribuite a Simone da Firenze del XVI secolo e il “Martirio di San Felice” del pittore romano Carlo Maratta del XVII secolo. Nel 1589 gli fù aggiunto il campanile con i suoi 42 metri di altezza, mentre gli interventi sull’intero edificio si susseguono fino al 1714, al suo interno si trova il Museo Diocesano.

Anche la “Chiesa e monastero di S. Maria della Scala” di cui rimangono pochi resti furono costruiti alla fine del XVI secolo dal vescovo Rodolfo da Tussignano per ospitare le monache Benedettine. La Chiesa viene consacrata nel 1662, mentre parte del monastero viene demolito per costruire la piazza antistante, ad oggi dell’antico edificio resta l’elegante loggiato del piano superiore.

Proprio a lato del castello si trova la “Chiesa del Purgatorio” detta anche “Chiesa di San Filippo Neri” venne costruita nel 1679 secondo il gusto dell’epoca, il Barocco. L’edificio destinato e in parte finanziato dalla confraternita del Monte dei Morti, fù progettato probabilmente da un architetto romano e al suo interno si trovano un polittico del XVII secolo e opere pittoriche di Carlo Maratta del XVIII secolo.

E’ sicuramente il gioiello architettonico degli edifici sacri a Venosa, si tratta del “Complesso della Santissima Trinità” un incantevole sito archeologico dove si torna indietro nel tempo all’alba del culto cristiano. Infatti nello stesso luogo dove sorgeva un tempio alla dea Irmene ora vi sorgono due chiese. Quella antica del periodo paleocristiano è stata modificata nel corso del secoli dai Longobardi prima e dai Normanni poi. All’interno si possono ammirare grazie ad un intelligente restauro gli antichi mosaici del pavimento e gli affreschi di diverse epoche, che donano all’edificio solennità ed eleganza grazie alla maestria delle pitture come quelle che decorano la “Tomba di Roberto Il Guiscardo (1085) e dei suoi fratelli Guglielmo, Umfredo e Drogone”.

La seconda chiesa del complesso quella nuova o meglio conosciuta come l’ incompiuta, fù eretta tra il XI e il XII secolo per ampliare la chiesa antica, sì cominciò adoperando il teatro romano come cava per la costruzione del nuovo edificio che purtroppo non venne mai compleatato. Così possiamo divertirci a cercare le tracce “romane” nei blocchi dell’incompiuta…

Finalmente abbiamo dinanzi l’ “Area archeologica dell’antica città di Venusia”, all’ingresso il personale molto gentile e disponibile ci fornisce di mappa per la visita, il parco possiamo dividerlo in tre parti: la prima la domus, i complessi residenziali e le terme, la basilica paleocristiana e il teatro romano quest’ultimo purtroppo chiuso al pubblico. Della domus resta l’ impluvium con pavimento decorato a mosaico con motivi vegetali e tessere bianche e azzurre, si conservano le tracce  dei grossi contenitori per gli alimenti, la struttura generale dell’impianto è costituito da quattro stanze che si affacciano sull’atrio mentre la sua costruzione risale intorno al II secolo a.C. anche se viene modificata nel III secolo a.C. e poi durante l’età imperiale. Gli scavi dei complessi residenziali si trovano tra i due assi viari basolati, alcuni erano tabernae, altre abitazioni di grandi dimensioni con vasca per la raccolta dell’acqua piovana e con pavimenti in mosaico. Le domus più ricche possedevano anche un peristylium ovvero un cortile porticato con colonne in latarizio, oggi si possono ancora vedere le fondazioni. In questa area risalente per lo più all’età tardo repubblicana sono emerse tracce murarie degli insediamenti precedenti e interventi successivi del IV e VI secolo d.C. con la costruzione di una fornace e di alcuni focolari, mentre durante il medioevo l’intera area venne usata come necropoli. Le terme che si trovano lungo l’asse viario, erano composte da vari vani, una volta all’interno si accedeva agli spogliatoi, poi si passava alla vasca per i bagni freddi di cui fotografiamo il bellissimo mosaico con animali marini del pavimento. Ancora oggi è possibile ammirare l’impianto di riscaldamento del tepidarium con un geniale sistema di canalette in laterizio, il complesso prevedeva anche una sauna o laconicum e la stanza per bagni caldi e l’inmancabile calidarium, mentre si suppone che il cortile alle spalle venisse utilizzato come palestra. Altra perla dell’area archelogica di Venosa è la basilica paleocristiana costruita probabilmente tra il V e il VI secolo in cui sorgevano già edifici resideziali di età imperiale come lo dimostra il mosaico del pavimento con la testa di medusa, putroppo totalmente esposto alle intemperie. In passato si pensava fosse un battistero, per la presenza delle vasche battesimali ma successivamente si è preferito l’ipotesi di basilica costituita da un impianto a tre navate con abside trilobato.

Purtroppo l’ Anfiteatro romano non era accessibile al pubblico, riusciamo solo ad intravederlo attraverso le inferriate, sappiamo che è stato eretto tra il I e il II secolo d.C. e poteva contenere circa 10.000 persone, si estende in lunghezza per 70 m e 40m per larghezza, come abbiamo detto prima fù utilizzato per costruire l’incompiuta e altri edifici della città, successivamente venne poi ricoperto dopo gli scavi dei Borboni nel XIX secolo dove vennero alla luce seria di bronzi, monete e terrecotte.

Ma non finisce qua! La città continua a stupirci con i suoi tesori, così ci dirigiamo verso l’ultima nostra meta le “Catacombe ebraiche”. Si raggiungono a piedi proseguendo la strada che porta all’area archeologica, precisamente sulla collina della Maddalena. Costruite tra il III e il VII secolo d.C. e scoperte solo nel XIX secolo furono oggetto di studi e interpretazione, grazie ad una abilissima guida ci addentriamo negli stretti corridoi scavati nella roccia, con ai lati grandi vani dove potevano essere deposti più corpi.

La Redazione.

Link consigliati:

Comune di Venosa

Polomuseale Basilicata

Venosa – città d’arte

Città di Venosa (Wikipedia)

 

Video Reportage:

Share